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Ristori e riaperture, la politica si gioca tutto in un mese. E intanto la tensione sociale sale

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Ristori alle categorie in crisi, da un lato, e, dall’altro, le riaperture. Sembra essere questo il binario lungo il quale si muoverà la politica italiana da qui alla fine di aprile. Con in mezzo, chiaramente, il tema delle vaccinazioni e soprattutto le tensioni sociali che sembrano progressivamente montare.

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Appunto, la piazza che anche ieri a Roma è stata protagonista di momenti di tensione con il sit in di ‘Io Apro’, i ristoratori che protestano contro le chiusure. Per la verità inferiori rispetto alle attese e soprattutto alla scorsa settimana. Complice, probabilmente, la decisione della Questura di mettere in campo uno spiegamento poderoso di forze dell’ordine e anche di vietare la concessione della piazza. Una decisione presa alla luce dell’autorizzazione già data per un’altra manifestazione a Montecitorio, ma anche per il timore di nuovi scontri.

Questo ha portato a un controllo più serrato delle vie d’accesso al centro di Roma, a partire sia dalla stazione Termini sia dagli stessi accessi autostradali. La conseguenza è stata una partecipazione inferiore alle attese, che però non ha impedito tensioni, cariche della Polizia e disordini. Nuovamente protagonista Casapound, anche se gli organizzatori della manifestazione ne hanno preso immediatamente le distanze.

A parte i ‘fascisti del Terzo millennio’ la manifestazione e le tensioni confermano comunque l’esistenza di un clima che va facendosi sempre più difficile e di una spirale sociale ed economica pesante. Segnali che non vanno sottovalutati e a cui il governo e la maggioranza, ma più in generale la politica, devono rispondere. Ecco perché i ristori e le aperture guideranno il cammino da qui a fine mese.

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Sul primo fronte ieri si è chiuso il termine per presentare emendamenti al dl Sostegni. Quasi 3mila emendamenti di cui però l’84 per cento porta la firma della maggioranza. Una situazione a dir poco paradossale che evidenzia anche la situazione di confusione che regna dalle parti dei partiti che sostengono il governo. A parte le richieste di cambiamento c’è da ritenere che difficilmente queste potranno trovare spazio all’interno del testo. I margini di manovra concessi al Parlamento sono ristretti e molti già guardano al prossimo decreto, quello Imprese, nel quale dovrebbero entrare tutte quelle richieste e misure che per ragioni di risorse non entreranno nel Sostegni.

Domani dovrebbe esserci il Consiglio dei ministri decisivo che predisporrà il testo del Def e, appunto, la richiesta di scostamento di bilancio. La cifra dovrebbe essere intorno ai 40 miliardi ma la Lega insiste perché si arrivi a 50 miliardi. Ancora presto per capire quali misure saranno finanziate, ma è evidente che sarà data priorità a tutte quelle categorie maggiormente colpite dalle chiusure e che dal punto di vista sociale stanno dando ampi segni di insofferenza. Quindi i ristoratori e poi il mondo delle palestre che finora sono stati rimasti a guardare.

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Maria Stella Gelmini

Collegato ai ristori e agli indennizzi c’è la delicata partita delle riaperture. È il lato destro della maggioranza che insiste su questo punto, convinta che il miglior ristoro sia appunto il ritorno all’attività. Per Matteo Salvini «la scienza è sempre scienza, quindi laddove la situazione sanitaria è sotto controllo bisogna riaprire già da domani». Pure Forza Italia insiste sul tema, con la ministra Gelmini che si dice sicura che «maggio sarà il mese delle riaperture», azzardando anche che «dal 20 aprile ci sarà un punto in Consiglio dei ministri per valutare la possibilità, sulla base dei contagi e dell’andamento del piano vaccinale, di qualche segnale di apertura già da aprile».

In realtà la questione è complessa e più delicata di quello che appare. Almeno per il momento non è prevista alcuna riunione della cabina di regia per questa settimana. Si attenderanno come al solito i dati del venerdì, ma l’ipotesi che già dal 20 aprile le misure decise possano cambiare è abbastanza complicato. Mario Draghi lo ha detto chiaramente, e lo ha ripetuto anche riservatamente: soltanto i dati potranno guidare verso le riaperture e soprattutto dopo aver messo in sicurezza gli over 80 e i più fragili.

Su questo anche Figliuolo nella sua ordinanza è stato categorico e lo scontro a distanza con il presidente della Regione Campania De Luca conferma che la linea del governo è tracciata. Questo spiega perché forse qualche piccola apertura potrà esserci dopo il primo maggio, anche se timida. Ad esempio, per i ristoranti soltanto l’apertura a pranzo con possibile chiusura già alle 16. Si tratta di scenari e ipotesi tutti da verificare e comunque che saranno sempre soggetti all’andamento della curva epidemica e delle stesse vaccinazioni. Insomma, il cammino è ancora lungo e tortuoso.

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