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Il governo vara il decreto Recovery, arrivano le semplificazioni e la cabina di regia per gestire i fondi dell’Ue

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Draghi mette tutti d’accordo sul decreto Recovery. Salta il massimo ribasso per le gare d’appalto mentre le Regioni entrano nella cabina di regia

Il ministro Renato Brunetta ha parlato di ‘milestone’, cioè di pietra miliare; con meno enfasi potremmo dire che ieri il governo ha compiuto un passo importante nell’ambito dell’attuazione del Recovery Plan. Infatti, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto Recovery che ingloba le norme su Semplificazioni e governance per il Pnrr.

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In un sol colpo il premier Draghi ha delineato sia quella che sarà la governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e sia affrontato il delicato tema delle semplificazioni. Per il momento le assunzioni nella Pubblica Amministrazione, necessarie per l’attuazione del Pnrr, sono rimandate a un successivo provvedimento. Possibile che già la prossima settimana veda la luce.

Tra i nodi principali sciolti dal governo, quello sui subappalti per i quali viene mantenuta una soglia del 50 per cento fino al 31 ottobre con una serie di garanzie sulla cedibilità del contratto e sulla tutela dei lavoratori impiegati. Salta poi l’allargamento del criterio del massimo ribasso nelle gare d’appalto. Inoltre, prevista l’accelerazione delle procedure per le valutazioni d’impatto ambientale (Via), così come i tempi per le autorizzazioni vengono dimezzati.

Invece, per quanto riguarda la governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza la scelta è ricaduta su un’articolazione a più livelli. La responsabilità di indirizzo del Piano rimane in capo alla presidenza del Consiglio dei ministri, ma viene istituita una Cabina di regia, presieduta dal premier, alla quale partecipano di volta in volta i ministri e i sottosegretari alla presidenza del Consiglio dei ministri competenti in ragione delle tematiche affrontate in ciascuna seduta. La Cabina di regia eserciterà poteri di indirizzo, impulso e coordinamento generale sull’attuazione degli interventi del Pnrr.

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Draghi, quindi, riesce in quello su cui aveva fallito Giuseppe Conte, o forse sarebbe meglio dire su cui era saltato il governo giallorosso. Certo, fino all’ultimo, il testo è cambiato e soltanto alla fine dopo un ampio e articolato confronto si è giunto all’intesa con i sindacati sugli appalti, con le Regioni sulla governance e con tutti i partiti della maggioranza.

Ma al premier senza dubbio è riuscita l’operazione di evitare di rimanere vittima dei veti contrapposti trovando, in particolare sul tema degli appalti, una soluzione capace di mettere tutti d’accordo. E non è poco che alla fine tutti rivendichino il provvedimento. «Un ottimo punto di equilibrio: si tiene insieme l’esigenza profonda di rendere più rapida la pubblica amministrazione, anche in vista della sfida del Recovery, senza però sacrificare diritti fondamentali come quello a un ambiente sano, alla legalità e alla difesa del lavoro», dice il ministro Andrea Orlando; mentre Stefano Patuanelli, ministro grillino osserva: «È importante snellire e velocizzare le procedure burocratiche a tutti i livelli, ma senza rinunciare alla legalità».

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Da Forza Italia, invece, il ministro Maria Stella Gelmini rileva come «grazie all’intesa di oggi tra governo, Regioni, Comuni e Province, gli enti locali avranno un ruolo di primo piano nella decisiva fase di attuazione e implementazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Con il governo Draghi emerge una chiara discontinuità, rispetto allo scorso esecutivo, nei rapporti tra i diversi livelli di governo. Nel decreto sulla governance e sulle Semplificazioni legati al Recovery, il presidente della Conferenza delle Regioni parteciperà, dunque, alle sedute della cabina di regia e dei Comitati per la transizione ecologica e digitale ogniqualvolta si tratteranno questioni di interesse regionale».

Solo Giancarlo Giorgetti, Lega, è meno trionfante preferendo attendere: «Abbiamo approvato il dl, ora aspettiamo la gazzetta ufficiale e le opere».

Soddisfazione generale a parte, Draghi centra un obiettivo a cui teneva, anche alla luce del fatto che con il via libera di tre ‘Stati frugali’ al Recovery Plan (Austria, Polonia e Finlandia) la Commissione europea ora è pronta ad andare sui mercati per raccogliere i fondi necessari a finanziare i piani nazionali legati a Next generation Eu. Insomma, il processo potrebbe partire senza ritardi ed entro l’estate far arrivare i primi 25 miliardi. Questo spiega perché il premier Draghi tenesse tanto ad approvare entro maggio questo decreto che rappresenta una sorta di pilatro all’esecuzione del piano, con le norme sulla governance e sulle semplificazioni.

Insomma, come ha detto Giorgetti, ora bisogna passare ai fatti, all’elenco delle opere da realizzare ma soprattutto ai soldi. Fondamentali per avviare i cantieri.

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