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La società dell’effimero genera l’orrido, il degrado porta alla violenza

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Quanto accaduto a Caserta è simile ad altri drammi, che non faranno più cronaca, in attesa della prossima vittima e richiami ad altre responsabilità

Scrivere degli accadimenti casertani, rispetto alle amministrative d’ottobre, appare quasi scontato ed inutile, in quanto si osservano i soliti vecchi andamenti. Contendere, solo contendere le sorti future della città, ognuno procede per la propria strada non curante dei reali problemi endemicamente incancreniti e irrisolti.

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Tutti presi dall’interesse di bottega, nessuno è realmente disposto a ragionare confrontandosi e fare sintesi propositive sul reale cambiamento da imporre alla città. Per mia cultura e modo d’essere non mi innamoro mai delle mie idee, cerco sempre di confrontarle con altre per superarle cercandone migliori. Traendo spunto dall’arte, di ciò che è da considerare bello, complesso ed infinito dibattere filosofico, estetico, iconico, morale e ideologico, ho scomodato Gillo Dorfles col suo sempre moderno «Le oscillazioni del gusto», oltre ad Aristotele, Platone, Vico e Kant.

Avrei voluto trattare il concetto di bellezza rispetto la città, quella vissuta nel traffico caotico, nell’inesistente verde, nelle sporcizie che la decorano in lungo ed in largo, cioè, negli elementi maggiormente «blaterati» ma non fruiti né «sentiti» dalla maggioranza che la vive. Non lo farò. Dal precedente scritto «La via maestra», sono emerse le criticità alle quali i casertani sembrano oramai assuefatti, sembrano elementi sensibilmente assimilati, o meglio, fatti propri al punto da non percepirli come problemi critici da risolvere.

Il mondo giovanile con tutte le sue fragilità

Oltre queste tristi considerazioni, emerge il complesso e sconosciuto universo del mondo giovanile con tutte le sue fragilità. Mondo giovanile, punta dell’iceberg di una società in declino, che tenta di nascondere la consistente massa celata sott’acqua, composta da femminicidi, morti sul lavoro, sfruttamento del lavoro dei migranti, irrisolta pandemia, mancanza di diritti e, chi più ne ha più ne metta. Come a presagio dell’annunciata sciagura, sabato 28 agosto ho stazionato all’angolo di via Pollio con piazza Vanvitelli per cercare analogie tra la movida nostrana con quelle di altre città.

Tutto il mondo è paese, la globalizzazione ha radici, mode e costumi comuni

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La «bellezza è il sentire astratto» del singolo rispetto alla percezione dei suoi sensi. Non mi stancherò mai di affermare che «il bello genera il bello» con la gioia di fruire e percepire i luoghi in cui abitualmente interagisci. Il bello si sviluppa spontaneamente con emozioni assimilate fin dal grembo materno; vivere il bello genera il bello, essere educato al bello induce a crearlo, a rispettarlo, a cercarlo e conservarlo. Bellezza delle qualità percepite, il bello stimola sensazioni piacevoli senza le quali si vive male. Interroghiamoci sulle sofferenze dell’esistere nel percepire, o non più notare ciò che bello più non è. L’emozione del bello genera riflessioni buone ed aiuta nella vita.

L’attuale modello di vita non è bello

La bellezza è l’esistere, cioè, il vero, come affermavano Aristotele e Platone; oppure, il bello è il vero (fatto) come asseriva G.B. Vico. Unificare vero e fatto genera il bello nell’arte. Bello dell’arte e bello delle idee, bello reale e bello ideale.

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Cos’è l’incostante «psicologico-estetico», di fatto definito «gusto»? Il bello è questione culturale, senza la quale si generano mostri. Le distinzioni del gusto si basano sulle differenze culturali. Fruire la bellezza di un tempio greco, di una cattedrale gotica o di un affresco di Giotto non è solo per i committenti e per i ricchi, lo è anche per il popolo e se volete anche per i plebei ignoranti, basta solo indicarglielo spiegandolo.

Santa Romana chiesa, ricorrendo alla potenza dell’arte, per secoli e secoli ha indottrinato alla fede contadini, artigiani e stallieri, attraverso i mosaici di Ravenna e gli affreschi della cappella Sistina. Il potere usava il bello per educare al culto e, contemporaneamente, incuteva terrore educando al gusto in evoluzione del bello (stile). Il gusto, la scelta del bello, non è solo questione dell’artista e della sua cultura, l’espressione d’arte divulga immagini e gusto facendoli assorbire e fruire a tutti.

Epoche e gusti si sono susseguiti ininterrottamente creando, nelle differenti epoche, stili, tendenze, mode e costumi. Oggi viviamo il Kitsch (Gillo Dorfles nelle Oscillazioni del gusto -Einaudi-).

L’edonismo fine a se stesso

Per intenderci guardandoci intorno vediamo le statuine di gesso di Biancaneve e i sette nani. La società dell’effimero genera l’orrido, l’edonismo fine a se stesso, del corpo scelto come superficie per segni di cui non si conosce il senso valoriale. I tatuaggi Maori hanno un’immenso significato per quei popoli, lo stesso segno sul polpaccio di un giovane occidentale dimostra solo ignoranza, cioè, non conoscenza.

Per i giovani, il desiderio di raggrupparsi in grandi masse è come per gli erbivori del Serengheti. Unirsi per proteggersi dall’attacco di leoni e iene. Lo stare insieme dei giovani, nella movida, per schivare pericoli di cui si sentono ignare vittime. Vittime di una società matrigna che indica loro solo falsi miti, mode da seguire e fantasmi da combattere. Società indirizzata da Fedez e Ferragni, falsi maestri, curatori solo dei loro interessi. Giovani educati al culto dei tronisti, del grande fratello e dell’isola dei famosi.

Giovani impauriti, incerti nel futuro, sconfortati dalle pubbliche istituzioni ondivaghe, assertrici di tutto e del contrario dello stesso. Giovani vittime di una società ottusa; la stessa che non ha il coraggio dell’accoglienza e nasconde i disperati sotto i tappeti come le serve infedeli.

Il dramma casertano

Le Istituzioni che non hanno il coraggio d’ammettere i propri limiti, che eludono i propri doveri, che latitano assentandosi dall’adempiere le leggi che loro stessi hanno promulgato. Sciacalli pronti ad intervenire sui resti della vittima sacrificale, in attesa della prossima, sempre lesti ad accusare gli altri assolvendo il proprio «inutile» operato.

Quanto accaduto a Caserta è simile ad altri drammi, dimenticati, che domani non faranno più cronaca, in attesa della prossima vittima e dei prossimi richiami alle altrui responsabilità. La movida con le sue vittime, come i morti sul lavoro e i femminicidi sono i frutti donati dall’attuale società. Non crescono in altri terreni, sono stati seminati in questi campi; terreni non accuditi e non curati generano questi frutti. È ora di cambiare cultivar, terreno, concime e contadini. dipende solo dal volere, ed il volere è potere, basta solo scegliere.

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