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Conte cerca il disgelo con Zingaretti ma il dl Semplificazioni si complica. E’ stallo anche sulla legge elettorale

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Salta il Consiglio dei ministri. In bilico il dl Semplificazioni

Doveva essere un tranquillo giovedì di fine settimana parlamentare e invece si è trasformata nell’ennesima giornata di passione per il governo e la maggioranza, con il Consiglio dei ministri che salta e con un preconsiglio convocato ad oltranza in una riunione fiume. E dire che tutto lasciava presagire bene. La riunione tra Giuseppe Conte e la maggioranza, anche se a tarda notte non si era conclusa con un accordo, aveva comunque previsto un nuovo incontro di primo mattino, ieri appunto.

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E lo stesso Davide Faraone, capogruppo al Senato di Italia Viva, aveva assicurato che in settimana sul dl Semplificazioni si sarebbe chiusa la partita. Così il timing prevedeva dopo la riunione un veloce preconsiglio dei Ministri con una seduta del Consiglio dei ministri nella stessa giornata di venerdì.

Invece, è saltato tutto facendo affiorare, o sarebbe meglio dire rendendo visibili a tutti, le divisioni e i contrasti nella maggioranza di governo. Un nervosismo che nel corso della giornata è andando aumentando.

Per Repubblica ‘gelo’ tra Conte e Zingaretti

Il premier Giuseppe Conte

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Ad aprire questa nervosa giornata ci aveva pensato un articolo di La Repubblica, che riferiva del grande gelo tra Conte e Zingaretti e di una situazione sempre più tesa nella maggioranza dove ormai nessuno si fiderebbe dell’altro. Punto nel vivo proprio il premier Conte è stato costretto ad intervenire dicendo che «i giornali di oggi mi hanno molto sorpreso. Non c’è alcun gelo con Zingaretti. Vi dico in anteprima che oggi lo incontrerò».

Incontro che appunto c’è stato ma a suggello di una ben precisa strategia di comunicazione costruita dallo staff di Conte. Il premier infatti decide all’ora di pranzo di uscire dal Palazzo, di mangiare fuori e di dedicarsi a un bagno di folla. Va per il centro di Roma, incontra cittadini, commercianti, gente comune. Insomma, prova ad uscire dall’angolo nel quale sembra essersi cacciato da qualche giorno, se non da qualche settimana.

Conte come la Seconda Repubblica decide per il ‘bagno di folla’

Anche se i sondaggi non mostrano flessioni Conte sente che dagli Stati generali la pressione di alleati e avversari politici, dentro e fuori la maggioranza, si è fatta sempre più forte. E come accadeva ai tempi della Seconda Repubblica anche lui decide di riconnettersi con il ‘suo popolo’, di mescolarsi con esso e di segnare una netta distanza rispetto a chi a differenza sua non vuole correre, non vuole una ripresa veloce dell’Italia. In una parola non ha coraggio.

Chiaro non fa i nomi ma sembra di essere tornati alla Seconda Repubblica, manca soltanto l’affondo al teatrino della politica che impedisce le riforme e di lavorare per il bene dell’Italia.  E al centro dei suoi pensieri in questa giornata c’è il dl Semplificazioni, la madre di tutte le riforme per il premier ma che sta registrando forti resistenze da parte della sua maggioranza.

La maggioranza ‘smonta’ il dl Semplificazioni

Anzi potremmo dire che questi la stanno smontando pezzo per pezzo. Via il condono come volevano Pd, sinistra e M5S; via l’abuso d’ufficio come chiedevano i renziani; no agli appalti senza gara accontentando Leu; e infine ridiscutere anche l’estensione del modello Genova che più di un partito non vede come soluzione ottimale.

Possibile convocazione del CdM la prossima settimana

Da qui le rigidità di Conte, se non le stesse resistenze rispetto a un testo che ne uscirebbe dimezzato e fortemente depotenziato rispetto agli intenti iniziali. Tanto meglio non vararlo proprio, spiega lo stesso Conte nella riunione del mattino, anche se in piazza ostenta quel ‘coraggio’ e quella voglia di riformare il Paese che altri non avrebbero. E infatti il Consiglio dei ministri previsto per questo week end per ora non è stato fissato e l’ipotesi che si vada alla prossima settimana è sempre più concreta.

Incontro Conte-Zingaretti. Conte: piena convergenza

E come detto alla fine incontra Nicola Zingaretti per confermare che non c’è gelo, anzi «piena convergenza con Zingaretti sul decreto semplificazioni da portare presto in Cdm. La pensiamo allo stesso modo: bisogna correre».

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Pd: governo ha la forza per decidere e fare le cose

L’ingresso della sede di largo del Nazareno

Mentre dal Pd precisano: «Dopo le incomprensioni positivo incontro di chiarimento. Il Governo ha la forza per decidere e fare le cose. Il Pd è il primo sostenitore della sburocratizzazione dello Stato e della semplificazione. Rispettando le autonomie dei territori è giusto provare a costruire progetti unitari e condivisi nelle regioni».

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Di tutta la frase però a rimanere impresso è quel «il governo ha la forza per decidere e fare le cose» che è la posizione su cui da settimane si è attestato il Pd. E’ la sua linea del Piave oltre la quale non può indietreggiare. E’ quella svolta che chiede Zingaretti e che si attendono da largo del Nazareno per andare avanti con questo Esecutivo. Altrimenti meglio voltare pagina, anche perché giorno dopo giorno è evidente che l’esperimento di Franceschini e cioè di quell’alleanza organica tra Pd e M5S non è riuscito.

Conte: sconfitta per tutti mancata alleanza alle regionali

Lo ripete anche Conte, che non trovare un momento di sintesi agli appuntamenti Regionali «sarebbe una sconfitta per tutti, anche per me, se non si trova un modo per fare un passo avanti. Basterebbe mettere da parte le singole premure». La verità è che mancano le condizioni per un’alleanza strategica e politica. Lo dimostra quello che è accaduto in Umbria con la sonora sconfitta alle regionali, ma soprattutto il fatto che il governo rossogiallo è nato soltanto per impedire di andare alle urne e consentire una vittoria a valanga di Salvini.

Crimi (M5S): alleanza nel rispetto dell’autonomia dei territori

Vito Crimi M5S
Vito Crimi

E l’impossibilità di un’alleanza lo conferma a tarda sera anche il capo politico del M5S, Vito Crimi: «Il Movimento 5 Stelle non si è mai sottratto al confronto là dove ci sono le condizioni per avviare percorsi condivisi, come stiamo facendo in Liguria. In Campania invece il nostro appello non ha avuto riscontro. Un percorso che non può prescindere dal rispetto dell’autonomia dei territori e delle sensibilità che esprimono».

Parole che suonano come una chiusura piuttosto che un’apertura ad alleanze territoriali. E intanto già si intravede il prossimo punto di rottura: la legge elettorale. Il Pd punta a chiudere alla Camera prima dell’estate il varo del nuovo sistema proporzionale con sbarramento e questo perché in caso di crisi di governo sarebbe un ottimo argomento per allungare la legislatura.

Conte e Italia Viva frenano sulla riforma della legge elettorale

Peccato che sia Renzi e sia Conte non siano dello stesso avviso e abbiamo iniziato e remare contro, tanto che da Italia Viva Ettore Rosato avverte: «Stiamo attenti a non essere completamente disconnessi con quello che succede fuori dal palazzo. Le priorità degli italiani non stanno nella legge elettorale per il 2023 ma nella crisi economica che drammaticamente morde il Paese».

A cui replica Andrea Orlando del Pd: «Io credo che si possano fare due cose alla volta. Rilanciare il Paese e fare una legge lievemente migliore di quella attuale, evitando che milioni di italiani siano sotto rappresentanti».

Sarà anche passato il gelo ma ci certo il sole non è ancora spuntato nel cielo della maggioranza rossogiallo. E chissà se accadrà mai.

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