Governo, Draghi ottiene il via libera del Senato: 262 “si” (tanti controvoglia), 40 “no” e 2 astenuti

Con 262 “si” e 40 “no”, così come previsto l’esecutivo dei due presidenti (Mattarella che lo ha voluto e Draghi chiamato a guidarlo) ha ottenuto la Fiducia al Senato.

I “no” sono arrivati – come ampiamente annunciato sin dall’inizio della crisi – dai 19 senatori di Fratelli d’Italia, unico partito di opposizione forte di un gruppo a palazzo Madana e da 4 senatori del Gruppo Misto, 2 di Liberi e Uguali e da 15 dei 92 senatori del Movimento 5 Stelle che, evidentemente, non se la sono sentiti di votare in maniera così smaccata i propri elettori e la loro prima ragione di vita: mai alleanza con i partiti tradizionali e poi – per non dover rinunciare al cadreghino – alleanza con tutti: prima con la Lega (maggioranza gialloverde, Conte 1), poi col Pd (alleanza giallorossa e Conte 2), e dire che Di Maio & C avevano solennemente giurato, «mai con il partito di Bibbiano». Infine con tutti i partiti, tranne con FDI che preferendo il voto ha rifiutato sin dall’inizio di essere complice dell’ennesima manovra di palazzo. Due gli astenuti.

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In particolare, hanno votato no al governo Draghi: le senatrici Abate, Angrisani, Giannuzzi, Granato, La Mura, Moronese e i senatori Corrado, Crucioli, Di Micco, Lannutti, Mininno, Morra e Ortis del M5S; il senatore Giarrusso e il senatore Ciampolillo del Gruppo Misto; e le senatrici Nugnes e Fattori di Liberi e Uguali. La senatrice Drago (Misto, ex M5S) si è, invece, astenuta, come aveva annunciato. Stesso comportamento dal senatore Lanièce.

Sostengono invece il governo il Movimento 5 Stelle 69 senatori (altri 8 non erano presenti al momento del voto), il Partito Democratico, la Lega, Forza Italia, Liberi Uguali e Italia Viva, tutti con ministri nel governo.

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Numerosi componenti della cosiddetta “Camera Alta” si sono espressi per la fiducia, ma sottolineando di farlo controvoglia e solo per senso di responsabilità. Non si può certo dire che il cammino di Draghi alla guida dell’esecutivo arcobaleno, sotto il segno della poltrona, cominci sotto i migliori auspici. Staremo a vedere.

Oggi tocca alla Camera. I tempi saranno così organizzati: dalle 9 alle 16 la discussione generale. Alle 18 la replica del Presidente del Consiglio, a cui seguiranno le dichiarazioni di voto. La votazione finale per appello nominale partirà dalle 20 circa.

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