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A volte tornano… al riparo dal processo elettorale. Monti l’uomo sbagliato al posto sbagliato

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Nuccio Carrara - Sud - ilSud24
Nuccio Carrara
Già deputato e sottosegretario
alle riforme istituzionali

A volte tornano, purtroppo, e il danno è assicurato. È il caso del senatore a vita Mario Monti già Presidente del Consiglio per grazia ricevuta a seguito di quello che è stato definito «un colpo di stato sobrio». Adesso torna alla ribalta come Presidente della Commissione paneuropea sulla salute e lo sviluppo sostenibile dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

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Ma veniamo ai suoi “meriti” che ne fanno l’uomo sbagliato al posto sbagliato. Notevole la sua attività di studioso, i cui lavori di economia hanno meritato una sola citazione scientifica. Poco rassicurante la sua appartenenza ai club più esclusivi ed influenti del mondo come il Bilderberg, dove è stato membro del Direttivo, e la Commissione Trilaterale di cui è stato presidente per l’Europa.

Tralasciamo la sua appartenenza alle alte sfere della Massoneria, fermamente negata dall’interessato, ma altrettanto fermamente asserita dal suo collega di grembiulino Gabriele Magaldi. Inquietanti i suoi trascorsi al servizio della Goldman Sachs, una delle più spregiudicate banche d’affari del globo, non del tutto estranea ai guai dell’Italia e alle impennate dello spread.

In questa sede, per capire meglio il personaggio, vale forse la pena accennare anche alle sue analisi socioeconomiche. Indimenticabile il suo passaggio sui giovani: «che monotonia un posto fisso per tutta la vita». Evidentemente gli sfugge che la precarietà divora l’esistenza dei lavoratori che non godono delle sue stesse “protezioni”.

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Le sue doti di preveggenza gli fecero vedere nella Grecia «il più grande successo dell’euro». Da lì a poco la Grecia sarebbe stata preda della Troika (Commissione europea, BCE, FMI) e della crisi più nera dal dopoguerra, nella quale ancora si dibatte senza prospettive di uscita.

Tutto merito dell’Europa, verso la quale Monti non nasconde di nutrire «una distorsione positiva» e che «non è nata storicamente per dare solidarietà agli uni e agli altri, ma per mettere insieme i Paesi». Scordiamoci la solidarietà, quindi, che pure è richiamata, a parole, nei trattati europei. L’importante è stare insieme, anche se non si capisce a quale scopo.

Per fronteggiare l’emergenza Coronavirus l’Europa avrebbe reagito positivamente, «certamente più positivamente e anche più velocemente di quanto i sovranisti italiani ritengano e continuamente dichiarino». Lo ha dichiarato davvero, durante un’intervista a Tg2000, lo scorso mese di aprile. Oggi possiamo dire che l’Europa non solo non si è vista, ma non ha ancora sganciato un euro di “aiuti”. Ma poco importa se c’è una distorsione positiva.

Del resto è una costante trovarlo altrove rispetto alla realtà vissuta dal resto degli italiani.
Da Presidente del Consiglio è stato accolto come salvatore della Patria, e il suo primo decreto si chiamò appunto ‘Salva Italia’. I risultati si sono visti. Anzi, non si sono visti proprio. O, meglio, si sono visti solo quelli negativi.

Con un secondo decreto, il ‘Cresci Italia’, avrebbe dovuto assicurare la crescita economica. Ma anche questa volta gli effetti sono stati inferiori a quelli delle più decantate lozioni per la crescita dei capelli. Per farla breve, ha conseguito i peggiori risultati della storia repubblicana. Tutti gli indicatori macroeconomici – dal Pil al debito pubblico, ai dati sulla disoccupazione – sono peggiorati, durante il suo mandato, sia in cifre assolute che in rapporto agli indicatori della tanto amata Unione Europea. Però riuscì a vedere «la luce in fondo al tunnel». Forse fu allucinazione. Da quel tunnel non siamo mai usciti.

Con la sua riforma costituzionale introdusse il castrante obbligo del pareggio di bilancio. Vi aggiunse pure l’approvazione del Fiscal compact, azzoppando per i secoli a venire l’economia nazionale per renderla succube di poteri estranei e contrari agli interessi nazionali. Poteri che albergano nelle istituzioni sovranazionali e nell’Unione europea.

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Elsa Fornero e Mario Monti

La riforma delle pensioni del suo governo gettò nella disperazione centinaia di migliaia di lavoratori che improvvisamente si trovarono dal prepensionamento all’incubo della disoccupazione, senza stipendio e senza pensione. Li chiamarono «esodati», sulla cui disperazione l’allora ministro del lavoro, la Fornero, versò qualche lacrimuccia di coccodrillo.

Naturalmente è riuscito a mettere in ginocchio anche il sistema sanitario, in nome del risparmio e dell’austerità, con tagli feroci alla spesa pubblica e la soppressione di migliaia di posti letto, colpevolmente imitato dai suoi successori Letta, Renzi e Gentiloni. Un disastro emerso drammaticamente nella fase acuta della pandemia di covid 19.

Forse per questi suoi “meriti”, oggi ce lo troviamo a capo della Commissione paneuropea sulla salute e lo sviluppo sostenibile dell’Oms. Toccherà a Monti ed alla sua Commissione formulare raccomandazioni e «suggerire investimenti e riforme per migliorare la resilienza dei sistemi sanitari e di assistenza sociale».

Non stupisce che il nostro si trovi bene con gli incarichi non elettivi, purché prestigiosi e ben remunerati.

Certamente è la sua idea di democrazia che gli ha consentito di infierire sulle carni vive degli italiani e che ancora gli consente di ricevere encomi ed incarichi dalle organizzazioni internazionali non elette. Come da Rapporto della Trilatertale sulla crisi della democrazia, bisogna frenare gli «eccessi della democrazia» ed anzi «bisogna ridurre le libertà dei cittadini». Obiettivi del tutto encomiabili dal suo punto di vista.

È già stato Commissario europeo, e si è trovato a suo agio in quell’ambiente a lui congeniale, soprattutto perché «le istituzioni europee hanno accettato l’onere dell’impopolarità, essendo al riparo dal processo elettorale».

L’impopolarità è la sua vocazione e la merita tutta.
Nella sua prima intervista, in veste di Presidente della Commissione, parla liberamente, ben riparato dal processo elettorale: «Io non ho mai letto una ragione convincente per non utilizzare i fondi del Mes». Ci propone il famigerato Meccanismo Europeo di Stabilità, impropriamente chiamato Fondo Salva Stati, lo stesso che, sotto altro nome, ha salvato così bene la Grecia da ridurla alla fame. Ma forse è proprio questo il più grande successo dell’euro.

Inoltre, a sentire Monti, sembra che «il sistema politico italiano non sia in grado di decidere una spesa importante dai 20 ai 35, 36 miliardi, secondo le stime, per la salute, se questo non viene già palettato dall’Unione europea».

Stavolta le famigerate “condizionalità” rispuntano sotto forma di “paletti”, inevitabili perché «non è probabile che governo e parlamento ci arrivino da soli». Come farebbero senza paletti? Occorre l’aiutino dell’Europa.

Ben venga quindi il commissariamento dell’Italia, con buona pace del “popolo sovrano”, che può fare a meno di eleggere i suoi rappresentanti, molti o pochi, tanto ci sarà sempre l’Europa a dirci cosa dovremo fare per il nostro bene. E per la nostra salute ci penserà l’OMS. Affidiamoci all’Europa ed agli esperti dell’OMS, tutti serenamente posti al riparo dal processo elettorale.

Nuccio Carrara
Già deputato e sottosegretario
alle riforme istituzionali

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