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Il «Superbonus 110%» non era la panacea che credevamo e lascia un buco di 38 miliardi

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Doveva servire a rilanciare l’edilizia era diventato una «regalia» anche per chi non ne aveva bisogno

A quanto pare, il «Superbonus 110%» non era la panacea che molti credevano. Intendiamoci, non è sbagliato da parte dello Stato incentivare un settore che è volano dell’economia ma nel farlo, occorre garantire equilibrio sociale.

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E questo, andava compreso da parte degli «esperti» economisti che si sono avvicendati al ministero dell’Economia negli ultimi 3 anni. Ed invece il superbonus, così come la gran parte dei bonus, è diventata una sorta di «regalia» a chi in effetti non ne necessitava. Nella conferenza stampa di venerdì della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme al ministro all’Economia Giorgetti, abbiamo «scoperto» che la parola «gratis», quando si parla di bonus statali, non esiste. Lo Stato oggi, amministra i soldi di tutti i contribuenti e quindi non crea niente (purtroppo aggiungo).

Ciò vuol dire che, nel merito delle ristrutturazioni degli immobili fatte ad oggi usufruendo del superbonus, proprio «gratis» non sono. Quel «gratis» oggi, peserebbe (secondo il PdCM e il ministro del Mef), per circa 60 miliardi di euro sulle casse dello Stato. E un buco di 40 miliardi circa. Conti che dovranno essere sanati coi soldi dei contribuenti (cioè con le tasse dei percettori di redditi medio-bassi ).

E che gratis non erano e non lo sono, ce lo dice anche una stima effettuata dall’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, secondo cui in Italia sono una quarantina i bonus ancora vigenti, che in questo ultimo triennio costeranno allo Stato 113,00 miliardi di euro circa.

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La maggior parte, sono stati introdotti dagli ultimi due governi per far fronte agli effetti economici negativi provocati dalla pandemia e a seguire dalla guerra in Ucraina. Ciò ha contribuito a far levitare, il debito pubblico di oltre il 21% rispetto al Pil.

Stato costretto ad aumentare tasse o tagliare spesa pubblica

Quindi se da una parte lo Stato concede bonus, lo stesso poi è costretto ad aumentare le tasse o tagliare la spesa pubblica per rientrare di quanto concesso. (D’altronde così funziona un sistema in cui vige il pareggio di bilancio e dove, l’emissione di una moneta a debito come l’apolide euro, è siffatta per indebitare tutti coloro che la usano. La finanza apolide non crea ricchezza, ma ruba quella creata dagli altri).

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La conferma arriva direttamente dal ministro dell’Economia che durante la conferenza chiosa: «Era passata l’idea che il credito d’imposta fosse moneta. Ecco. Non lo è!». Eh si, perché la cessione del credito «circolante», sostanzialmente diventava «moneta circolante», ma fuori dal controllo della Bce e questo non è ammissibile per la matrigna Eu.

Ma cosa accadrà quando le ditte porteranno in compensazione i crediti del cassetto fiscale con i debiti per tasse e balzelli vari? Chi e come coprirà il mancato introito? Aspettiamo di sapere.

La nuova Direttiva EU

C’è un sottile filo rosso, anche se invisibile ai più, che lega il «Superbonus» e la nuova Direttiva EU la EPBD (Energy Performance of Building Directive», la neolingua è fantastica). La «direttiva vigente sulla prestazione energetica in edilizia», nata con l’intento di censire e monitorare il parco edifici nell’ Unione europea, successivamente è diventata uno strumento per dare a ciascun immobile un punteggio (rating) in termini di prestazione energetica.

Non solo, la nuova EPBD preme per l’utilizzo di tutte le tecnologie intelligenti/adattive utili a migliorare la vita nelle case, suggerendo, inoltre, la creazione di banche dati digitali per la gestione degli stessi (l’uso dello Spid e dell’ID saranno necessari), promuovendo e incentivando la realizzazione di infrastrutture diffuse per la ricarica dei veicoli elettrici negli edifici residenziali e commerciali.

Nella direttiva infine è previsto il divieto di vendita e affitto degli immobili che a partire dal 2027 non hanno raggiunto il minimo di efficienza energetica richiesto e previsto. Lo scenario prospettato renderebbe inalienabile il 30% degli immobili entro il 2027 ed il 60% entro il 2030. Come dire, la transizione green dovete pagarvela voi. E questo lo si può facilmente evincere anche leggendo il Pnrr, dove la maggior parte dei fondi dovranno essere usati per digitalizzare e tracciare beni, cose e persone.

Lo scenario economico che si va delineando è sempre più cupo e non c’è nulla all’orizzonte, che lasci presagire un intervento dello Stato e men che mai dalla EU, per mettere un freno al disastro annunciato, anzi, sembra proprio che si muovano nella direzione opposta. D’altronde per non avere niente ed essere felici, da qualche parte bisognerà pure cominciare.

Intanto si mettono a norma (a carico dello Stato), gli edifici privati che domani, vista l’inflazione, l’andamento dei tassi d’interesse e la cronica crisi economica/energetica/sanitaria, potrebbero essere «pignorati» da banche e finanziarie a tutti coloro che non sono più in grado di pagare mutui e prestiti. Perché la EU non lascia nulla al caso.

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