Conte attacca Renzi e cancella il Conte Ter. Il premier si prepara ad andare al voto?

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Quando tutto sembrava che stesse per scivolare verso il Conte Ter, ecco che la crisi di governo subisce una virata improvvisa allontanandosi da un comodo e sicuro approdo. Si va in mare aperto, quindi, e quello che più spaventa molti verso quella crisi al buio che significa anche elezioni.

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E pensare che nemmeno di 24 ore prima sembrava che il risultato, quello di un nuovo governo con a capo sempre Conte ma con una compagine ministeriale più autorevole, politicamente parlando, e di maggior peso fosse proprio dietro l’angolo.

Il tutto grazie a quel patto di legislatura che avrebbe consentito di accontentare Renzi, il Pd, il M5S e finanche lo stesso Conte, disponibile in questo modo alle dimissioni e ad una crisi pilotata. E, quello che più conta, tutto in linea con i desiderata del Quirinale.

Invece, come detto si torna alla casella del via in un gioco del Monopoli che visti i tempi si sta rivelando interminabile e soprattutto con esiti imprevisti. A far saltare tutto proprio Giuseppe Conte, che nella tarda mattinata di ieri fa filtrare da palazzo Chigi una sorta di velina: «Se il leader di Iv Matteo Renzi si assumerà la responsabilità di una crisi di governo in piena pandemia, per il presidente Giuseppe Conte sarà impossibile rifare un nuovo esecutivo con il sostegno di Iv».

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Nicola Zingaretti

Una mossa che spiazza un po’ tutti, a partire dal Pd che per tutta la giornata cercherà di evitare di alzare la tensione e piuttosto di smussare gli angoli consapevole che il momento è critico. Ciò però non impedisce a Nicola Zingaretti di lanciare un avviso ai renziani: «I governi non si rilanciano mandandoli a casa con una crisi che nessuno capirebbe. Sarebbe un errore politico. C’è il rischio che in Italia gli alleati di Trump tornino al potere».

Ma da Italia Viva non mancano di far notare il legame tra Giuseppi Conte e Trump: «Nicola, ma l’alleato di Trump è già a palazzo Chigi».

A sera, comunque, Goffredo Bettini lancia un messaggio chiaro ai renziani: «Ci sono delle forze che vogliono contribuire nel segno di un rapporto con l’Europa e penso che al momento opportuno queste forze possano palesarsi. Non so cosa deciderà il presidente della Repubblica e anche il premier Conte una volta che i ministri di IV leveranno al governo l’appoggio. Ma se si va in Parlamento e poi alla fine la coscienza dei singoli parlamentari dovrà essere interrogata da ognuno di essi, vediamo se emergono delle forze che vogliono esercitare una responsabilità invece che una azione distruttiva».

Insomma, un modo per dire a Renzi e ai suoi, pensateci bene e non tirate troppo la corda perché anche se uscite il governo potrebbe andare avanti e voi potreste trovarvi fuori da tutti i giochi.

Intanto, dalle parti del M5S si rompono gli indugi e si decide una linea di attacco contro Italia Viva e recuperando così l’antico antirenzismo a cinquestelle. E così si incolonnano le dichiarazioni di Toninelli, Taverna, Buffagni, D’Uva, Castelli, Cancelleri, Spadafora e addirittura anche Alessandro Di Battista. Tutti per puntare il dito contro i ‘traditori renziani’ e per avvisare che se rompono si possono sognare qualsiasi alleanza per il futuro.

Sul fronte renziano l’accelerazione contiana viene vissuta con più prudenza, al punto che le dimissioni delle ministre che sembravano certe al termine del Consiglio dei ministri di ieri notte, vengono rimandate. Se ne parlerà oggi quando nel pomeriggio Renzi terrà una conferenza stampa alla Camera.

Giorgia Meloni

Stop and go che lascia il destro a Giorgia Meloni per attaccare i renziani e questa maggioranza: «Anche oggi la crisi di governo è rimandata a domani. Dimissioni sì, dimissioni no, Conte sì, Conte no, responsabili sì, responsabili no, ministero alla Boschi sì, ministero alla Boschi no. Solo su una cosa questi pagliacci sono tutti d’accordo. A pagare il loro immobilismo, le loro poltrone mancate, le loro perdite di tempo devono essere i ristoratori, i baristi, i titolari di palestra, il comparto del turismo, le partite iva, i poveri abbandonati, i ragazzi che non vanno a scuola. Quelli, insomma, che non possono difendersi. Che schifo».

In attesa della conferenza stampa però Renzi cerca di buttare nuovamente la palla verso Conte: «Abbiamo fatto un elenco trasparente sui contenuti. Sa qual è stata la risposta? Quella di Conte stamattina e quella di ieri di Casalino che ha detto ‘li asfaltiamo in aula’. Cosa vuol dire? Che hanno già l’accordo. Hanno trovato i numeri per un nuovo governo: dopo Conte-Salvini e Conte-Zingaretti è pronto il Conte-Mastella».

E ponendo poi un’altra condizione: «Le ministre Bellanova e Bonetti in Cdm chiederanno di inserire nel Recovery Plan almeno una parte del Mes: se dicono di sì, votiamo a favore. Se dicono di no, visto che comunque è stato migliorato, ci asteniamo». Astensione che poi in effetti è stata votata dalla delegazione di Italia Viva nel CdM.

Una decisione che, se da un lato ha spianato la strada al nuovo Recovery approvato dal CdM, dall’altro, non è servita a risolvere la crisi. Anzi nel corso del Consiglio dei ministri il premier Conte ha attaccato i renziani spiegando che «il Mes non è ricompreso nel Next Generation e quindi non è questa la sede per affrontare una discussione sul punto»; ed invitando, inoltre, «a non speculare sul numero dei decessi in Italia per invocare l’attivazione del Mes», con «un accostamento che offende la ragione e anche l’etica».

Insomma, crisi sempre più buia. Ma come detto senza dubbio la mossa dell’ora di pranzo di Conte l’ha complicata. E viene da chiedersi perché lo abbia fatto. Perché come dice Renzi ha davvero i numeri e quindi è sicuro di poter sfidare in Aula i renziani?

Giuseppe Conte

Forse la risposta sta nel fatto che Conte si è fatto due conti: sia nel caso in Aula abbia i numeri per andare avanti senza Italia Viva e sia nel caso non li abbia, avrà vinto ugualmente. Come accaduto con Salvini vuole ripetere lo stesso schema, quello di additare davanti a tutti gli italiani in diretta il vero colpevole della crisi, facendo ancor meglio risaltare la sua figura di presidente senza macchia e senza ombre. Se cadrà in Aula lo farà alla luce del sole, se andrà avanti lo farà sempre in maniera trasparente per il bene degli italiani e per continuare la sua opera di contrasto alla pandemia e alla relativa crisi.

Un copione e una sceneggiatura perfetta, in linea con quello storytelling che la comunicazione di Palazzo Chigi in questo anno di pandemia ha costruito come un abito su misura per Conte. E soprattutto se non dovesse avere i numeri per continuare il cammino del proprio governo, questa sceneggiatura sarebbe perfetta per la sua candidatura alle elezioni. Voto che da Palazzo Chigi non si sentono di escludere a priori, come invece sta facendo Renzi in questi giorni. E nel caso di elezioni anticipate chi sarebbe il miglior candidato per cercare di contrastare e frenare la cavalcata trionfale del Centrodestra? Appunto Giuseppe Conte.

Chiare, quindi, le ragioni di questa accelerazione. Il professore pugliese, riflettendo bene, da un confronto in Aula ha davvero ben poco da perdere e sia in un caso o nell’altro il risultato potrebbe giocare a suo favore. Viene da chiedersi, perciò, se Renzi stavolta i conti li abbia fatti proprio bene. Vedremo oggi cosa deciderà, ma quello che sembra essere abbastanza chiaro è che al punto in cui si è spinto una retromarcia risulta quasi impossibile. O almeno sembra così.

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