Oltre Meloni, votare non interessa nessuno. E Conte ci prova, aggiungendo posti a tavola

“Voto di scambio”, ma anche “di scampo”. Lo scambio lo stanno preparando, lo scampo si è già verificato. Per ora, il voto dei Senatori ha consentito a Conte di continuare a galleggiare e scampare la bufera di polemiche che – alla luce dei fallimenti messi insieme prima, durante e dopo la pandemia – gli si rovescerà addosso, appena lasciato l’incarico e ai parlamentari di salvare poltrone, privilegi e stipendi, almeno fino al 2023.

Forse sarò un tantinello malfidato, ma mi viene un dubbio: e se lo stessero aspettando al varco del semestre bianco, quando, cioè, potrebbero liberarsene senza correre il rischio di scioglimento delle Camere? Chi vivrà, vedrà! Intanto, mercoledì il voto sulla relazione dello stato della Giustizia di Bonafede. Darà una prima risposta.

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Il problema vero, però, è che tutto ciò ha reso evidente, che, al Senato, la maggioranza non c’è e Conte si è aggiudicato il duello di palazzo Madama per rinuncia di colui che prima lo aveva sfidato e poi se l’è data a gambe, per non restare solo, visto che non tutti i suoi compagni di viaggio a bordo di Iv avrebbero votato la sfiducia a Conte.

Che, tra il taglio dei parlamentari in vigore dalle prossime elezioni, il rischio di Iv di non superare la quota di sbarramento, avrebbe significato per loro restarsene a casa. Il che fa sorgere il dubbio che, per liberarsene, lo stiano aspettando al varco del semestre bianco. Quando, cioè, se ne potrebbero liberare senza correre il rischio di scioglimento delle Camere.

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Perché nonostante le pubbliche implorazioni di aiuto, Giuseppi & c., non sono riusciti a raggiungere, la soglia della maggioranza assoluta (161), ma nemmeno quella relativa e hanno, dovuto accontentarsi di 156 voti (due dei quali: Ciampolillo e Nencini ai supplementari, più causale che casuale). In pratica, quanto opposizione (140) e astenuti (16).

Solo che, per poter governare una maggioranza vera e consistente, deve esserci. E per racimolarla, Mattarella gli ha dato solo pochi giorni. Ma seppure, al momento, la strada sembra ancora in salita – i “contraenti” stanno cercando di alzare il prezzo – alla fine ce la farà. Anche se al momento si lamenta perché «non trovo responsabili», in verità non trova irresponsabili. Ma stia tranquilllo, ce la farà. Lo aiuterà lo “scambio”.

Si è già liberato – come chiedeva Renzi – della delega ai servizi segreti. E può mettere sul piatto della bilancia, le tre poltrone lasciate libere da Iv, e ha già messo in conto lo spacchettamento di qualche ministero, per aggiungere altri possibili posto al tavolo dell’esecutivo, con consequenziale crescita degli staff e dei relativi costi.

E non dimentichiamo che ci sono sempre le oltre 500 poltrone in da attribuire nelle partecipate pubbliche tra cui: Eni, Leonardo, Enel, Poste Italiane, Mps, Terna, Enav. E poi i 32 miliardi del nuovo scostamento di bilancio che possono sempre tornare utili alla bisogna, Il governo Arlecchino non è ancora nato, ma costa già tantissimo. Ne vale la pena?

Per lorsignori certamente si, perché dovrà: evitare le urne e la vittoria del centrodestra, far si che il nuovo Capo dello Stato sia eletto da questo Parlamento, certo ridondante di 345 abusivi (per la vicina ghigliottina elettorale), ma garante che il prescelto sia di sinistra e fornito del bollo di garanzia europea.

Del resto, diciamolo senza infingimenti, che le trattative di “scambio” vadano a buon fine è quello che probabilmente si augurano tutti. Ad eccezione, però, di Meloni e FdI.

Poiché – alla luce dei sondaggi – accreditati di veder triplicati i propri consensi rispetto alle politiche 2018, sarebbero gli unici – nonostante il taglio parlamentari – a veder crescere notevolmente i propri seggi. Tutti gli altri, invece, anche se dovessero guadagnare qualche punto percentuale, dovranno rassegnarsi a veder falcidiate le proprie rappresentanze in entrambe le assemblee.

Se poi, il favoliere delle Puglie decidesse di presentarsi con una sua lista allo start elettorale, per il centrosinistra sarebbe la disfatta totale. E’ proprio quella l’area in cui Conte pescarebbe i propri consensi. Purtroppo, «la gratitudine è il sentimento della vigilia».

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