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Caserta, la priorità del centrodestra: trovare un collante comune per costruire l’alternativa a Marino

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Questa riflessione è del giornalista scrittore non allineato Pietrangelo Buttafuoco, siciliano doc e antichissimo amico. Il noto opinionista, commentando la situazione italiana del centrodestra, osserva l’assenza di un unico collante ideale nel centrodestra, alternativo al futuro connubio tra PD e M5S.

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L’avvicinarsi dell’era post Berlusconi lascerà nudi i fianchi il retro ed il prospetto di Forza Italia. Tajani non ha nulla di Berlusconi, quindi, non potrà mai annullare attriti, smussare angoli, livellare dirupi per accomodare alleanze durature o momentanee, strategiche o di facciata. Le diverse e differenti anime di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia sono stridenti e centrifughe tra loro. Non sono i partiti o movimenti della prima repubblica, Meloni non è Almirante.

Almirante era leader tra suoi pari, era grande tra grandi, era leader con un partito organizzato in periferia ed al centro. Ugual cosa per la Lega regionale di Bossi o per il PCI di Enrico Berlinguer. Giganti della politica che vivevano di confronto, crescevano di pari alla loro classe dirigente. Il MSI impegnava il massimo delle sue energie nell’incentivare la crescita del partito attraverso la classe dirigente di tutte le età. Credeva nei giovani e nel ricambio generazionale. Ugual cosa non può dirsi adesso di nessuno dei partiti, men che meno di quelli cosiddetti di centrodestra.

La riflessione di Pietrangelo Buttafuoco si sofferma riguardo le candidature avanzate dal centrodestra per le elezioni amministrative del prossimo autunno. Milano, Roma, Napoli e la regione Calabria. Elezioni prove centrali e determinanti in vista delle politiche future.

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La destra napoletana, ancorché fatta di tante e poliedriche anime, liberale, tradizionale, conservatrice e sociale, si accontenta di fare da contrafforte ad un candidato civico proveniente dalla corporazione dei magistrati (Maresca). Milano e Roma rispolverano rispettivamente l’ex sindaco Albertini e l’onnipresente Bertolaso, si ringrazia il buon Dio che la Moratti (anch’essa ex di palazzo Marino) è occupata in regione Lombardia. Nei capoluoghi di provincia di mezza Italia, in particolare del centro sud, il centrodestra vive peggiore vita.

Personalismi, miopia politica, arrivismi e lotte di potere impediscono il corretto impegno in politica missione, in servizio alla collettività e per il bene comune. Per sbarcare al sud la Lega s’è dovuta accontentare di assemblare personale proveniente da precedenti esperienze, uguale situazione, in parte, per il partito della Meloni. Con poche o impercettibili differenze i vaporetti (Lega e F.d.I.) navigano a vista, senza adeguato personale di bordo e privi di programmi di rotta, il vaporetto di F.I. è addirittura insabbiato e rischia la secca.

In più occasioni abbiamo affermato l’urgenza di non perdere tempo nel presentare agli elettori: programma, candidati consiglieri e candidato sindaco di coalizione. Da queste orecchie il centrodestra sembra avere perso l’udito, dimostrando insensibilità rispetto ai doveri d’assumere verso gli elettori. L’avvicinarsi della scadenza autunnale, erroneamente immaginata lontana, cresce il “civismo indipendente”. Civismo maturo e credibile, emerso federando differenti e non opposte culture, sorto in positivo e non per reagire alla solita brodaglia riscaldata del Partito Democratico.

Alla luce degli ultimi accadimenti, nel centrodestra, gli imbarchi effettuati sui vaporetti o in attesa d’ingaggio sono all’insegna: «tutto fa brodo», anche se avariato.

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Il centrodestra, invece, avrebbe bisogno di un federatore. Di una figura super parte capace di coalizzare le forze esistenti in città. La cultura cattolica, la liberale e la tradizionale sociale, componenti radicate, sopite ma mai scomparse. Il centrodestra, anche per demerito della sinistra schiacciata dall’asfissiante marinismo, dovrebbe cercare aggregazione su programmi e obiettivi, difficile ma non impossibili da trovare.

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Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia responsabilmente hanno l’obbligo di rispondere agli appelli della città, accorati appelli d’aiuto, appelli di salvataggio all’inerzia Marino. Al cospetto delle drammatiche realtà in cui è condannata la città, non sono comprensibili strategie se non quelle per presentare un’alternativa certa all’infausta ipotesi di un Marino bis.

Anche nella consapevolezza dell’assenza di una locale classe dirigente, il centrodestra ha l’obbligo di fare sintesi al proprio interno. Nessuno è perfetto né indispensabile. Amministrare la “Res Publica” non è un gioco per ragazzi, ed ancor meno se trattasi della città con più dissesti finanziari, stracarica di debiti, carente nei servizi essenziali e a domanda, con l’anarchia urbanistica da stroncare e con la normalità da creare urgentemente.

A poco o nulla serve ostentare presenza politica su temi trattati dai leader nazionali. I leader locali di F.I., Lega e F.d.I. dovrebbero impegnarsi nell’affrontare e proporre soluzioni ai tanti problemi, piccoli ed immensi, in cui si dibatte la città. Il centrodestra locale dispone di politici di spicco, di esperienza politica e amministrativa, onorevoli, senatori e consiglieri regionali di valore, non si comprende l’assenza nell’affrontare e proporre soluzioni concrete alle sofferenze della città.

Fratelli d’Italia può contare su due senatori: Giovanna Petrenga e Claudio Barbaro oltre al dirigente nazionale avv. Marco Cerreto, e al consigliere regionale dr. Alfonso Piscitelli. Politici di esperienza, rodati e capaci d’aggregare.

La Lega di Salvini ha il segretario regionale (grande responsabilità) l’eurodeputato On. Valentino Grant e il consigliere regionale avv. Giampiero Zinzi. La meno messa bene, non gode di buona salute, è Forza Italia, i cui trascorsi fasti sembrano svaniti nel nulla. Il partito di Berlusconi conta sul decano senatore piedimontese Carlo Sarro, un consigliere regionale on. Massimo Grimaldi, oltre al sindaco di Pignataro e presidente dell’Ente Provincia avv. Giorgio Magliocca.

Tutto questo parterre, di nobile lignaggio politico, non è ancora in grado di esprimere l’alternativa alle sinistre e al “civismo di destra”. Nell’era del virtuale e della politica calata dall’alto, estraggano a sorte chi di loro salirà all’onore di “candidarsi a sindaco”. A mali estremi, estremi rimedi. Se non adesso, quando?

Chi ha tempo non perda tempo. Se non capaci di trovare la quadra al proprio interno, guardino altrove con intenti positivi. Non diffidare degli alleati, cerchino e trovino il bene che c’è, facciano sintesi e presentino la soluzione da tutti attesa. Qualche sacrificio personale di tanto in tanto serve, la politica è servizio e non lavoro da cui trarre utili.

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