Natale rosso per decreto, ma di che colore saranno le palline: rosso, blu o arcobaleno?

Natale strano e difficile questo 2020 di un anno bisestile. Divieti, contaminazioni virali, mascherine, sacrifici personali e generali, ma sotto quell’albero che continuiamo a sradicare, simbolo pagano di una società patriarcale e consumistica, che colore sceglieremo per le palline: rosso, blu o arcobaleno, simbolo delle leghe libertarie? E che tipo di giocattoli metteremo per i nostri figli? Continueremo a incartare trenini elettrici e bambole parlanti o prediligeremo le moderne consolle cinesi o gli apparecchi tecnologici del mondo nuovo?

Ma ricapitoliamo per capire meglio: le frontiere non esistono più, la Storia e le razze neanche, la nostra vecchia Europa si è confusa con l’Africa e l’Asia, il colpevole si è trasformato in vittima, e per chi non se ne sia ancora accorto, la mamma può anche non essere donna e, ad eccezione dei fenomeni del circo di una volta, la barba non rappresenta più un indice morfologico affidabile per identificare un uomo, alla faccia del padre della genetica, quel signor Mendel, un altro uomo bianco che non ha capito nulla.

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Ce la stiamo mettendo tutta per cambiare le carte in tavola eppure qualcosa deve esserci sfuggito se i ragazzi continuano a chiedere i giocattoli tradizionalmente associati al loro genere, nonostante la nostra società proponga la fluidità identitaria, il non binario, la bambola senza genere, la carta riciclata proveniente dal commercio equo ed abbia bandito pistole e carri armati, solo come giocattoli, purtroppo.

Il principio di precauzione, essenziale quando si parla di educazione infantile, sembra venire ignorato quando si tratta di propaganda di genere, quando si rifiuta di riconoscere le effettive differenze tra donna ed uomo.

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Il nuovo eugenismo, quello del livellamento e della parità vuole che ragazze e ragazzi vengano educati attraverso l’esperienza del condizionamento per avviare una pedagogia attiva che possa inculcare la nozione di genere sin dalla più tenera età.

Il compito dei nuovi educatori deve essere quello di smantellare i vecchi modelli e i passati riferimenti per costruire il genere senza ovviamente interrogarsi delle innumerevoli conseguenze psicologiche che questa propaganda potrà portare.

Per i fautori del magma umano non identificabile, la realtà non è più la stessa, è cambiata, contraddetti però dai fatti.

Questo egualitarismo radicalizzato ha infatti dimostrato il suo fallimento nelle società scandinave progredite, punte avanzate di quel progressismo in cui le politiche sociali di parità hanno prodotto esattamente l’effetto opposto di quello inizialmente previsto.

Alla domanda se le differenze tra uomini e donne siano più o meno nette nei paesi più egualitari, la risposta è che più nel paese vige la parità di genere, più le differenze caratteriali e di interessi comuni tra uomini e donne risultano evidenti.

Una correlazione molto significativa secondo la psicologia meno allineata al femminismo e al progressismo che ha evidenziato anzi una ricerca ad ampio raggio della poco conservatrice università di Berkeley, apparsa sull’autorevole rivista “Sciences”.

Lo studio dell’Università californiana ha infatti chiaramente dimostrato la relazione negativa tra la componente paritaria e le differenze tra i sessi molto superiore a quella riportata nel 99% delle ricerche pubblicate nell’ambito delle scienze sociali, risultati confermati da svariati scienziati che si sono occupati dello stessa tematica.

Parafrasando un celebre detto che recita: “più lo conosci, più lo eviti”, più si impara a conoscerlo più ci si rende conto che il progressismo non è altro che il nichilismo che ha nascosto il suo vero nome: tutto deve confondersi e tutto deve diventare indistinguibile. Ma a che cosa rassomiglierà la nostra società quando questo progressismo imperante avrà compiuto per intero il suo lavoro certosino di liquidazione dei nostri valori societari?

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