Intercettazioni, il ministro Nordio rilancia: «C’è stato un difetto di vigilanza»

Il Guardasigilli: «Separazione carriere non significa soggezione del pm all’esecutivo»

«Non è vero che ho accusato i pm di aver diffuso le intercettazioni» ma «c’è stato un difetto di vigilanza». Un «vulnus» che, tra l’altro, «non ha colpito solo politici e amministratori, ma anche magistrati». E ancora: «Non ho mai detto e non dirò mai che debbano essere eliminate», vanno però regolamentate e impedite le delegittimazioni. E «la separazione carriere non significa soggezione del pm all’esecutivo». Il ministro della Giustizia Carlo Nordio si presenta alla Camera dopo aver letto i giornali, che titolano sulla sfida ai magistrati. Risponde a chi l’ha paragonato a Nerone.

Ma in un nuovo intervento incendiario ricorda «il mio amico Loris D’Ambrosio», morto «forse di crepacuore» dopo questa «porcheria» della «diffusione arbitraria» delle intercettazioni. E promette: «sono disposto a battermi fino alle dimissioni» perché questa «non è civiltà». Parole cui risponde piccata l’Anm: «lancia strali» e «accuse generiche». «Nessuno – dice il presidente Giuseppe Santalucia – vuole fondare la democrazia sulle intercettazioni» ma non svilisca «uno strumento investigativo che, senza essere idolatrato, resta indispensabile».

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Nordio si ferma per tre ore in Commissione Giustizia alla Camera. Incassato il sigillo della premier Meloni sul programma e il plauso della maggioranza, il ministro rilancia sulle intercettazioni e la separazione delle carriere. Ma prima tende una mano all’opposizione («il sale della fertilità» in una democrazia) e, «al netto delle divisioni», spera di trovare «convergenze» sulle riforme legate alle emergenze del Paese: «La prima, la secondo e la terza sono l’economia».

Il capitolo riforme e pnrr

Darà continuità sulla riforma civile al lavoro di Marta Cartabia, per il conseguimento dei risultati collegati al Pnrr, promette una nuova spinta sulla digitalizzazione e un monitoraggio costante dei tempi. Poi dedica, di nuovo, gran parte del suo intervento al capitolo penale.

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«Quando si parla di separazione delle carriere, di discrezionalità dell’azione penale – premette – non si tratta di ideologia o di aspirazione metafisiche ma di introdurre un sistema coerente». Si ritiene insultato da chi immagina «che io possa volere una soggezione del pm al potere esecutivo»: questa è una «speculazione per non dire che il problema esiste».

E precisa: «Non ho mai detto e non dirò mai che le intercettazioni debbano essere eliminate. L’inchiesta che ho coordinato sul Mose ha avuto migliaia di intercettazioni, ma erano mezzi di ricerca della prova, non di prova» e «non è uscita una parola sui giornali, non è uscita una delegittimazione su un cittadino di Venezia o del resto d’Italia. Se si vuole si può, se non avviene vuole dire che c’è una culpa in vigilando». Il nodo secondo Nordio sono le intercettazioni non penalmente rilevanti che escono dalle procure.

L’Anm e le oppisizioni

Ma il presidente dell’Anm gli ricorda che la riforma, entrata in vigore il primo settembre del 2020, ha esteso l’area del segreto e la responsabilità della violazione è in capo al procuratore delle Repubblica: «Gli argini per quell’effetto, che anche noi condanniamo, ci sono. Ci dica il ministro se funzionano o meno». Sulla giustizia si conferma la spaccatura nell’opposizione. Quella di Nordio è «la strada giusta» secondo il Terzo Polo.

«Siamo preoccupati, Nordio alimenta lo scontro», è invece il giudizio del Partito Democratico: «il rischio – dice la capogruppo alla Camera Debora Serracchiani – è di tornare indietro negli anni, quando invece la giustizia ha bisogno di guardare al futuro con capacità innovativa». I Cinquestelle parlano di «un attacco frontale alla magistratura» e di una «inquietante» stretta sulle intercettazioni.

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