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Le opinioni eretiche | Bucha: un massacro con qualche sospetto

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La verità vera – come spesso avviene in casi del genere – sta probabilmente a metà strada

Avrei voluto scrivere questo articolo dopo la riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, richiesta dai Russi per portare le prove – a loro dire – della fabbricazione di una sceneggiatura falsa del massacro di Bucha. Nulla di strano, se non che per l’opposizione della presidenza inglese alla convocazione del Consiglio, quasi che Londra – i cui servizi segreti sono attivissimi a Kyiev – tema che da un dibattito pubblico possano venir fuori delle verità molto, molto scomode. Al momento in cui scrivo queste note, sembra che Mosca ce l’abbia fatta. Speriamo.

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In ogni caso – a sommesso parere di chi scrive – nessuna delle due versioni sul massacro di Bucha è esattamente vera al cento per cento. La verità vera – come spesso avviene in casi del genere – sta probabilmente a metà strada. Ci sarà certamente stata una strage o, comunque, l’uccisione di un elevato numero di ukraini (civili o combattenti senza divisa) da parte di soldati russi.

Sono orrori «collaterali» ad ogni guerra

Basta che un reparto sia comandato da un ufficiale sadico o crudele, e la stragi saranno immancabili, con violenze, stupri, nefandezze di ogni genere. Crimini di guerra, certamente, ma crimini imputabili ai singoli, non ad una leadership nazionale. Non a Putin, nello specifico. E non a Zelenskyi, per molti altri crimini di guerra compiuti da truppe ukraine in questi giorni (e naturalmente ignorati dai media occidentali).

Ci sarà certamente stata una strage – dicevo – ma probabilmente ci sarà anche stato il tentativo ukraino di ingigantire la cosa, magari gabellando qualche episodio isolato come un comportamento generalizzato delle truppe occupanti, e magari «arricchendo» la realtà, già di per sé drammatica, con l’aggiunta di un rilevante numero di cadaveri estranei – per così dire – ai fatti di Bucha.

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Quella di confezionare fosse comuni e di «uccidere» una seconda volta uomini che sono morti da qualche giorno è una pratica non proprio rarissima di certi servizi segreti; soprattutto quando si vuole prendere a pretesto un fatto di sangue per emozionare l’opinione pubblica ed avere una scusa per massacri più grandi.

La guerra in Jugoslavia

Non moltissimi anni fa – ricorderà forse qualcuno – il cosiddetto «Occidente» mosse guerra alla Jugoslavia perché a Račak, in Kosovo, erano stati rinvenuti i corpi di 45 civili (o presunti tali) giustiziati con un colpo di pistola alla testaa. Gli americani gridarono al crimine di guerra, gli europei si indignarono a comando, gli aerei NATO andarono a bombardare la Serbia, e gli USA portarono a casa con poco sforzo il risultato voluto.

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Cioé, l’aggressione ad uno Stato sovrano (la Jugoslavia), l’amputazione di una sua parte (il Kosovo) e l’alterazione degli equilibri europei a loro vantaggio. Ebbene, indagini successive avrebbero sollevato più di un dubbio sulla autenticità del massacro: a detta di molti, infatti, i 45 cadaveri erano già… morti, prima che «qualcuno» si prendesse il disturbo di giustiziarli con un postumo colpo di pistola alla testa.

Ora – se ho ben capito – i Russi sospettano qualche cosa del genere. Pensano che si sia trattato di un pretesto per la solita recita di Zelenskyi in mondovisione. Se nonché, nella fretta di confezionare il video destinato a indignare il mondo civile, gli hollywoodiani servizi segreti di Kyiev avrebbero commesso alcuni errori marchiani. Innanzitutto, la scelta della location: i Russi avevano lasciato Bucha da quattro giorni, e per quattro giorni le autorità ukraine rientranti non avevano fatto cenno a stragi, torture, esecuzioni sommarie, eccetera. Dopo quattro giorni, ecco apparire come per incanto file di morti insepolti, fosse comuni e montagne di cadaveri straziati.

Gli Americani giurano, naturalmente, sulla autenticità del quadro prospettato dagli Ukraini

E i governi delle colonie europee, manco a dirlo, credono a occhi chiusi alla verità americana. Al punto di correre a darsi un’altra martellata sugli zebidei pur di «far male» alla Russia. Anche se – è sotto gli occhi di tutti – fino a questo momento le sanzioni hanno fatto più male a noi che a Mosca.

Per fortuna, lo spirito di conservazione dei tedeschi è servito a limitare i danni, impedendo che le nuove sanzioni europee si estendessero anche al gas. Altrimenti – fosse stato per i guerrieri italiani – dopo l’estate saremmo già con un altro robusto supplemento di imprese in liquidazione e con i riscaldamenti spenti. Non per sempre, per carità. Servono soltanto «due o tre anni» per riuscire a sostituire il gas russo con quello di altri fornitori. Ammesso che la «transizione ecologica» ci lasci qualche spicciolo per acquistare il gas al doppio di quanto paghiamo adesso. Allegria, gente. Questo è il governo «dei migliori». Temo che ci faranno rimpiangere anche il governo Monti-Fornero.

Michele Rallo
già parlamentaredi An, esperto di Geopolitica
autore di diversi saggi sul tema

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