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Il via libera al Super Green pass avvicina Draghi al Colle

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Sempre più ampio lo schieramento di partiti che vogliono andare a votare nel 2022

Il giorno dopo il via libera al super Green pass, anche se manca ancora il testo del decreto legge che dovrà disciplinare il nuovo certificato digitale, è tempo di riflessioni. Non soltanto sul piano sanitario ma anche su quello politico, e meglio se poi questo avviene lontano da taccuini e microfoni.

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In fin dei conti è da quando è scoppiata la pandemia che il Covid non si è manifestato soltanto come un fenomeno sanitario ma anche politico. Basterebbe dare uno sguardo ai sondaggi delle varie forze politiche, ai flussi elettorali per rendersene conto. Per non parlare della fine del governo Conte e della nascita di quello Draghi, anch’esso conseguenza di un processo politico messo in moto proprio dalla pandemia.

Ecco, perciò, che il giorno dopo il via libera del governo è tutto un analizzare e riflettere su quanto accaduto e sulle ripercussioni che tali scelte avrà. In casa Lega, chiaramente, la riflessione è più approfondita e complicata proprio perché all’ombra del Carroccio il peso della pandemia si è fatto più sentire.

Non è un mistero che la leadership di Matteo Salvini sia quella che più di tutte è stata logorata dall’epidemia di Covid. L’assenza di una linea chiara e univoca e la difficoltà di riuscire a prendere le misure a questa emergenza hanno fortemente indebolito il Capitano. L’ultimo esempio in tal senso è il Consiglio dei ministri che due giorni fa ha dato il via libera al super green pass e che ha registrato l’ennesimo passo indietro di Salvini.

Le perplessità della Lega

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Non a caso proprio alla vigilia del Cdm era circolata la notizia che la Lega aveva forti perplessità sul ricorso al super green pass anche per la zona bianca. Posizione che addirittura si sarebbe potuta tradurre nella mancata partecipazione allo stesso Consiglio dei ministri. Di tutto questo poi non se ne è fatto più nulla. I ministri leghisti non solo sono stati presenti alla riunione a Palazzo Chigi ma addirittura lo stesso decreto è passato all’unanimità. Unica concessione che Giancarlo Giorgetti è riuscito a spuntare è stata quella del limite temporale alla validità del super green pass, fino al 15 gennaio. Ma per il resto la retromarcia è stata evidente.

Talmente evidente che sul tema Salvini è rimasto in silenzio, lasciando al governatore del Friuli, Massimiliano Fedriga, il compito di intervenire sul tema ribadendo, peraltro, le perplessità sulle restrizioni in zona bianca e cioè il super green pass anche in queste zone. La parola d’ordine è, quindi, uscire dall’impasse al più presto e forse la fine del governo Draghi con il passaggio dell’ex governatore della Bce e l’avvio spedito alle urne potrebbe essere una soluzione.

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E questo anche perché il timore è che più tempo passi più la leadership di Salvini con annesso consenso della Lega possa ridursi a beneficio di Fratelli d’Italia. Dal canto suo Giorgia Meloni ha il merito di aver capito fin dal primo momento come approcciare l’emergenza pandemica.

Non è casuale che FdI sia il partito che più è uscito rafforzato da questi due anni di emergenza.

Ancora ieri ribadiva che il green pass «è volutamente divisivo, anche nelle opinioni, con metodi anche molto aggressivi per distogliere l’attenzione da queste mancanze». Un atteggiamento, come detto, che sta premiando in termini elettorali e anche di visibilità politica. E in questo senso il passaggio di Draghi al Colle con la prospettiva delle elezioni non può che vedere FdI favorevole.

Insomma, il via libera al super green pass potrebbe accelerare il passaggio di Draghi al Colle, unico modo per tornare alle urne. Un’ipotesi che nemmeno dalle parti del Pd vedono negativamente. Al Nazareno il problema principale è quello di non avere un candidato affidabile su cui puntare per farlo eleggere. E dinanzi alla possibilità del Berlusconi di turno sul Colle molto meglio puntare su Draghi. Peraltro la promozione dell’ex governatore di Bankitalia porterebbe in dote anche il voto anticipato nel 2022, il che non dispiacerebbe ad Enrico Letta convinto di poter lucrare nelle urne sulla scia dei buoni risultati ottenuti nella ultime amministrative.

La partita della Manovra

Morale della favola, il super green pass potrebbe essere stato l’ultimo provvedimento significativo di Draghi premier. Prima però della partita del Colle c’è da chiudere quella della manovra. Le tensioni, specie nella maggioranza, non sono poche come dimostra la vicenda dei relatori risolta con l’inusuale decisione di nominarne tre: Pesco, Errani (Leu) e Rivolta (Lega), che a sua volta ha prodotto lo strappo di Forza Italia che ha deciso di abbandonare i lavori della Commissione. Va letta, quindi, nel senso di una distensione l’annuncio del governo che dalla prossima settimana avvierà un giro di consultazioni con i partiti della maggioranza sulla manovra. Il tentativo per stemperare le tensioni e trovare punti d’intesa.

Ma non sarà facile tenere a bada i progetti di rivalsa dei singoli partiti, tra i quali va annoverato anche il M5S che chiede un risarcimento dopo l’estromissione dalla lottizzazione delle nomine dei direttori dei tg Rai. Ed a proposito di M5S anche Giuseppe Conte può essere annoverato tra quelli pronti a spedire Draghi sul Colle ed andare a votare. L’ex premier sa benissimo che la sua leadership, già adesso claudicante, non reggerebbe fino al 2023. In fin dei conti meglio andare adesso a votare e sfruttare quella popolarità che ancora gli rimane, piuttosto che rimanere a rosolarsi tra Beppe Grillo e Luigi Di Maio.

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