Ex Ilva di Taranto, prestito ponte da 680 milioni ad Acciaierie d’Italia

Ritorna lo scudo penale per gli stabilimenti di interesse strategico nazionale

Prestito ponte da 680 milioni ad Acciaierie d’Italia convertibile in aumento di capitale con una salita di Invitalia fino al 60%. Ritorno dello scudo penale per gli stabilimenti di interesse strategico nazionale, fra queste rientra l’ex Ilva, norme processuali penali per assicurare la continuità produttiva intervenendo sulla disciplina dei sequestri e su quella in materia di responsabilità penale per tutti gli stabilimenti di interesse nazionale.

E’ questo l’ultimo atto di una vertenza industriale e ambientale che dura da un decennio e che ancora non sembra trovare un lieto fine. Il ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha tenuto nel corso del consiglio dei ministri un’informativa sull’accordo di rafforzamento patrimoniale produttivo di Acciaierie d’Italia che prevede una modifica dei patti parasociali attualmente in vigore e un aumento di capitale da finalizzare in futuro.

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L’accordo viene inquadrato e sostenuto da un decreto, approvato dal cdm, su misure urgenti per impianti di interesse strategico nazionale. Il comunicato diffuso dal ministero del Made In Italy dopo il cdm conferma le indiscrezioni della vigilia. Il ritorno dello scudo penale per i dirigenti dello stabilimento di Taranto tolto dal governo Conte e che Meloni qualche giorno fa ha definito «centrale».

Ai 680 milioni che verranno utilizzati per ripianare i debiti accumulati dalla gestione ArcelorMittal, si sommano il miliardo stanziato dal dl Aiuti bis e le risorse previste per il DRI e il Just transition fund. Il ministro Urso ha quindi fissato per il 19 gennaio il Tavolo ex Ilva con la partecipazione delle forze sociali, sindacati e associazione produttive, rappresentanti degli Enti locali, azionisti pubblici e privati in cui l’azienda illustrerà i piani di sviluppo e gli impegni industriali e occupazionali.

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Quasi dieci anni fa l’estromissone dei Riva

Era il 2013 quando l’allora ministro dell’Ambiente Andrea Orlando all’acme di una serie di inadempienze ambientali, tolse ai Riva la gestione di Taranto per affidarla a un commissario straordinario. A Taranto non hanno mai nascosto di preferire Invitalia ad ArcelorMittal a guidare la grande ristrutturazione green dell’acciaieria. «Una nuova governance» dell’acciaieria di Taranto è chiesta all’unisono da tutti i sindacati: dalla Fiom-Cgil all’Ugl (il sindacato tradizionalmente vicino alla destra), il sindaco di Taranto e presidente della provincia Rinaldo Melucci e il presidente della Regione Michele Emiliano.

Sindacati e Istituzioni locali sono contrari a un prestito ponte da 680 milioni di euro dato ad «Acciaierie d’Italia» senza che questa cifra si trasformi in azioni in capo al socio pubblico «Invitalia» che così salirebbe già nel 2023 a 60% con un conseguente cambio di governance.

«Nel nostro ultimo incontro il ministro Urso mi ha assicurato che avrebbero utilizzato questo denaro, in conto capitale, quindi aumentando la partecipazione del governo nel capitale della società. Non ho motivo di credere che abbia cambiato idea», ha detto Emiliano ieri mattina intervenendo all’incontro con i sindacati e il sindaco di Taranto nella sala consiliare del palazzo della provincia.

«È urgente un intervento per fare fronte alle difficoltà di Acciaierie d’Italia. Mi auguro che non si traduca in un immeritato regalo al gruppo Mittal» ha twittato l’ex ministro Andrea Orlando. I sindacati e le istituzioni locali si sono dati appuntamento per l’11 gennaio con una mobilitazione nazionale che porterà i lavoratori dell’ex Ilva sotto Palazzo Chigi.

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