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Continua lo scontro sul dl aperture. Dopo Salvini è la volta delle Regioni: «Cambiato accordo unilateralmente»

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Il giorno dopo lo strappo di Matteo Salvini in Consiglio dei ministri sul nuovo dl Covid, o detto anche aperture, che ribadisce il coprifuoco alle 22 ma consente la riapertura dei ristoranti all’aperto, è la volta delle Regioni muovere la protesta nei confronti del governo. Sotto accusa il patto non rispettato su scuola e coprifuoco dal premier Draghi e l’aver proceduto, quindi, al varo del provvedimento senza tenere conto delle richieste dei governatori.

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Insomma, non sembra esserci pace per il governo attorno a questo nuovo decreto, che invece sembrava non dovesse sollevare polemiche e critiche. Infatti, la cabina di regia, prima, e poi la conferenza stampa non avevano sollevato particolari criticità. E invece nel giro di qualche giorno sia Matteo Salvini e sia il fronte delle Regioni è sceso in campo contro Draghi.

In realtà il sospetto che anche dietro le proteste delle regioni ci sia sempre la Lega è forte, visto che il presidente della Conferenza Stato Regioni è proprio il leghista Massimiliano Fedriga, governatore del Friuli Venezia Giulia, che da poco ha raccolto il testimone dal dem Bonaccini. Era stato proprio Fedriga di primo mattino a puntare il dito contro il governo, per poi continuare lungo tutta la giornata.

«Sulla scuola il governo ha cambiato l’accordo in modo assolutamente unilaterale, creando un precedente molto grave che potrebbe creare uno strappo tra regioni e Stato», ha accusato Fedriga continuando: «C’è un problema istituzionale con le regioni. Stanno dimostrando una maturità molto importante, forse maggiore di quella che c’è a Roma».

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Parole dure legate alla convinzione, che però sembra essere più un auspicio: «Sono convinto che dalle prossime settimane ci potrebbe essere una revisione di questo decreto. Ci auguriamo che i contagi siano in miglioramento. Già oggi i numeri vanno in questa direzione».

E alla fine dopo la riunione della Conferenza Stato Regioni si giunge alla decisione di inviare una lettera al premier Draghi in cui i governatori offrono la «loro disponibilità ad un incontro ulteriore ed urgente, ove il Governo lo ritenesse opportuno, prima della pubblicazione del decreto legge».

L’obiettivo manco a dirlo è «di valutare il differimento dell’interruzione delle attività e della mobilità dalle ore 22 alle ore 23», ma le critiche sono anche sul ritorno a scuola visto che la percentuale sulla presenza in classe dei ragazzi delle superiori in zona gialla e arancione è salita al 70 per cento, rispetto al 60 inizialmente concordato con i governatori.

Alla fine, però, il decreto non è cambiato ed è stato pubblicato in Gazzetta così come approvato dal Consiglio dei ministri. L’unica concessione come ha spiegato la ministra Maria Stella Gelmini è che «nel decreto ci sarà scritto il 70 per cento ma non metteremo a rischio nessuno. Se non sarà possibile assicurare queste quote regioni ed enti locali potranno derogare. Stiamo lavorando per trovare la quadra».

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Non solo, perché, c’è anche l’impegno alla revisione ogni due settimane delle misure in base all’andamento dell’epidemia. «Ogni due settimane, chiarisce sempre la ministra Gelmini, verrà fatto un check a tutte le misure previste dal decreto: il primo sarà a metà maggio». Ed è a questo che sia Fedriga e sia Salvini guardano con attenzione, con quest’ultimo che precisa: «La nostra fiducia è a Draghi, non è ai chiusuristi o ai “pauristi”. Conto che il prossimo decreto in Consiglio dei Ministri entro la metà di maggio abbia il sostegno e appoggio della Lega perché Draghi prenderà atto del fatto che scienza, salute, diritto al lavoro e diritto alle libertà debbano andare insieme».

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Un Salvini che dal canto suo non ha intenzione di abbassare i toni dello scontro e anzi conferma che «la Lega si è astenuta perché non ci sono riaperture. Confermare il coprifuoco fino alle 22 addirittura fino a luglio; confermare la chiusura di bar, ristoranti, piscine, palestre; non ascoltare la richiesta di riapertura in totale sicurezza che arriva da tutti i sindaci di tutti i colori, da tutti i governatori di tutti i colori, dai sindacati, dagli imprenditori, dai commercianti, dagli artigiani, in una situazione sanitaria fortunatamente in miglioramento, significa non fidarsi degli italiani».

Clima che non è destinato a migliorare visto che il viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri, smorza gli entusiasmi di facili riaperture: «Si tratta di aspettare 2 o 3 settimane. Ma non credo che diminuiranno i contagi, piuttosto caleranno i ricoveri. E i contagi aumenteranno soprattutto tra i giovani. Bisogna aspettare l’avanzare delle vaccinazioni. Vaccinazioni e chiusure sono i due strumenti per combattere i contagi».

Dal fronte dell’opposizione Giorgia Meloni continua a mettere pressione all’alleato leghista, il quale probabilmente sente molto la competizione con FdI. «L’imposizione del coprifuoco, osserva la leader di Fratelli d’Italia, non è una scelta dettata da motivazioni scientifiche. Lo stesso CTS afferma di non esser mai stato interpellato sulla questione del prolungamento e che quindi la scelta è puramente politica, di Draghi e Speranza. Viene da chiedersi cosa ci sia dietro questa follia». E rivolgendosi alla Lega dice: «Sono contenta se la Lega su questa materia decide di alzare il livello del dibattito interno. Le misure di questo governo non sono in continuità con il governo Conte ma peggiori, sono più restrittive».

Insomma, con queste premesse è difficile che il clima possa migliorare. Anzi per la prossima settimana l’atmosfera è destinata a scaldarsi ancora di più, quando mercoledì nell’Aula del Senato sarà discussa la mozione di sfiducia, in realtà ce ne sono tre, di Fratelli d’Italia verso il ministro Speranza. Salvini ha già fatto sapere che non intende mettere in difficoltà il governo, ma senza dubbio votare la fiducia a un ‘paurista’ non sarà facile.

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