La Carfagna ci riprova. Per il Mezzogiorno ancora solo passerelle e suggestioni

A Sorrento in scena, il «libro dei sogni». Che ipocrisia!

Sarà anche, come dicono i fan, il governo dei migliori, ma di miglioramenti ne ha prodotti pochissimi. Una gran confusione con i provvedimenti anti covid e quelli a sostegno di famiglie e imprese, per aiutarle (si fa per dire) a superare le difficoltà che ne stanno mettendo a rischio sopravvivenza e posti di lavoro e, poi, tante difficoltà per passare dalle parole ai fatti.

Quella che doveva essere la loro forza: la «partecipazione di massa», è, invece, una debolezza. I leader dei partiti del Draghi 1, s’incontrano in due e litigano in sei. Ragion per cui, Carlo Cottarelli lo vede già al capolinea e parla di possibile voto in autunno. E per non scontentare qualcuno, l’Esecutivo avanza con passi felpati e «stop and go».

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Contraddizioni che pesano sulle famiglie, destinatarie dell’ennesima presa per i fondelli: 200 euro «una tantum» per fronteggiare l’inflazione che rischia di tagliarne di 3mila euro in un anno il potere d’acquisto. Mancano le risorse per aiutare le aziende contro il caro-energia e la P.A. ancora non paga i 53 miliardi di debiti maturati con loro, ma si scovano 7,7 miliardi per pagare il reddito di cittadinanza (a parte i 200 euro una tantum) e quelli per aumentare gli stipendi dei dipendenti pubblici di 117 euro al mese più 1.800 di arretrati.

Nel frattempo si continua a promettere «mari e monti» con le risorse Recovery fund e Pnrr, ma dei 13,7 miliardi a disposizione nel 2021, ad oggi, n’è stato investito appena il 10% (1,3 miliardi) in 4 vecchie opere. Quarant’anni e più di fallimenti meridionalisti, di libri bianchi, passerelle affollate e slogan suggestivi, evidentemente, non le hanno insegnato che, per rilanciare il Sud, non bastano sfilate di politici e vip dell’economia.

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Ambizioso ma poco concreto

E la ministra Carfagna ha deciso di riprovarci, con una due giorni a Sorrento sul tema: «Verso Sud – strategia europea per una stagione geopolitica, economica e socio-culturale del Mediterraneo». Un progetto molto ambizioso, ma poco concreto. Nel quale il Sud sembra esserci solo per giustificare le risorse spese, per organizzarla.

Tanto più che i sei ambiti tematici previsti per consentire al Sud di conquistare la leadership del Mediterraneo – oltre ad essere tutti «deja vu» – sembrano più suggestioni che programmi veri:

1) Il ruolo centrale dell’Economia del mare per la competitività, attrattività e crescita del Sud d’Italia e del Mediterraneo; 2) I nuovi corridoi energetici e la sfida della green transition come cardini del Mediterraneo del futuro; 3) gli investimenti infrastrutturali e il nuovo modello di valutazione per dispiegarne gli effetti positivi; 4) Lo sviluppo del settore turistico a beneficio dei territori, per un Sud più attrattivo nel Mediterraneo; 5) Le specializzazioni produttive nelle nuove catene globali del valore alla luce delle dinamiche di reshoring e neoreshoring e della politica industriale e di sicurezza alimentare dell’Ue; 6) Il Sud d’Italia come centro di competenze per le Università dell’area del Mediterraneo.

Ma sono previsti anche due cantieri trasversali: 1) La comunicazione della nuova visione e del nuovo ruolo per il Sud Italia; 2) La definizione della governance necessaria per realizzare la nuova visione e massimizzarne. E anche qui, come si vede, niente di nuovo sotto il sole.

Sulla carta, un bel progetto

Troppo, per essere vero e realizzato in così poco tempo. E, poi, con quali fondi quel «almeno il 40%» (che i signori dell’altra Italia vorrebbero tagliare) destinati al Sud dal Pnrr? Da ricovero. Certo, Draghi e Carfagna hanno detto che «i soldi, per costruire un Sud protagonista, ci sono». Ce lo hanno ripetuto «ad libitum» anche anche «quelli di prima» ma siamo sempre al punto di partenza.

Ma gli imprenditori di Calabria e Sicilia ribadiscono l’esigenza del Ponte sullo Stretto. Se, «aspetta e spera»… Ma forse non serve aspettare, perché stando al «Quotidiano del Sud» è tutto già fatto – anche se la presentazione del nuovo «libro dei sogni», pardon, «bianco» che detta le strategie di cui sopra, è appena terminata e «Ora è il Sud che serve all’Italia». Che ipocrisia! Certo, però, che se il progetto riuscisse…

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