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‘Family act’, la nuova millanteria del governo Conte: promette alle famiglie soldi già loro

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Sostenere la genitorialità, la funzione sociale ed educativa delle famiglie, contrastare la denatalità, valorizzare la crescita armoniosa dei bambini e investire sul protagonismo giovanile, nonché per favorire la conciliazione della vita familiare con il lavoro, in particolare quello femminile.

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Sono questi gli obiettivi del “Family act”, il disegno di legge, licenziato l’11 giugno dal Consiglio dei Ministri (su proposta del Ministro per le pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali Nunzia Catalfo) è composto da 8 articoli.

Ecco in sintesi gli aspetti del Ddl ‘Family act’:

1) Assegno Universale. L’assegno è mensile e verrà corrisposto dal settimo mese di gravidanza fino al compimento del diciottesimo anno di età di ciascun figlio, ad eccezione della figlia o del figlio disabile per il quale non sussistono limiti di età, tramite una somma di denaro o mediante il riconoscimento di un credito d’imposta, da utilizzare in compensazione. Nel caso di figli successivi al primo, l’assegno subirà una maggiorazione del venti per cento, così anche nel caso di figlia o figlio disabile.

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2) Congedi Parentali. Si stabilisce un periodo minimo non inferiore ai due mesi di congedo parentale non cedibile all’altro genitore per ciascun figlio. Prevede inoltre un periodo di congedo obbligatorio non inferiore a 10 giorni lavorativi per il padre lavoratore nei primi mesi di nascita del figlio e che il diritto al congedo sia concesso a prescindere dallo stato civile o di famiglia del genitore lavoratore; previsto un permesso retribuito, di almeno 5 ore nell’arco di un anno scolastico per i colloqui con i professori dei figli; prevista l’introduzione di modalità flessibili nella gestione di congedi, compatibilmente con le esigenze del datore di lavoro e nell’ambito della relativa competenza, con le forme stabilite dalla contrattazione collettiva applicata al settore; prevista una durata minima di 2 mesi di congedo non cedibile all’altro genitore.

3) Incentivi al lavoro femminile. Introduce l’indennità integrativa del 30% della retribuzione per le madri lavoratrici erogata dall’Inps, per il periodo in cui rientrano al lavoro dopo il congedo obbligatorio; la deducibilità delle spese per le baby-sitter tenendo conto dell’Isee; la modulazione graduale della retribuzione percepita dal lavoratrice nei giorni di astensione nel caso di malattia del figlio; forme incentivanti per i datori di lavoro che stabiliscono modalità di lavoro flessibile; prevede inoltre che ai genitori di figli con età inferiore a 14 anni sia riconosciuto il lavoro agile; una quota del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, per l’avvio delle nuove imprese start up femminili e l’accompagnamento per i primi due anni.

4) Autonomia e Protagonismo Giovanile. Prevede il sostegno alle famiglie, mediante detrazioni fiscali delle spese sostenute per l’acquisto di libri universitari per ogni figlio maggiorenne a carico, iscritto all’università, che non goda di altre forme di sostegno per l’acquisto di testi universitari; il sostegno alle famiglie, mediante detrazioni fiscali delle spese relative al contratto di affitto di abitazioni per i figli maggiorenni iscritti ad un corso universitario; il sostegno alle giovani coppie, composte da entrambi i soggetti di età non superiore a 35 anni, mediante agevolazioni fiscali, per l’affitto della prima casa.

5) Infanzia. Nell’ambito del riordino delle misure di sostegno per i figli a carico, si prevede un buono per il pagamento delle rette degli asili nido e altri servizi per l’infanzia nonchè l’assegno di natalità.

Nell’esercizio delle deleghe previste – si legge nella nota diffusa da Palazzo Chigi –  il Governo dovrà attenersi ai seguenti principi e criteri direttivi:

  • assicurare l’applicazione universale di benefici economici ai nuclei familiari con figlie e figli, secondo criteri di progressività basati sull’applicazione di indicatori della situazione economica equivalente (ISEE), tenendo anche conto del numero delle figlie o dei figli a carico;
  • promuovere la parità di genere all’interno dei nuclei familiari, favorendo l’occupazione femminile, in particolare nelle regioni del Mezzogiorno, anche attraverso la predisposizione di modelli di lavoro volti ad armonizzare i tempi familiari di lavoro e incentivare il lavoro del secondo percettore di reddito;
  • affermare il valore sociale di attività educative e di apprendimento, anche non formale, dei figli, attraverso il riconoscimento di agevolazioni fiscali, esenzioni, deduzioni dall’imponibile o detrazioni dall’imposta sul reddito delle spese sostenute dalle famiglie o attraverso la messa a disposizione di un credito o di una somma di denaro vincolata allo scopo;
  • prevedere l’introduzione di misure organizzative, di comunicazione e semplificazione che favoriscano l’accesso delle famiglie ai servizi offerti e la individuazione degli stessi.
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Le principali scadenze temporali previste per l’adozione dei singoli provvedimenti attuativi del ‘Family act’ sono:

  • entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge di delega un decreto legislativo istitutivo dell’assegno universale recante il riordino e la semplificazione delle misure di sostegno economico per le figlie e i figli a carico, nonché uno o più decreti legislativi per la istituzione e il riordino delle misure di sostegno all’educazione delle figlie e dei figli;
  • entro ventiquattro mesi dall’entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi di potenziamento, riordino, armonizzazione e rafforzamento della disciplina inerente i congedi parentali, gli incentivi al lavoro femminile, le misure di sostegno alle famiglie per la formazione delle figlie e dei figli e per il conseguimento dell’autonomia finanziaria.

Indubbiamente, aiutare genitorialità e famiglia è davvero un’ottima idea, peccato, però, che come tutte le cose organizzate da questo governo è soltanto la dimostrazione di cosa sia il «gioco delle tre carte» nel senso che i soldi che il provvedimento darà alle famiglie derivano dall’azzeramento e dalla cancellazione di benefici esistenti e già destinati alle famiglie, un esempio per tutti: le detrazioni fiscali per i minori a carico.

Per averne consapevolezza, basta leggere con attenzione l’articolo (l’ultimo) dedicato alle coperture. Nel caso, si scoprirebbe, infatti, che l’autorizzazione di spesa è la stessa «del fondo assegno universale e servizi alle famiglie» già in vigore grazie all’ultima legge di bilancio con una dotazione di 1,044 miliardi di euro per il 2021 e 1,244 miliardi dal 2022 in poi. Niente è previsto per questo anno.

In questo fondo, finiranno a partire dal 2021 le risorse destinate al «bonus bebè» e del «bonus asilo infantile», già esistenti. Inoltre, se la somma esistente non dovesse essere sufficiente, il family act stabilisce che «potrà essere integrata dalle risorse rivenienti dall’abrogazione o dalla modifica delle misure a sostegno, anche a natura fiscale, delle famiglie e della genitorialità vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge».

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