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L’Unione europea divisa sul «price cap», allo studio il piano per tagliare i consumi

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Manca ancora la maggioranza qualificata: contrari i Paesi del Nord e dell’Est dell’Europa

L’ambizione dell’Italia di un ‘price cap’ generalizzato su tutte le importazioni di gas nella Ue si scontra, almeno per ora, con l’ostracismo del Nord e dell’Est dell’Europa. E, come previsto, i ministri dell’Energia riuniti a Bruxelles aprono la strada a misure di emergenza – primo su tutti, il taglio dei consumi di elettricità – senza però toccare il mercato.

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Quella sarà materia per i servizi della Commissione europea entro metà settembre, e poi per i capi di Stato e di governo nelle settimane a venire. Che saranno costellate di vertici (tra straordinari, informali e non) e cruciali per affrontare un inverno che, nelle parole del commissario per l’Economia Paolo Gentiloni, ha tutta l’aria di «essere uno dei peggiori della storia» e durante il quale l’Ue, ha pungolato la collega Kadri Simson, sarà chiamata a più riprese a dare sfoggio di «unità e solidarietà».

Potendo perlomeno contare sulla mano tesa di Washington che, ha rassicurato Antony Blinken, «non lascerà al freddo gli amici europei». Con i mercati alla finestra e il gas che ha chiuso una intera settimana di ribassi a 207 euro al Megawattora sulla piazza di Amsterdam, Roma è tornata in pressing sul tetto Ue a tutto il gas importato via tubo – considerando che quello russo rappresenta ora solo il 9% delle importazioni, rispetto al 40% prima della guerra. Negli ultimi giorni sono quindici i Paesi che sono saliti a bordo, «una maggioranza solida», ha evidenziato il ministro Roberto Cingolani.

Apertamente contraria l’Ungheria, scettici Germania e Olanda

Ma la via per arrivare a un accordo a maggioranza qualificata resta impervia. Tra chi è apertamente contrario, come l’Ungheria, chi è più scettico come la Germania e l’Olanda, e chi si dichiara più a favore di un tetto limitato al gas russo, alla fine i ministri hanno dato mandato alla Commissione europea di elaborare un piano già la prossima settimana. Un passo che fonti di Palazzo Chigi considerano «molto importante» verso l’obiettivo finale di un tetto generalizzato visto come «il modo migliore per aiutare le famiglie e le imprese europee, contenere il tasso d’inflazione e ridurre i finanziamenti alla Russia».

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E c’è «fiducia che il prossimo Consiglio europeo dei capi di Stato e di Governo», ospitato da Praga il 6 e 7 ottobre, «saprà prendere decisioni ambiziose». Dietro le quinte i percorsi allo studio per il price cap sono comunque più di uno e le posizioni, da quelle manifestamente contrarie alle più possibiliste, le più disparate. Per il ministro ungherese Peter Szijarto il tetto sarebbe «una sanzione energetica nascosta» che Budapest non è «nemmeno disposta a negoziare».

Meno nette, ma comunque ferme, Berlino e L’Aia: il rischio di mettere a repentaglio la sicurezza degli stock è troppo alto. E Berlino è tornata anche a sfoggiare il suo dogma del non interventismo: «Un tetto al prezzo del gas in questo momento non è corretto», ha evidenziato il ministro Robert Habeck, che pur segnala l’intenzione di «trovare un meccanismo di mercato per ridurre i prezzi».

In orbita limitata al gas russo invece Parigi. La speranza di Bruxelles è di arrivare entro martedì a un progetto legislativo capace di trovare, nel giro di un mese e mezzo, il consenso sufficiente.

I tempi saranno invece più brevi per tutte le altre misure

La prossima settimana a Strasburgo l’esecutivo Ue metterà sul tavolo le sue proposte ufficiali per tagliare i consumi di energia elettrica del 10%, di cui almeno il 5% nelle ore di punta; porre un tetto ai ricavi infra-marginali delle compagnie che producono energia elettrica da fonti diverse dal gas (come le rinnovabili); introdurre un contributo di solidarietà per le aziende fossili da redistribuire ai consumatori; e garantire liquidità con aiuti di Stato per le utility alle prese con la volatilità del mercato. Almeno su queste misure il consenso politico è già arrivato.

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