Coronavirus, Cotugno assaltato dai vacanzieri per il tampone. L’ospedale: «Non è questa la procedura»

Sarà per evitare le multe elevate sancite dall’ultima ordinanza del governatore De Luca, oppure per l’effettivo pericolo di infettare i propri cari ma tant’è che da ieri mattina centinaia di ragazzi hanno preso d’assalto l’ospedale Cotugno di Napoli al ritorno dalle vacanze. La motivazione? Chiedono che gli venga effettuato il tampone per il Coronavirus. A raccontarlo è stato questa mattina il quotidiano ‘il Mattino’. Centinaia di persone, con punte di 200 presenze all’esterno dell’ospedale, in fila e preoccupati o semplicemente scrupolosi, che non hanno evidentemente letto il dispositivo firmato dal governatore. Il direttore generale dell’Azienda dei Colli, Maurizio Di Mauro, avverte: «Non sono queste le procedure».

La Direzione ha chiesto, già ieri, che la Asl Napoli 1 centro, deputata allo screening con i tamponi e o i test sierologici, invii personale per fronteggiare la coda e dall’Azienda sanitaria sono arrivati rinforzi che si stanno occupando della fila di persone venutasi a creare. Ma è una situazione ‘transitoria’, alla quale si è risposto per evitare che potessero crearsi problemi di qualunque natura.

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Cotugno, Di Mauro: «Abbiamo fronteggiato la crisi ma ora stiamo andando oltre»

«Le persone che rientrano – spiega all’ANSA Di Mauro – sono tenute a segnalare il rientro alla Asl che provvede a contattarle per gli esami, laddove necessario. Chi rientra è tenuto alla quarantena, per capire se hanno contratto il virus e nell’attesa dei risultati dei test, nel caso in cui ci siano stati sintomi, legati al Covid-19». «Abbiamo fronteggiato la fase critica come ospedale – sottolinea Di Mauro – Ora stiamo dando un contributo che va oltre perché lo screening tramite tampone è competenza territoriale. Le persone non possono venire qui in maniera autonoma, tra l’altro distraendo personale dalle cure dei pazienti».

L’auspicio è che, già a partire da domani, non si verifichino code al pronto soccorso dell’Ospedale Cotugno, diversamente «saremo costretti a notificare alle persone che vengono una informativa con le disposizioni cui devono attenersi». «Gli assembramenti che si creano qui fuori – aggiunge – sono pericolosi perché se solo uno è positivo sta diffondendo il contagio, infettando tutti gli altri». In più, «recarsi in ospedale per fare il tampone appena rientrati non serve a niente perché, seppure si è venuti in contatto con il virus, servono almeno 3/4 giorni per capirlo».

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