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In tasca soltanto polvere. Se l’accettassero come moneta avremmo risolto i nostri problemi

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Allarme dei servizi per il rischio disordini. E la chiamano democrazia!

Purtroppo, neanche Draghi ha la bacchetta magica. Qualcuno ha provato a farci credere l’avesse, ma alla fine il trucco è venuto alla luce. Basta guardarsi intorno e osservare la realtà che ci circonda, per rendersi conto che è molto diversa da quella che ci viene raccontata. Se poi s’infilano le mani in tasca, ci si può accorgere di quanta polvere ci si è accumulata. Davvero tanta!

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Peccato non venga accettata come moneta per il pagamento delle bollette roventi, bruciate in piazza dai cittadini; accendere le luci, e, magari, farsi una doccia perché con la crisi energetica costerebbe troppo; la batosta energetica, i prezzi dei beni alimentari ormai insostenibili; le cartelle fiscali che ci stanno piovendo addosso, mentre non sappiamo come pagarle e che il nuovo governo ha ereditato dal vecchio. Quello dei «migliori» che obiettivamente proprio tali non sono stati.

Lo si dica con franchezza: il risultato del 25 settembre, ha segnato la fine di un mito – evidente, ma più nell’immaginario popolare che nella realtà dei fatti – quello di superMario Draghi, «leader sentito e invidiatoci in Europa», ma anche di tutti i partiti che lo avevano sostenuto, facendolo passare per tale. Soprattutto per la mancanza di risultati concreti.

Purtroppo, gli mancava la «bacchetta magica» per superare le divisioni ideologiche, politiche e programmatiche interne alla coalizione «bulgara» (si fa per dire) che avrebbe dovuto sostenerlo, ma in cui ognuno tirava la corda dalla propria parte. E soprattutto, per essere «ascoltato» oltre che «sentito» dai suoi colleghi di Bruxelles e costringerli a rispettare gli interessi dell’Italia, come questa accetta, regolarmente in silenzio, che gli altri facciano i propri. Anche ai suoi danni.

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Vedi la Germania che s’è costruita uno scudo energetico di 200 miliardi e l’Olanda che ospita la borsa dei contratti del gas (Title Transfer Facility) ne fissa il prezzo e, quindi, ci guadagna, continuano ad opporsi al tetto per il prezzo unico del gas e al fondo anti rincari.

Solidarietè o ideologia?

L’Ue non sapendo cos’altro fare, continua a tenere tutti sulla corda, pensa di autorizzare gli stati membri ad utilizzare i fondi di coesione 2014-2020 per aiutare imprese e famiglie. Per l’Italia sarebbero una ventina di miliardi. E se SuperMario insiste che bisogna lavorare insieme «per affrontare la crisi energetica. Possiamo anche farlo in ordine sparso, ma perderemmo l’unità europea».

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«Ma chi l’ha vista mai» direbbe Totò di «ricchezza e nobiltà». E, infatti, il premier olandese Rutte ha subito incalzato «la solidarietà non deve diventare un’ideologia». Giusto, ma nemmeno va sostituita con privilegi per chi, come Germania, Olanda, Francia e qualche altro, ritenendo che la solidarietà sia soltanto un’ideologia (l’olandese Rutte) e che chi «fa da sé, fa per tre» agisce solo in nome dei propri interessi. Ora, visto che a farci rispettare, non sono riusciti quelli che lo hanno preceduto – e, neanche Draghi, forse troppo impegnato a sognare la Segreteria Generale della Nato – ci proverà il nuovo governo di centrodestra a guida Meloni. Ma non sarà facile.

Purtroppo la macchina del fango preelettorale ancora non ha finito il suo lavoro. Grillo ha cominciato a chiamare a raccolta le «brigate del reddito» contro l’eventuale cancellazione del reddito; l’ex ministro Boccia, per difendere De Luca dai compagni di partito, «parla a nuora perché suocera intenda» e avverte la leader di FdI che «sui dossier Sud dovrà fare i conti con lo sceriffo»; Lerner, da parte sua, insiste a lanciare allarmi contro FdI e il centrodestra; Santoro e gli «attenti a quei due» a mettere in discussione l’autorevolezza e la capacità della Meloni a guidare il nuovo esecutivo.

Le piazze rimaste deserte

Tutto questo, nella speranza di riempire – per protesta contro il governo che, tra l’altro, ancora non c’è – quelle piazze rimaste deserte in occasione dei loro comizi elettorali. Sindacati e associazione si preparano a contestarlo ancora prima che nasca. Incuranti che possano derivarne ingiustificati disordini di piazza, pericolo che i «servizi» hanno già denunciato. Che forse, al tirare delle somme, è proprio quello che vogliono.

Si sa mai, in nome della democratura che hanno istituito e sull’onda di proteste strumentale potrebbe riuscirgli il colpo di convincere Mattarella a mandarlo a casa e rivolgersi a loro per un altro governo all’insegna dell’ammucchiata. Evidentemente, non hanno ancora compreso la lezione del voto e in meno di quindici giorni sono stati così bravi a far dimezzare il numero degli anti Meloni.

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