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Monta lo scontento contro il dl Sostegni. È caos per gli aiuti alla montagna

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Nemmeno il tempo di essere firmato dal presidente della Repubblica e di finire sulla Gazzetta Ufficiale che il dl Sostegni è già sotto attacco. A rischio di stravolgimento. Da giorni, lo abbiamo già scritto ieri, il provvedimento varato venerdì scorso dal governo è nell’occhio del ciclone e più passano i giorni e sempre meno estimatori e più critici raccoglie. Sembra quasi che grazie ai giorni che passano sempre più persone abbiano il tempo e la possibilità di leggerlo, e più si accorgano dei limiti che presenta il decreto legge.

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Sotto accusa il tema dello stralcio delle cartelle esattoriali. Venerdì dal Consiglio dei ministri è uscito vittorioso il premier Draghi dal braccio di ferro con la Lega, imponendole una mediazione dove oltre alla soglia dei 30mila euro si stabiliva il periodo temporale massimo delle cartelle: 2000-2011 con la possibilità di andare al 2015 ma soltanto dopo il varo della riforma fiscale.

Una soluzione che aveva lasciato molti insoddisfatti e adesso si comprende il perché, visto che applicando la norma questa servirebbe soltanto a ripulire il cassetto fiscale dell’Agenzia delle Entrate di tutte quelle pratiche ormai inesigibili su cui il Fisco italiano ha ormai perso ogni speranza di recuperare.

Insomma, un favore allo Stato e non certo agli italiani. Ecco perché da più parti sta giungendo la richiesta di prevedere modifiche. Sul punto dello stralcio delle cartelle tutto ruota attorno all’ipotesi di allargare le maglie del condono, o quantomeno di affiancarlo a una rottamazione quater per quelle nuove, in particolare quelle sospese durante la pandemia e che, invece, da maggio ricominceranno a essere inviate ai contribuenti.

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Altro punto riguarda l’esiguità dei sostegni a favore delle categorie professionali e degli stessi ristoratori. A sollevare il problema Fratelli d’Italia che con Giorgia Meloni ha evidenziato come «i fondi assegnati alla filiera della ristorazione non solo sono insufficienti, ma tarderanno anche ad arrivare. A fine marzo la cifra complessiva delle liquidazioni sarà di 87 milioni contro i 450 che il governo aveva stanziato per i richiedenti».

«Inoltre – spiega ancora la Meloni – il continuo massacro delle restrizioni che ha fatto aprire e chiudere di continuo gli esercizi, rende complicata, se non addirittura impossibile, la sopravvivenza di queste attività. Ci sono ristoratori che hanno investito nel Made in Italy per supportare l’economia italiana che oltre al danno degli indennizzi assolutamente ridicoli ora devono subire pure la beffa dei ritardi nella liquidazione. Tutto ciò è inaccettabile».

Come se non bastasse a questo si unisce nelle ultime ore la beffa per i ristoratori nelle comunità montane. Il capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, Francesco Lollobrigida, parla di «tanta confusione per il settore della montagna» a causa dei parametri utilizzati per stabilire i rimborsi.

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Francesco Lollobrigida Fratelli d'Italia Coronavirus
Francesco Lollobrigida di Fratelli d’Italia

Infatti «il governo ha previsto aiuti basati sulle presenze turistiche ma i dati saranno difficilmente calcolabili e quantificabili e le rilevazioni sono discriminanti per buona parte dei Comuni. Per alcune tipologie di contributo sarà preso a riferimento, per calcolare il danno, il fatturato del triennio 2017-2019 e per altre solo quello del 2019: un’evidente disparità di trattamento che rischia di essere catastrofica per aree come l’Appennino che due anni fa non ha registrato precipitazioni nevose».

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Confusione che ha spinto lo stesso governatore del Piemonte Alberto Cirio, di Forza Italia e quindi nella maggioranza di governo, a lanciare l’allarme: «Il Piemonte rischia di essere penalizzato se il parametro fosse davvero solo quello dei posti letto. Una vera ingiustizia a vantaggio soprattutto di quelle Regioni e Province autonome che godono già di benefici enormi rispetto a noi».

Disagio forzista verso questo provvedimento che si legge anche nelle dichiarazioni di Antonio Tajani, coordinatore di Forza Italia: «Ci muoveremo in Parlamento per migliorare il decreto, perché è un cambiamento ma non è ancora soddisfacente».

Claudio Durigon

E pure nella Lega l’umore non è dei migliori, consapevoli che così com’è il dl Sostegni è ben lontano da quello sperato. Da qui l’attenzione già spostata al prossimo scostamento di bilancio e quindi al successivo provvedimento economico, su cui Claudio Durigon, sottosegretario al Mef, avverte: «20 miliardi sono anche pochi, vedremo nei prossimi giorni, non possiamo pensare di partire zoppi, qualunque risorsa serva, va messa a disposizione perché non ci si può fermare a pensare a 20, vediamo quanto serve. Non possiamo fermarci».

Nel frattempo, però, c’è il dl Sostegni che inizierà il suo iter dal Senato e su cui è probabile si concentreranno gli sforzi per modificarlo. Non sarà facile visto che le risorse sono state tutte allocate e gli spazi di manovra sono molto pochi. Ecco perché Fratelli d’Italia continua a chiedere la sospensione del cash back che consentirebbe di recuperare 5 miliardi e investirli laddove più necessario.

Ma almeno per il momento questa ipotesi non sembra fare breccia nella maggioranza, soprattutto quella ex giallo-rossa. E messa così la situazione è difficile che il decreto possa cambiare, lasciando tanti mugugni nel governo e soprattutto Fratelli d’Italia libera di affondare i colpi in un provvedimento che più che sostegni ricordi i ristori del premier Conte.

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