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Conte, la maggioranza e una rosa con tante spine

Un po’ come le rose che tanto belle nascondono le insidie nelle loro spine, così per Conte e la sua maggioranza il pareggio nelle elezioni regionali della scorsa settimana con annessa vittoria del Sì al referendum non ha risolto completamente i problemi. E’ vero che il risultato elettorale è riuscito a stabilizzare un pò di più il quadro politico intorno al governo, ma le difficoltà e i dossier rimangono tutti sul tavolo.

Infatti, è bastata una settimana per rendersi conto che il cammino rimane comunque accidentato e che la navigazione da qui all’elezione del presidente della Repubblica, o addirittura alla fine della Legislatura, sarà quantomeno tempestosa.

Sono tanti i temi, o appunto potremmo dire le spine, che rendono affannosa la corsa del governo e della maggioranza. A partire dalla delicata questione del Recovery Fund e del Mes. Su quest’ultimo da tempo, ma in particolare proprio dopo il pareggio elettorale, il segretario Nicola Zingaretti ha innescato la marcia più alta facendo valere il peso elettorale che il Pd ha sfoderato in queste elezioni. Unico baluardo contro la destra. E quindi adesso bisogna passare all’incasso.

Peccato che Conte e il M5S da quell’orecchio non ci sentano proprio e continuino a buttare la palla in tribuna. Il premier Conte, ad esempio, sul Mes ha indicato delle precise priorità: prima un piano dettagliato predisposto dal ministro Speranza e poi, soltanto dopo aver valutato le effettive risorse, si potrà pensare di attivare il Mes. Quindi nessuna scelta immediata, anche se ieri dalle colonne del Corriere della Sera il governatore Bonaccini è tornato a chiederlo con forza.

Sul Mes il premier Conte evita di prendere una posizione e attende il piano del ministro Speranza

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Per il momento tutto tace dalle parti del M5S, che è impegnato nella delicata soluzione della vicenda leadership. In effetti proprio questa dovrebbe essere la chiave di volta per poi consentire di risolvere la questione Mes. In breve, l’attivazione del Fondo Salva Stati avverrebbe soltanto dopo la celebrazione degli Stati Generali e la nascita della nuova dirigenza grillina. Fino ad allora meglio evitare temi e questioni che potrebbero far implodere il movimento, e meglio concentrarsi sulle risorse del Recovery.

Sul Recovery Fund Conte e la maggioranza rischiano di vedere le risorse a giugno 2021

Recovery che però, al di là delle considerazioni politiche della maggioranza, è più spine che gioie. Il mancato varo del Bilancio Ue potrebbe avere come effetto quello di allungare i tempi per l’erogazione delle risorse del Recovery. Si parla addirittura del secondo semestre del 2021. Un problema enorme per il governo che guarda a quei fondi come l’albero della cuccagna, e come la soluzione per rientrare dall’enorme esposizione debitoria creata dal governo per fare fronte alla crisi.

Probabile che l’approvazione del Def slitti alla fine di questa settimana

Conte e Gualtieri - Coronavirus Mes
Giuseppe Conte e Roberto Gualtieri

Il presidente Conte sperava addirittura di poter sfruttare un anticipo di 20 miliardi di euro già per questa finanziaria, ma visto come si sono messe le cose sarà molto difficile ricorrervi. Un bel problema per Conte e Gualtieri, soprattutto se non potranno ancora attingere dai fondi del Mes. Ecco perché l’approvazione del Def che ci sarebbe dovuta essere entro mercoledì probabilmente slitterà alla fine di questa settimana. Segno che l’incertezza regna sovrana sul governo e sulle nostre prospettive.

Confusione, ma potremmo dire preoccupazione, c’è anche sul piano dell’azione di contrasto alla diffusione dell’epidemia di Covid-19, soprattutto alla luce di quanto sta accadendo intorno all’Italia. L’aumento esponenziale dei contagi, l’istituzione delle prime zone rosse in Francia, sta seriamente preoccupando il governo che come prima cosa sta valutando di portare fino al 31 dicembre lo Stato di emergenza.

Conte ogni giorno si premura di assicurare che non ci sarà un altro lockdown, ma i rischi di un aumento della curva epidemica a causa dei contagi di ritorno dai Paesi europei è sempre più alto. Per questo la situazione viene monitorata con grandissima attenzione tanto da non escludere chiusura per aree. Su queste decisioni influiranno anche i dati che giungeranno a breve sull’incidenza dell’apertura delle scuole sulla diffusione del virus.

Sul piano parlamentare l’altra spina è la palude nella quale ormai si trova la legge elettorale. Finora l’unico voto è stato l’adozione del testo base, e da allora non è stato fatto alcun passo in avanti. Questo significa che se tutto va bene se ne riparlerà il prossimo mese e tanti saluti a Zingaretti e il Pd che avevano chiesto che il via libera alla legge elettorale fosse prima del referendum.

Ultima spina in ordine di tempo è l’aumento dello stipendio del presidente, grillino, dell’Inps Pasquale Tridico. Da 62mila euro a 150mila euro, il tutto deciso in pieno Covid e ratificato dai ministri Catalfo e Gualtieri ai primi di agosto. Una brutta vicenda che colpisce i Cinquestelle su uno dei temi nevralgici come quello del contenimento delle spese e della trasparenza. Un vero controsenso questo aumento visto che soltanto una settimana fa i grillini urlavano al taglio dei parlamentari proprio per ridurre le spese.

Di Maio: «Sulla vicenda dell’aumento dello stipendio di Tridico italiani non sono d’accordo»

Luigi Di Maio e Pasquale Tridico

Senza contare che l’Inps è da mesi nell’occhio del ciclone per i ritardi e i mancati pagamenti di Cig e bonus a professionisti e Partive Iva. Ecco perché la notizia di questo aumento è stata subita dal M5S come una frustata in pieno viso tanto che ieri sera da Fabio Fazio Luigi Di Maio ha dovuto ammettere che «sulla vicenda Tridico dobbiamo fare una considerazione legata anche al momento di grande difficoltà in cui si trovano i cittadini italiani ed è chiaro che vedendo questa notizia non sono assolutamente d’accordo».

Sui decreti Sicurezza il premier Conte ha assicurato: «Saranno all’ordine del giorno del primo CdM utile»

Difficile fin da ora immaginare quale sarà l’epilogo di questa vicenda. Così come è complicato capire da che parte penderà il governo sulla riforma dei decreti Sicurezza. Ieri il premier Conte ha assicura che la questione sarà affrontata nel primo CdM utile, e lo stesso Di Maio ha ribadito che «sicuramente bisogna recepire le osservazioni del presidente Mattarella e sono sicuro che dialogando troveremo una soluzione».

Il punto è proprio questo, la soluzione. Questa sembrava fosse stata trovata tanto che lo stesso Zingaretti qualche giorno fa aveva assicurato che la riforma dei decreti sarebbe stata una formalità. Ma anche questa come il Mes rischia di rimanere impigliata nella confusione del M5S e di essere ostaggio del Movimento fino a quando questo non avrà trovato una sua quadratura interna. Il problema è che il Pd, e in particolare Zingaretti, non può permettersi altro tempo e soprattutto di non portare nessuna battaglia a casa.

Ecco perché questa rosa del pareggio elettorale sembra nascondere più spine che gioie, più insidie che soddisfazioni. Il fatto però che questa settimana l’Aula del Senato non si riunirà per consentire i lavori delle Commissione sul dl Agosto, e che la Camera, eccetto le mozioni sui verbali del Cts, sarà impegnata soltanto nelle ratifiche di accordi e trattati di secondo piano potrà consentire alla maggioranza di dedicarsi ai tanti dossier aperti. E perciò di fare dei passi in avanti. Un motivo, questo, per cui essere sollevati. Ma giusto soltanto questo…

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