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Conflitto Russo-Ucraino, la voglia degli ucraini di scegliersi autonomamente il proprio futuro

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Esistono ragioni, legami e motivi di contendere storici e culturali tra i due Paesi

Nell’infausto 24 febbraio 2022 per l’Ucraina ma anche per l’Europa intera, è giunta l’ora di fare chiarezza su alcune questioni fondamentali e sulla visio mundi della maggior parte degli ucraini tra cui annoveriamo: studenti, intellettuali e cittadini medi. Questi ultimi sono da considerarsi in maniera trasversale, a prescindere dalle regioni di provenienza e dalla lingua di comunicazione usata.

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In quasi tutti i dibattiti televisivi sul conflitto ucraino-russo a cui ho assistito dal mio recente rientro da Kyiv (Kiev) si discutono e si analizzano tutti i possibili scenari: bellici, geo-politici, il ruolo della NATO e degli Stati Uniti, la questione energetica, le interviste a Putin (LA7), l’espansionismo russo da una parte e quello americano dall’altra ecc. Si tralascia, tuttavia, il comune sentire del popolo ucraino e delle sue aspirazioni. L’Ucraina si è trovata almeno da oltre un decennio a decidere sulla propria collocazione geo-politica futura. Indubbiamente tale valutazione è notevolmente complessa e si potrebbe, con un po’ di azzardo, confrontarla con la scelta di quale rotta tenere se ci si trovasse improvvisamente tra Scilla e Cariddi di epica memoria.

Ma cosa desidera questo nuovo stato, poco noto ai più, fino a qualche anno fa? Ebbene i ‘nuovi’ ucraini si sono posti come obiettivo precipuo un avvicinamento culturale, ideologico e politico alla Unione Europea. L’entrata nell’Alleanza Atlantica sarebbe (stata) una questione concomitante. Per una Federazione Russa che si sente accerchiata dalla NATO, l’acquisizione di un pezzo di terra in più o in meno, se confrontata alle sue mastodontiche dimensioni territoriali che attraversano tutta l’Eurasia, non dovrebbe avere un ruolo così determinante. È chiaro che esistono ragioni, legami e motivi di contendere storici e culturali tra i due Paesi e che l’Ucraina, così come la Bielorussia, hanno sempre funto da filtro («cuscinetto») in caso di ipotetiche invasioni o attacchi esterni.

La visione ucraina espressa il 23 febbraio 2022

Il comune sentire e il punto di vista dell’ucraino medio è spesso sottaciuto o non spiegato abbastanza alla massa dei fruitori del servizio di informazione. La visione ucraina è stata espressa il 23 febbraio 2022 in maniera laconica, coinvolgente e accorata, sebbene in modo estremamente efficace, nel breve discorso tenuto, appositamente in russo, dal Presidente ucraino Zelens’kyj (o Zelenskyy) ai cittadini della Federazione Russa.

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In questo comunicato in cui il presidente ucraino si appella da semplice cittadino ucraino ai russi, si fa notare «la volontà del popolo e governo ucraino di mantenere la pace, il rispetto per il popolo russo e la storica ospitalità degli ucraini verso i primi, l’appello al senso di giustizia, il rispetto del diritto internazionale e del memorandum di Budapest (1996 con il quale anche la Russia si impegnava a salvaguardare l’integrità territoriale dell’Ucraina quando quest’ultima rinunziò al proprio potenziale nucleare) e, infine, il diritto all’autodeterminazione.

Il discorso si conclude sottolineando che a Kyiv non serve la guerra di nessun tipo: «né fredda, né calda né ibrida» e che la sicurezza in Europa può essere costruita in modo alternativo. Si ribadisce, però, che in caso di invasione, l’Ucraina si difenderà fino allo strenuo con tutti i mezzi disponibili. Conoscendo l’indomito spirito cosacco che anima una parte del popolo ucraino, sono convinto che, anche a costo di estenuanti bagni di sangue, alcuni ucraini si difenderanno come i lacedemoni o spartani contro i persiani fino allo strenuo.

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Tra i diversi aspetti omessi finora nelle ricostruzioni storiche offerte dai servizi televisivi e dalle analisi di ‘esperti’, va sottolineato il fatto che molte delle regioni che compongono il nucleo dell’Ucraina attuale hanno funto da ponte culturale nell’ambito della Confederazione polacco-lituana di cui facevano parte, ma anche in epoca cosacca, nella trasmissione di elementi fondanti della civiltà e cultura europea a quella che, ancora fino al tempo di Pietro I (1672-1725) veniva denominata Moscovia.

L’Ucraina era storicamente nota anche come Ucraina-Rus

Quest’ultima nacque dalla simbiosi etnico-culturale di quelle genti slave orientali che abitavano i territori più periferici della Rus’ di Kyiv con popolazioni finno-ugriche, asiatiche e, dal XIV sec., con i tataro-mongoli dal cui giogo si erano lentamente e abilmente sottratti nei secoli successivi. L’Ucraina medesima, fino al XIX sec., era storicamente nota anche come Ucraina-Rus. Quest’ultima componente del toponimo ha poi finito per designare la sola Russia attuale la quale condivide con l’Ucraina, anche se ognuna con la propria interpretazione dei fatti, i comuni albori storici e parzialmente linguistici dell’antico principato di Kyiv.

Riguardo al ruolo di quella porzione di popolazione minoritaria, genericamente detta ‘filorussa’, che abita quel lembo di terra definito Donbass con le sue due regioni di Donec’k e Luhans’k, bisogna specificare alcune cose. Innanzitutto pochi sanno che un numero non trascurabile degli abitanti delle regioni di Donec’k e Luhans’k, dall’inizio delle ostilità (2014) a oggi, hanno scelto di trasferirsi nell’Ucraina libera e controllata, fino a ieri, dal governo centrale di Kyiv.

Un criterio non biasimabile

Chi scrive ha numerosi colleghi provenienti da quelle aree di confine orientale e, a prescindere, dalla lingua parlata, si identificano pienamente con il senso di ucrainicità. Va aggiunto che per gli innumerevoli pensionati, donne e bambini ritrovatisi, d’un tratto, ad abitare nelle sedicenti nuove repubbliche, il criterio di scelta è paragonabile a quello degli italiani al tempo delle guerre per l’egemonia (XV-XVI secc.) sulla nostra penisola da parte di Francia e Spagna secondo il detto: «o la Franza o la Spagna basta che se magna!» Criterio non biasimabile in un Paese in cui, specialmente nelle zone rurali, si vive come nell’Italia degli anni cinquanta del secolo scorso.

Se a questo si aggiunge la stanchezza causata da una guerriglia durata otto anni unita alla mancanza di una emancipazione culturale e da un atteggiamento di chiusura verso il processo di ucrainizzazione cominciato più di vent’anni fa e non sempre scevro da errori, si spiega facilmente l’accettazione supina dei passaporti russi e dei trasferimenti verso Rostov sul Don. (Sottolineo che anche questa zona della Russia meridionale fu ripopolata nel XVIII sec. da genti provenienti dalle terre ucraine).

Senza dubbio non si può negare l’esistenza di persone, spesso dai cognomi ucraini, i quali per i più svariati motivi sociali, politici, storici, pseudo-storici o di convenienza personale, hanno preferito identificarsi con la Russia e hanno volto le spalle a quella che fino a qualche decennio prima consideravano la comune patria ucraina. Si ricorderà a questo proposito come si espresse Dante a proposito di coloro che abbandonano la propria patria e ne cagionano i misfatti: «ormai, diss’io, non vo’ che più favelle, malvagio traditor, ch’a la tua onta io porterò di te vere novelle».

Salvatore Del Gaudio
Professore presso l’Università di Kyiv B. Grinchenko
Studioso ucrainista (slavista)

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