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Ponte sullo Stretto, l’appello: «Si può e si deve fare. Senza bandiere partitiche, tutelare il Sud»

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Il ponte si può fare, il ponte si deve fare, senza perdere tempo e senza prospettare soluzioni alternative che allontanerebbero la Sicilia dall’Italia. Sono tutti d’accordo i relatori politici del webinar promosso dalla senatrice di Fratelli d’Italia Tiziana Drago dal titolo “Interventi strutturali al PNRR: Ponte sullo Stretto e sostenibilità ambientale”.

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Tutti d’accordo anche se da sponde diverse: di territorio e di politica. I politici che hanno preso parte all’incontro on line sono infatti di diversi partiti ed equamente distribuiti tra Calabria e Sicilia. Dalla Calabria fanno sentire la propria voce Silvia Vono, senatrice di Italia Viva e Wanda Ferro del gruppo parlamentare FDI.

Siciliani sono l’organizzatrice dell’iniziativa la senatrice Tiziana Drago e l’assessore ai trasporti della Regione Siciliana Marco Falcone.

I tecnici, ospiti del webinar, che dei progetti del ponte hanno illustrato storia e  studi scientifici, sono i professori Fabio Brancaleoni, Sebastiano Rampello e Francesco Karrer. L’evento è stato coordinato e moderato con attenzione e curiosità dal giornalista Salvo Fallica.

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È il professore dell’Università La Sapienza di Roma del dipartimento di Ingegneria Strutturale e Geotecnica Fabio Brancaleoni a fare un excursus storico sulle soluzioni pensate per collegare le sponde di Sicilia e Calabria e ad esprimersi a favore del ponte a campata unica.

Per la soluzione del ponte a campata unica si esprimono anche il professore dell’Università La Sapienza e ordinario di Geotecnica Sebastiano Rampello e il professore Francesco Karrer, ordinario di Urbanistica all’Università La Sapienza.

A seguire vi è stato l’intervento dell’assessore regionale Marco Falcone: «Al momento viviamo il paradosso di pagare per non realizzare il Ponte, quando invece dovremmo pagare per realizzare le opere. Io credo che la buona politica, senza se e senza ma e con i necessari accorgimenti, debba lavorare affinché si realizzi l’unica opera che può realmente ricucire il Mezzogiorno all’Europa. Facciamolo verificare dai più importanti organismi di ispezione mondiali, ma il Ponte va fatto e va inserito nel Recovery fund. La scadenza del 2026 può essere derogata, anche perché ci saranno certamente dei rinvii data l’enorme mole di risorse e le lungaggini burocratiche che ancora persistono».

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La senatrice Silvia Vono, che ha costituito un intergruppo parlamentare a favore del Ponte, ha aggiunto: «Ho sentito doveroso promuovere la costituzione di questo intergruppo trovando la collaborazione di tanti parlamentari d tutti i partiti politici, senza nessun pregiudizio da parte di alcuni quindi credo che l’iniziativa odierna sia la prima di una lunga serie. Adesso è necessario avere quella determinazione anche nei confronti del governo affinché lo si realizzi».

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«Auspichiamo che Draghi abbia una visione più ovviamente più centrale rispetto a quello che deve essere lo sviluppo non soltanto della Calabria e della Sicilia ma lo sviluppo che il ponte porterebbe a tutta la nazione – ha sottolineato la deputata Wanda Ferro -. Questo lo dobbiamo ovviamente sottolineare soprattutto in un momento di pandemia, in un momento in cui con questa occasione si potrebbero rilanciare gli investimenti e rimettere in moto l’economia anche attraverso il settore delle costruzioni».

Ha tirato le fila la senatrice Tiziana Drago puntualizzando che «occorrerebbe realizzare una road map di interventi perché bisogna assolutamente farsi sentire e spero nel coinvolgimento attivo di tutti gli esponenti parlamentari siciliani e calabresi».

«Dobbiamo essere i rappresentanti degli interessi dei cittadini e della nostra terra» afferma Drago aggiungendo che «un’opera così strategica non può finire nel dimenticatoio o non può divenire una chimera. Troppe cose per i siciliani sono una chimera: le infrastrutture, uno sviluppo economico concreto, il lavoro. Adesso è il momento di cambiare pagina. Inoltre, la realizzazione del ponte potrebbe contribuire ad arrestare l’incessante spopolamento dell’isola favorendo un circolo virtuoso di costruzione di nuove infrastrutture interne che permetterebbero una conciliazione efficace dei tempi lavoro-famiglia».

«Per tale motivo inciderebbe notevolmente sul piano demografico. Un obiettivo che non può e non deve avere una bandierina partitica. L’unica bandiera che dobbiamo difendere e tutelare è quella del Sud e per questa ragione ogni parlamentare, di qualsiasi schieramento, deve fare la sua parte. Soltanto in questo modo potremo ottenere la certezza che un’opera così attesa e così ambiziosa veda la luce», conclude.

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