Calcio e giovani, binomio (im)perfetto? Le società non investono nei vivai

I giovani sono il futuro del calcio, ma le società sembrano pensarla diversamente. E i tifosi vogliono innanzitutto vincere. Tutto e subito

Quando si parla di calcio, si pensa ai giovani. Ma, in che misura i nostri ragazzi sono considerati dai dirigenti calciofili? Com’è strutturata l’organizzazione calcistica giovanile nel nostro paese?

Esistono varie categorie a seconda delle fasce d’età: gli under 19 sono gestiti direttamente dalle leghe, mentre le altre età dal Settore Giovanile Scolastico (Sgc), organo che ha il compito di promuovere, organizzare l’attività sportiva dei giovani calciatori su tutto il territorio nazionale (compito che svolge attraverso una struttura centrale e con l’ausilio dei coordinamenti regionali).

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Ma a quest’organizzazione, corrisponde un inserimento nelle prime squadre? Quanti ce l’ha fanno ad emergere? Pochi, pochissimi!

È questo il caso di Lorenzo Lucca, 21 anni, 201 centimetri d’altezza, attaccante del Pisa (squadra militante in serie B), in odore di nazionale (e delle grandi squadre italiane), che ha già realizzato 6 reti in 12 giornate di campionato. Paragonato a Erling Haaland (attaccante del Borussia Dortmund), il cursus honorum del giovane torinese è stato davvero emozionante: in 5 anni è passato dalla Promozione (presso l’Atletico Torino) alla serie B con il Pisa, che l’ha acquistato dal Palermo per soli 2,1 milioni di euro.

Tuttavia, Lucca non è l’unico calciatore citabile nella categoria delle promesse giovanili. Possiamo citare anche Matias Soulè, attaccante della Juventus primavera che è stato convocato dalla nazionale argentina per le gare contro Uruguay e Brasile, valide per le qualificazioni mondiali; Alessandro Zanoli, terzino del Napoli (originario di Carpi, Emilia Romagna), che quest’anno è stato premiato da mister Spalletti con un posto in prima squadra. Di lui si parla un gran bene; la stessa buona sorte non ha contraddistinto (per ora), il destino di Gianluca Gaetano.

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Nato a Cimitile, il centrocampista classe 2000, sta svolgendo il suo tirocinio presso la Cremonese (nonostante abbia già collezionato diverse presenze con la maglia azzurra); infine c’è Sebastiano Esposito (nato a Castellammare di Stabia, il 2 luglio 2002), di ruolo attaccante, che dopo 2 stagioni all’Inter e qualche esperienza tra A e B (Spal, Venezia), è stato ceduto in prestito al Basilea, in Svizzera.

Ma perché le squadre non adottano una linea verde?

Mancanza di fiducia da parte dei tecnici, ricerca di giocatori già affermati (quasi sempre stranieri), cessioni in prestito, in categorie minori (dove spesso si perdono), o definitive al miglior offerente (per monetizzare), sono i motivi alla base delle scelte societarie. Eppure, basterebbe poco per capire che la messa in campo dei giovani rappresenterebbe una manna dal cielo per tutti.

Per le società, in quanto non dovrebbero sopportare gli alti costi dei cartellini e degli ingaggi, spesso richiesti per gli stranieri; per la nazionale, la quale potrebbe contare su un «serbatoio» di giocatori sempre pronto all’uso; per i giovani che non si vedrebbero scippati del loro avvenire. Già, basterebbe poco per capire che niente può giovare alla loro crescita più del giocare. Già! Forse, però, sotto questo di vista, il vero problema sono i tifosi cui interessa innanzitutto vincere. Tutto, presto e subito!

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