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Embargo al petrolio, l’Europa ancora divisa: Viktor Orban pone il veto

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Offensiva della Russia: attaccate 40 città

La Russia ha attaccato 40 città nelle regioni di Donetsk e Lugansk, cinque le vittime civili e 12 i feriti: «I nemici hanno sparato contro più di 40 città nelle regioni di Donetsk e Lugansk, distruggendo o danneggiando 47 siti civili, tra cui 38 case e una scuola. A causa di questi bombardamenti cinque civili sono morti e 12 sono stati feriti», scrive su Facebook lo Stato Maggiore delle Forze armate dell’Ucraina, citato dalla Bbc.

Zelensky contro Kissinger

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«Le forze armate ucraine, la nostra intelligence e tutti coloro che difendono lo Stato si oppongono all’offensiva estremamente brutale delle truppe russe nell’est. In alcuni luoghi, il nemico supera di gran lunga l’equipaggiamento e il numero dei nostri soldati». Lo ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nel suo consueto discorso video serale alla nazione, che è tornato a chiedere agli alleati occidentali pieno sostegno nella fornitura di armi.

«Sono grato a tutti coloro che ne hanno parlato, anche a Davos, e a chi ne parla sui media e nelle capitali dei principali Paesi, nonostante le pressioni di tutti coloro che sono rimasti bloccati nel XX secolo, quando gli interessi dei popoli venivano spesso barattati nel tentativo di soddisfare gli appetiti dei dittatori», ha aggiunto, citato da Ukrinform, riferendosi in particolare all’ex segretario di Stato americano Henry Kissinger, che aveva ipotizzato possibili concessioni territoriali di Kiev per ottenere una tregua con Mosca.

Sul fronte internazionale i Paesi membri della Nato avrebbero concordato in modo informale di non fornire alcuni tipi di armi all’Ucraina, come i carri armanti e i caccia, nel timore che Mosca possa vedere questi aiuti militari come una dichiarazione di guerra e adottare misure di rappresaglia: lo riporta l’agenzia di stampa tedesca dpa citando fonti dell’Alleanza, secondo quanto riferisce il quotidiano Die Zeit

Il vertice dell’Unione europea

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Ma l’Ue «resta impegnata a rafforzare la capacità dell’Ucraina di difendere la propria integrità territoriale e sovranità» e «accoglie la decisione di aumentare il sostegno militare nell’ambito del Fondo europeo per la pace». E’ quanto prevede la bozza delle conclusioni del vertice europeo straordinario di lunedì. Nel testo, che comunque tornerà sul tavolo di almeno un’altra riunione degli ambasciatori dei 27 da qui a lunedì, manca un tuttavia riferimento chiaro alla tregua o al cessate il fuoco. Assenza che, spiegano una fonti europee, riflette una possibile divergenza sui termini di un eventuale cessate il fuoco.

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Sull’embargo al petrolio al momento si viaggia al buio: senza un accordo nelle prossime ore, del tema è possibile che non se ne faccia neanche cenno. Sul sesto pacchetto di sanzioni la macchina si è inceppata. L’Ungheria mantiene il suo veto se prima non ha rassicurazioni sulla sicurezza degli approvvigionamenti (chi rifornirà di greggio Budapest se, dopo la messa in campo delle sanzioni, il Cremlino chiuderà totalmente i rubinetti?) e sui fondi che Bruxelles metterà a disposizione di Viktor Orban per l’adeguamento delle raffinerie.

Al momento le sanzioni non compiono neppure nella bozza di conclusioni. Una nuova riunione degli ambasciatori è prevista per domenica ed è possibile che ne venga convocata una intermedia venerdì. Ma perché del dossier ne parlino i leader, il negoziato ha bisogno di una svolta. In caso contrario, c’è il rischio che dal vertice esca un’Ue clamorosamente divisa.

Il nodo RePowerEu

Il RePowerEu, con i suoi quasi 300 miliardi tra prestiti e nuove sovvenzioni, è il grimaldello che permetterà ai Paesi membri di modificare parte dei loro Pnrr. Deroghe al Green Deal per finanziare gasdotti e oleodotti rispondono in pieno all’emergenza bellica e aiutano i Paesi senza sbocco sul mare, come appunto l’Ungheria. Ma i soldi potrebbero non bastare a tutti e il principio – voluto da Palazzo Berlaymont – di ripartire i 20 miliardi di sovvenzioni provenienti dal sistema Ets secondo i criteri del Recovery per qualcuno è poco adeguato all’attualità. Poi ci sono le misure del breve termine.

Il primo giugno partirà la task force europea per gli acquisti comuni di gas e Gnl ma molti Paesi chiedono un intervento sul mercato. L’Italia sul fronte è tra i più attivi. Mario Draghi potrebbe rimettere sul tavolo la misura del price cap da applicare al gas russo che arriva attraversa gasdotti. E potrebbe evidenziare la necessità di un decoupling tra i prezzi dell’elettricità e quelli del gas. «Bisogna preparare un futuro per non dipendere più dalla Russia, utilizzando la globalizzazione e acquistandolo in altri Paesi come in Africa», ha detto il premier italiano.

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