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Giovannini boicotta il Ponte sullo stretto, Invitalia e Arcuri non amano “Resto al Sud”

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Non illudiamoci, non saranno il Pnrr e le risorse recovery il momento di svolta e l’occasione per il recupero dei ritardi del Mezzogiorno

Come annunciato, venerdì, sono arrivati i 24,9 miliardi d’acconto sui fondi Recovery e dovremmo essere soddisfatti. Certo, se sapessimo, però, a quali condizioni ci sono stati concessi i 122,6 mld di prestiti sui 191,5 complessivi (68,9 sono a fondo perduto). Da meridionali, alla luce dei fatti, ci tocca esserlo un po’ meno. Purtroppo, come dice l’antica saggezza: «Errare è umano, perseverare è diabolico».

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Tanto più se questo perseverare, aggiunge il sottoscritto, coinvolge il Mezzogiorno e si trascina da oltre un secolo e mezzo ovvero da quando Garibaldi, conquistò l’Italia del Sud e la regalò a quella del Nord, consentendo a quest’ultima – grazie all’ignavia di politici e cittadini del Sud – di dare il via alla colonizzazione della prima, trasformandola nel bancomat da cui la seconda potesse attingere le risorse da investire nel proprio territorio e farlo crescere.

Il peggio, però, è che, la cosa continua ancora oggi. Senza che nessuno sembra, o voglia, rendersene conto. E non pare che il Pnrr – al di là di promesse e rassicurazioni – possa rappresentare un momento di svolta.

«Non solo il Ponte, al Sud una rete di grandi opere». Parola del ministro per la mobilità sostenibile Giovannini. Parole che suonano musica alle orecchie dei meridionali. Tanto più perché, avvalorate dalla grande enfasi con cui politica e cosiddetta grande stampa, anche del Sud, le hanno rilanciate con interviste di stampo «notarile!», (domande e risposte, senza alcuna contestazione di fatti) al ministro delle infrastrutture.

Sul Sud poche concretezze per il rilancio

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Ma «‘E chiàcchiere so’ chiàcchiere, so’ e maccarune ca jèncheno a panza». E nel Mezzogiorno – e, non solo per le risorse della ripresa post-covid – di “bla bla bla” se ne continua a sentirne in quantità industriale, ma di concretezze se ne registrano, pochissime.

E proprio relativamente al “Ponte sullo Stretto” a lasciare perplessi è l’annuncio del nuovo studio di fattibilità, sull’opportunità della sua realizzazione, che letto in combinato disposto con la previsione a breve della velocizzazioni dei tempi di attraversamento, fornendo le motrici ferroviarie di batterie elettriche per evitare le frammentazioni delle operazioni di trasbordo; l’acquisto di nuove navi più lunghe; aliscafi elettrici; treni più corti e la realizzazione di un terzo scivolo per il traghettamento.

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Siamo seri, tutto questo, dopo due approfondite istruttorie (certo non gratuite ndr) nel 2002-2004 e 2009-2015 per valutarne l’inserimento fra le reti TEN-T e, poi, nel caso, la realizzazione del Ponte? Ma signor ministro le sembra uno spreco di denaro degno del «governo dei migliori»? Personalmente, penso di no. Il che certifica la mancanza della volontà di realizzare l’opera. Almeno nell’immediato. E anche questo è un fatto.

Un miliardo per le ferrovie: 88% al Nord e solo il 12% al Sud

Per il momento, due certezze, non del tutto positive per il Mezzogiorno. La prima: il miliardo di finanziamento 2021 per le ferrovie, è, more solito, destinato per l’88% (881 milioni) al Nord (linea Brescia-Verona-Vicenza e terzo valico), mentre solo per il 12% (125 milioni) al Sud (alta velocità: Napoli-Bari e Palermo-Catania-Messina). La seconda: la conferma che l’Italia dei trasporti è squilibrata verso il Nord ci viene dal fatto che per quelli locali Milano investe 868 euro all’anno per residente, contro i 157 di Napoli. E scusate se è una differenza da poco.

E dulcis in fundo, le dichiarazioni del presidente dei giovani commercialisti, De Lise, che ha denunciato l’ostilità e la riduzione delle agevolazioni di Invitalia per “Resto al Sud”. Negli ultimi due mesi. Infatti, secondo De Lise, «a chi presenta domande arrivano ‘comunicazioni di motivi ostativi’ pretestuose e ostruzionistiche, che il più delle volte si rifanno a una valutazione soggettiva e personale dell’istruttore, piuttosto che a elementi oggettivi. In spregio della normativa di riferimento e alle finalità della misura stessa, che è quella di incentivare nuove realtà imprenditoriali, valorizzandone il potenziale umano».

E questo a dispetto che le priorità trite e ritrite del Pnrr siano: donne, giovani e Sud. Ma non le ha scritte l’ad di Invitalia, meglio noto come l’uomo delle mascherine Arcuri.

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