Dopo i disastri del secolo scorso, Bassolino ci riprova. Ma con lui Napoli ha già dato

Politica e partiti scomparsi dalla circolazione, ma si sono triplicati i cacciatori di poltrone. Qualcuno la confonde con un posto di lavoro

Un esercito di candidati per 1.162 poltrone di sindaco e consiglieri di altrettanti comuni d’Italia. Per cui, dalle 7 alle 23 di oggi e dalle 7 alle 15 di domani e il 17 e 18 ottobre per l’eventuale ballottaggio, urne aperte a 12 milioni di cittadini per rinnovare sindaci e assemblee cittadine, del 14% delle nostre istituzioni locali. Negli stessi giorni, la Calabria sarà chiamata a eleggere il nuovo Consiglio regionale e a rieleggere il presidente, in sostituzione della forzista Iole Santelli, eletta a gennaio del 2020 e scomparsa a ottobre dello stesso anno.

Mentre 152mila cittadini della provincia di Siena voteranno per sostituire alla Camera dei deputati Pier Carlo Padoan (Pd) dimessosi per entrare nel cda dell’Unicredit e 119mila del colleggio 1-11 del Lazio, per surrogare la grillina Manuela del Re nominata rappresentante dell’Ue per il Sahel.

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Per darvi la misura dell’esercito di candidati che saranno in movimento oggi è sufficiente un solo esempio quello più vicino a noi, Napoli, 7 candidati sindaci, 32 liste, 1.200 aspiranti consiglieri comunali. In pratica 30 per ogni posto disponibile (40). Ai quali bisogna sommare i 4/5000 candidati consiglieri di municipalità.

Una realtà che, obiettivamente, fa a pugni con il fatto che i partiti sono praticamente scomparsi dalla circolazione preferendo virtualizzarsi e nascondersi nei meandri dei cosiddetti social, che sono sempre di meno le persone che si occupano attivamente di politica e sono sempre di meno quelle che vanno a votare (non a caso da decenni il primo partito d’Italia è quello degli astenuti, delle schede bianche e nulle) al punto che tante liste ai nastri di partenza ottengono meno voti delle firme di sottoscrizione per la loro presentazione.

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Per molti la poltrona è un posto di lavoro

Di contro, però, sono tantissimi quelli che sognano la poltrona e qualcuno la considera, in mancanza d’altro, addirittura, una sorta di posto di lavoro. Infine, sono ben 13 (37% del totale), le liste al «servizio» di Manfredi. Gli basterà tutto questo per vincere? Teoricamente sì, tanto più che all’esercito di candidati al comune, vanno aggiunti i plotoni di quelli in corsa per le municipalità, senza dimenticare l’infinita sequela di errori del centrodestra che è sembrato anche aver rinunciato a fare campagna elettorale.

Eppure, non è detto. E, comunque difficilmente al primo turno. Perché nonostante tutto: Bassolino – a dispetto dei disastri lasciati nel suo primo passaggio e che Napoli sente ancora bruciare sulla propria pelle -, Clemente e Maresca sono avversari difficili; perché per sfuggire ai confronti ed evitarsi domande indiscrete, ha pensato bene (o male?) di accompagnarsi a Letta e Conte (ai quali ha strappato l’appoggio per il debito di 2,7miliardi di euro che erediterà una volta eletto) e agli altri leader dei partiti amici coi quali ha discusso di “patti” e “piani” che di queste “strategie”, tanto fumo e poco arrosto, sono gli antesignani.

La grande ammucchiata dragoniana

Peccato non siano mai andati oltre. E visti i comportamenti, la grande ammucchiata dragoniana non sembra aver alcuna intenzione di cambiare strada. Anzi proprio a metà settimana – alla vigilia dal voto, convinto della propria intoccabilità per il conformismo della «famiglia allargata» e la buona stampa che lo accompagna – Draghi ha tolto la maschera e dopo aver assicurato il blocco delle tariffe di luce e gas ha spedito agli italiani bollette con il 29,8% in più per la luce e il 14,4% per il gas in totale il + 44,4%.

Eppure l’aumento previsto avrebbe dovuto essere del 42%, ma «dal dire al fare» è cresciuto di un altro 2,4%, E non dimentichiamo che già nel II e III trimestre di quest’anno erano cresciuti rispettivamente del 13,7% e del 19,2% per un totale del 32,9%. Insomma dall’inizio dell’anno il costo di luce e gas è già cresciuto dell’83,6%. E ora stanno provvedendo ad alzare gli estimi catastali per poter mettere le mani sulle nostre case.

Ma la stampa continua a osannare SuperMario che «ha rilanciato il Paese». Un rilancio che, però, a parte loro e i diretti interessati nessuno vede. Come ai tempi dell’altro SuperMario: Monti. Peccato che il centrodestra compatto a chiacchiere, ma liquido nei fatti e diviso fra maggioranza (Fi e Lega) e opposizione (FdI) rischia di non riuscire ad approfittarne.

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