Estorsioni nella «Svizzera del clan», in cella i figli del boss Ligato

I carabinieri hanno eseguito in totale 4 ordinanze

Misure cautelari in carcere per Pietro, Antonio e Felicia Ligato, i tre figli del capoclan defunto della camorra casertana Raffaele Ligato, sono state eseguite dai carabinieri nell’ambito di un’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, che ha disvelato la piena operatività dello storico clan da sempre attivo nella zona di Pignataro Maggiore, nel Casertano, definita la Svizzera del clan.

Un clan ricostituitosi attorno alla figura di Pietro Ligato, che dopo la scarcerazione avvenuta qualche anno fa, ha ripreso in mano le redini della cosca fondata dal padre, iniziando a battere il territorio per le estorsioni e a minacciare eventuali concorrenti che volessero occupare lo «spazio criminale».

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Almeno fino a questa mattina, quando i carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta e della Compagnia di Capua sono andati ad arrestarlo notificandogli l’ordinanza del Gip di Napoli Fabrizio Finamore per i reati di estorsione e lesioni personali aggravati dalla finalità di agevolare la camorra. Altre due ordinanze sono state eseguite nelle carceri dove sono detenuti per altra causa i fratelli di Pietro, ovvero Antonio e Felicia.

Ai domiciliari è finito invece il presunto affiliato Fabio Papa. Il clan Ligato è l’ultimo rimasto sul territorio di Pignataro, dopo che è stato smantellato l’altra più importante cosca dei Lubrano, famiglia una volta molto ricca e potente, imparentata con il clan Nuvoletta di Marano e tramite quest’ultimo con le cosche di Cosanostra, Corleonesi in primis; anche per questo la zona di Pignataro veniva definita la Svizzera del clan. I Ligato erano una costola dei Lubrano, oggi sono diventati egemoni.

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