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Caserta, servizi Inps inefficienti. Marino perché non interviene in difesa dei cittadini?

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Continuiamo ad affermare che non siamo noi a cercare il pelo nell’uovo, purtroppo è l’uovo ad essere pieno di peli. L’ultimo riscontrato nella sede provinciale dell’INPS in via Arena località San Benedetto di Caserta. Il fronte ingresso pedonale trasformato in deposito di inerti e immondizia di ogni genere; percorrendo il lunghissimo tracciato, per raggiungere l’ambulatorio lato B, non si può fare a meno d’osservare aiuole e vasi trasformati in segmenti di savana e depositi rifiuti.

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Alzando gli occhi si nota l’assenza di manutenzione agli edifici le cui vetrate sono opacizzate dalla lordura incrostata da anni. I soggetti fragili, convocati per visita d’invalidità civile, giunti all’accettazione sono costretti ad attendere in un porticato sprovvisto di sedute per i non deambulanti. Niente sedie a rotelle, sgabelli o panchine, solo la sedia che un vigilante concede a chi appare maggiormente sofferente e col fiatone.

Altro che “Istituto Nazionale per la previdenza sociale”

Mi sono vergognato d’essere italiano, cittadino del sud e casertano. Per indole non ho resistito a tacere, mosso dall’ira di vedere sofferenti sbattuti da una parte all’altra dei fabbricati. Persone sole o accompagnate, provenienti da lontano, con o senza tutori per sostenersi e continuare a pellegrinare, sudati e stanchi, indifesi ed in balia di un ente matrigno non preposto “alla previdenza sociale”… Altro che “Istituto Nazionale per la previdenza sociale”.

Di fronte all’ingresso dell’ambulatorio lato b – visite per invalidità civile-, un ampio e semivuoto parcheggio auto riservato solo ai dipendenti; sprovvisto di posti riservati agli invalidi o portatori di handicap. In quel luogo ameno e difficile da raggiungere non v’è l’accesso per ambulanze né automezzi privati ad uso dei non autonomi nella deambulazione. Condizioni da terzo mondo.

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L’area su cui sorgono gli uffici e gli ambulatori INPS di San Benedetto era “industriale”, negli anni ‘70 vi operavano i mulini Amato e gli attigui tabacchifici Donatab che davano lavoro a decine di persone. Dalla produzione alla speculazione residenziale (ex Donatab), ai (dis)servizi INPS -mulini Amato-. Il degrado di questa sede è da ascrivere, in quota parte, agli impiegati e medici silenziosi operatori in condizioni impossibili; ai poveri fruitori costretti a subire senza poter fiatare; alla conduzione l’INPS che condanna questa proprietà pubblica (l’INPS siamo NOI) nel totale degrado.

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Le maggiori responsabilità le ASCRIVIAMO al sindaco di Caserta avv. Carlo Marino perché non interviene in difesa dei cittadini costretti a rinunciare ai propri diritti senza ottenere servizi adeguati e di qualità. Responsabilità sono anche da ascriversi alle OO.SS. di categoria CGIL, UIL e CISL, presenti ed operanti con propri uffici – Patronati e CAF – silenziosi complici del degrado e della mancata tutela dei deboli. Igiene, sicurezza e diritti sono assenti negli ambulatori dell’INPS di Caserta.

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