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Centrodestra lancia l’allarme: niente scherzi sulle regionali. Governo non pensi di rinviarle di nuovo

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Giorgia Meloni

«Niente scherzi da regime autoritario, caro Conte». Giorgia Meloni lo dice a brutto muso al governo, nel giorno in cui i contagi raggiungono il livello massimo da maggio fino ad oggi. Un’impennata che letta così non può che preoccupare, anche se il non detto è che i tamponi effettuati sono aumentati di 20mila in un solo giorno.

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Senza dimenticare i numerosi focolai che si stanno accendendo nel Paese, causati però dai rientri. E non poteva essere diversamente perché se il governo è subito intervenuto per chiudere le discoteche (peccato però che lo abbia fatto il giorno dopo il pienone di Ferragosto) non ha pensato di gestire gli arrivi dall’estero.

Basterebbe dare uno sguardo a quello che succede negli aeroporti per rendersi conto del caos. Non esiste una procedura nazionale e ognuno si industria come può. Ad esempio, nel Lazio a Fiumicino fino alle 18 ci sono controlli dopo di che ingresso libero. Peggio ancora a Napoli, a Capodichino, dove il termoscanner è guasto.

Per non parlare della gestione dei migranti. Porti aperti ma soprattutto nessun controllo nei centri tanto che le fughe dei migranti sono all’ordine del giorno.

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E’ evidente che in una situazione così i focolai rapidamente iniziassero a crescere. Una situazione che, almeno per il momento, sembra essere sotto controllo o comunque non tale da portare a decisioni drastiche fino a un nuovo lockdown.

Centrodestra ‘avverte’ il governo: nessun rinvio delle elezioni regionali

Ciononostante, la leader di Fratelli d’Italia ha lanciato l’allarme: «Avevano spergiurato che la proroga dello stato di emergenza era solo una formalità “tecnica”, poi, grazie a quella proroga, con un semplice atto amministrativo (senza passaggio parlamentare o firma del Presidente della Repubblica) chiudono i locali e introducono nuove limitazioni alle libertà costituzionali. E ora creano i presupposti per poter far saltare le elezioni regionali del 20 settembre se i sondaggi dovessero essere sfavorevoli all’accozzaglia Pd-M5S».

Matteo Salvini

Preoccupazioni che a tarda sera si materializzano nelle dichiarazioni dell’altro leader del Centrodestra, Matteo Salvini il quale dice: «Pensare di sospendere le elezioni di settembre accampando la scusa del virus, così da evitare una sconfitta annunciata, sarebbe un attentato alla democrazia da parte del governo. La Lega e gli italiani sono pronti a reagire, con forza e compostezza, a questo eventuale, ennesimo gravissimo attacco alla libertà».

Mitomani quelli del Centrodestra o c’è del vero in quello che dicono Meloni e Salvini? Il governo sta davvero facendo scivolare lentamente il Paese verso la pandemia per attuare un nuovo lockdown così da impedire le elezioni regionali di settembre, che vedono la maggioranza in grossa difficoltà?

Alleanza Pd-M5S sempre più in alto mare

Per ora dalla maggioranza non ci sono reazioni ufficiali alle dichiarazioni del Centrodestra. Né di sdegno, né di critica. C’è però da dire che la situazione a livello elettorale per il Pd e il M5S si sta davvero mettendo male. Poco prima di Ferragosto con il voto degli iscritti su Rousseau, che di fatto ha dato il via libera alle alleanze elettorali per i Cinquestelle, sembrava che si stesse andando verso il sereno. Non più divisi ma uniti in tutte le Regioni con la certezza di poter competere, se non assicurarsi la vittoria, in almeno una delle due in bilico, Puglia e Marche.

Vito Crimi M5S
Vito Crimi

Invece, da allora non si è registrato alcun passo in avanti. Anzi ieri la chiusura definitiva sia dai territori, dove i candidati Cinquestelle hanno smentito qualsiasi passo indietro, e sia a livello nazionale dove il capo politico Vito Crimi ha spiegato che l’accordo «va fatto solo dove ci sono le condizioni» e che «va rispettata la decisione legittima di quei territori che compiono scelte diverse, perché non vedono le condizioni per intraprendere un percorso comune, e nessuna forzatura deve essere fatta».

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Nicola Zingaretti

Un sonoro ceffone al Pd che da giorni come un innamorato non corrisposto attende che la sua bella si conceda, provocando anche qualche malumore interno al punto che lo stesso Nicola Zingaretti è dovuto intervenire pubblicamente per spiegare che la costruzione di «un accordo o meno è ovviamente delegata a processi politici locali e all’individuazione di candidati credibili da sostenere per vincere». Perciò «nessuna voglia di “esultare” per questo risultato (il voto su Rousseau ndr.), ma, avendo nei Comuni e Regioni sistemi elettorali maggioritari, soddisfazione sì. Credo sia lecito esprimerla perché si allarga la possibilità di costruire alleanze».

Parole che suonano non solo come una frenata, ma anche come un moto di orgoglio, e cioè per smentire che il Pd non stia aspettando altro che allearsi con il M5S. Ma ad uscire sconfitto è pure il premier Conte che proprio ieri sulle colonne de Il Fatto Quotidiano in un’intervista aveva sollecitato le parti a trovare un accordo perché «in Puglia e nelle Marche presentarsi divisi espone al rischio di sprecare una grande occasione».

E così a poco più di 48 ore, la chiusura delle liste è prevista per sabato alle 12, tutto è tornato in alto mare e soprattutto la prospettiva di limitare i danni rispetto a un Centrodestra che viene dato per vincente. Perché se davvero Marche e Puglia dovessero essere perdute andando al Centrodestra, il risultato finale sarebbe di 4-2, sempre che la Toscana rimanga nelle mani del Centrosinistra visto che anche qui in sondaggi non fanno dormire sonni tranquilli.

Dinanzi a una vittoria schiacciante del Centrodestra il governo non potrebbe fare finta di nulla

Dinanzi a un 4 a 2 per il Centrodestra, e ancora di più con un 5 a 1, è chiaro che il governo non potrebbe fare finta di niente. Le dimissioni sarebbero quasi una tappa obbligata, aprendo a scenari che potrebbero portare dritti alle elezioni.

Ecco, allora il timore che inizia a serpeggiare nel Centrodestra a cui prima la Meloni e poi Salvini hanno voluto dare corpo. Il colpo, basso, del governo e della maggioranza che prendendo al volo la recrudescenza dell’epidemia decida di rimandare le elezioni e così anche il giorno del giudizio.

E’ chiaro che quello del Centrodestra è un avvertimento e che tutti si augurano per il bene della democrazia e di questo Paese che non accada. Ma un certo timore rimane, riguardando anche quanto accaduto in questi mesi. Quello di vedere da qui a qualche settimana Conte agghindato da capo circo che all’esterno del tendone chiama la folla: «Venghino, signori venghino. Entrate a vedere la seconda ondata, il nuovo lockdown».

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