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Obiettivo Caserta | Pandemia e scostamento elezioni amministrative

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Causa la pandemia, le elezioni amministrative sono state spostate dalla primavera all’autunno 2021. Chi se ne avvantaggerà?

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Premesso, le lunghe attività elettorali causano stanchezza e noia, incertezze e scoramento negli elettori, col conseguente aumento del partito del “non voto”. Oltre un anno di “drammatica pandemia”, dall’incerta conclusione, non aiuta a fare chiarezza né oculate future scelte. La disponibilità di tempi più lunghi, comunque, potrebbe avvantaggiare chi gestisce l’amministrazione attiva. La macchina amministrativa, spesso lenta e sconnessa, nella circostanza, viene “oliata”, concretamente o apparentemente migliorata. Il potere logora chi non ce l’ha.

Quello casertano è un laboratorio politico strano, quasi incomprensibile.

Il centrosinistra, con riserve e tentennamenti, ripresenta Carlo Marino. L’occupante lo scranno di sindaco procede a ritmo sostenuto in una campagna elettorale senza risparmiare risorse. Macchina tritura ossa organizzata da palazzo Castropignano. Il PD, partito di cui Marino è fondatore, continua ad avere fibrillazioni interne e provenienti dagli alleati. Veritiere o pretestuose, Italia Viva dell’avv. Giuseppe Altieri, tenta il distinguo da Marino, il quale, senza distrarsi, continua dritto distanziandosi da tutti.

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Gli appelli all’unità delle sinistre, contro i pericoli delle “destre”, lanciate dal segretario del PD casertano, non servono ad alcunché. A sinistra di Carlo Marino rimane tanta carne a cuocere. Sortirà arrosto, carbone o solo fumo, è ancora presto a dirlo. I distinguo, lontani e antagonisti dall’avvocato di Puccianiello, ci sono e si fanno sentire. Le differenze, spesso, servono solo ad alzare il prezzo per trovare l’alleanza. Problemi locali o nazionali, ci penseranno Renzi, Calenda e Fratoianni. Conteggi matematici, differenti e da sommare, col “radicalismo-chic, salottiero e identitario”, saranno tirati, ma non si sa quando.

Gli antagonisti al marinismo becero e fascista, sono intenzionati a vendere cara la pelle, perlomeno fino al ballottaggio. In questo scenario, la città non partecipa, sonnacchiosa subisce. Marino ed i suoi supporters, politici e privati, invadono il web di attivismo social-amministrativo, fuori dal normale, senza vergognarsi né “badare a spese”, dei contribuenti.

I casertani, ignari, distratti, partecipati o allertati sono “altra cosa”.

Nell’allestimento dell’affresco casertano, il centrosinistra ha quasi concluso “sinopie” e preparato i “cartoni”. Al contrario, il centrodestra non ha ancora la contezza (consapevolezza) di partecipare al “concorso” per dimostrare di volere amministrare. Centrodestra ufficiale, quello dei blasonati, quello dei depositari del verbo.

Centrodestra dei contenitori-partito rappresentanti di “idee e progetti”. Centrodestra zeppo di figure istituzionali-rappresentative, di politici di grido e alla moda, per dirla alla politichese: «il centrodestra dei padroni dei voti» è latitante. Centrodestra ancora impegnato a osservare, meditare, scrutante senza agire.

Non se ne comprende il motivo, se derivato dal volere soppesare gli avversari esterni, oppure timorosi d’andare alla “pesa elettorale” e palesare muscoli di cartone. Centrodestra ufficialmente assente, ufficiosamente impegnato a non fare percepire a Roma e in loco, la sconfitta elettorale cui si appresta lasciando perdurare l’attuale vuoto di idee e azioni.

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Lo scostamento delle elezioni, potrebbe favorire il centrosinistra ?

Alla disastrosa vacanza annunciata dalla destra ufficiale e griffata, spontaneo fiorisce il “civismo d’area”. Civismo aconfessionale, liberal-sociale, ricusatore degli steccati casa-partito, privo d’interessi partigiani, dal muso duro e dal linguaggio spicciolo e popolare, non disposto a condannare Caserta ad altri 5 anni di “disastro Marino”.

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L’aggregante operazione “civica”, posta in essere dal già sindaco Pio Del Gaudio, rappresenta una valida proposta per ritornare alla saggia e competente amministrazione pubblica. Del Gaudio, caparbio e costante, sostenuto da 8 liste, tecnici e professionisti, artigiani, operai e gente comune, macina consensi.

Conoscitore della macchina amministrativa comunale, forte delle esperienze professionali e precedenti esperienze politico-amministrative, temprato dall’aver subito angherie e ostracismi, dalle quali è uscito vincitore, rappresenta la speranza per i casertani desiderosi di “ripartire alla costruzione” della Caserta del Recovery Fund senza distruggere quella ricevuta in eredità dai loro Padri.

In precedenti circostanze abbiamo affermato: «chi ha tempo non aspetti tempo», chiaro riferimento al centrodestra casertano da lungo periodo giacente in “coma profondo”. La storia insegna che l’essere temporeggiatori non garantisce la vittoria di scaramucce, battaglie e guerre. Le elezioni politico-amministrative non sono guerre, sono programmi da creare, discutere e palesare per ottenere consensi. Programmi da realizzare col lavoro di “donne e uomini credibili”, investiti da consenso elettorale e non dalla nomina dei padroni dei voti.

Cinque anni di amministrazione Carlo Marino hanno dimostrato cosa significa compravendita di voti, incapacità di certi consiglieri scalda poltrone, mercato delle vacche e riciclaggio dei soliti noti. Il disastro Marino va addebitato in equa parte a tutti i gruppi e consiglieri presenti nell’assemblea comunale. Nessuno escluso.

Amministrare una città, sofferente strutturalmente e socialmente, come Caserta non è da tutti. Scrivere un programma non è come comporre il “libro dei sogni”; selezionare competenze rappresentate da donne uomini non è come raccattare figuranti da vestire in maschera per la fiera del paese. Il centrodestra casertano ha il dovere d’informare del proprio operato svolto e da svolgere, solo così potrà ispirare fiducia. La destra casertana – Lega, F.d.I. e F.I.- ha il dovere di confrontarsi con la città e con le forze politiche civiche che in città sono una concreta grande risorsa.

Evidenziati e perdurando i problemi, il centrodestra casertano, ostinandosi arroccato nella fortezza a difesa del “deserto dei Tartari” (Dino Buzzati 1940) si assumerà la responsabilità dell’eventuale disastrosa riconferma di Carlo Marino a sindaco.

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