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Confindustria sfiducia il governo: Fase 2 è partita molto male. Renzi a Conte: ora cambio di passo su economia e giustizia

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Nella giornata in cui il premier Conte sembra aver recuperato con Italia Viva, ma il condizionale è d’obbligo, Confindustria sfiducia il governo. Dallo studio di Piazza Pulita il presidente designato Carlo Bonomi attacca pesantemente l’Esecutivo: «La ‘Fase 2’ è partita male, molto male. Lo sapevamo purtroppo, da settimane stavamo chiedendo il metodo con cui si sarebbe arrivati alla Fase 2, ma non ci hanno ascoltato». Il 4 maggio «abbiamo riaperto assumendoci tutte le responsabilità perché viviamo la disperazione di quegli imprenditori e viviamo l’angoscia con i nostri collaboratori».

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Parole durissime che entrano ancora di più nella carne viva del governo quando Bonomi spiega che «noi non siamo l’opposizione al governo, noi vogliamo discutere dei temi economici e invece abbiamo la sensazione che si voglia spostare l’accento sul tema politico per non entrare nel merito dei temi economici. Quando sentiamo certi annunci da componenti del governo rimaniamo molto perplessi».

E sul piano delle richieste il numero uno di Confindustria dice: «Il governo deve ascoltare l’imprenditore italiano», sollecitando così il «taglio dell’Irap, pagare i debiti della pubblica amministrazione alle imprese private e sbloccare i soldi già finanziati per le opere pubbliche. Se si è fatto il ponte di Genova in 18 mesi, si può anche altro».

Dagli studi di La7, quindi, gli industriali italiani puntano il dito contro il governo dicendo apertamente quello che tutti ormai pensano e che, soprattutto negli ambienti del Pd, viene considerata la mina su cui potrebbe saltare l’Esecutivo. Perché se non arrivano i soldi è difficile che il governo possa continuare ad andare avanti. Il tempo delle promesse, degli annunci e delle conferenze stampa è terminato, ora è quello dei fatti. Perché come fa notare Bonomi: «Siamo molto delusi perché le risorse sono state messe, 55 miliardi, ma non arrivano gli effetti».

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Per la verità già al momento della sua designazione Bonomi aveva avuto parole dure verso la politica che a detta sua era «smarrita», incapace di svolgere la sua funzione di guida. Ma stavolta, e sta qui il salto di qualità della sua critica, il dito è puntato direttamente verso il governo colpendolo nel lato più delicato e cioè quello del fare, della messa in pratica delle misure annunciate. Ecco perché le parole di Bonomi possono produrre effetti dirompenti in una maggioranza tenuta insieme con lo scotch.

Fin qui le parole ma poi ci sono i fatti che danno ragione alle imprese, visto che del decreto legge di Maggio ancora non c’è traccia. Ormai è definitivamente slittato al week end, se non agli inizia della prossima settimana, da che doveva essere varato mercoledì, se non ad Aprile.

I nodi che ne frenano il varo sono diversi. Su tutti la questione della regolarizzazione dei migranti in agricoltura, perché se nessuno mette ormai in dubbio che si faccia manca l’intesa sulla durata. Da Italia Viva, Pd e Leu si punta a sei mesi, mentre il M5S non intende andare oltre un mese. Un punto di caduta potrebbero essere tre mesi, una soluzione alla quale starebbe lavorando proprio la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese.

C’è poi il pacchetto per le imprese ed anche quello è ancora in via di definizione. A dividere c’è soprattutto l’ipotesi di ingressi diretti dello Stato nel capitale delle Pmi, che Italia Viva respinge perché come spiega Matteo Renzi rischierebbe di «sovietizzare l’Italia». Una risposta all’intervista, poi smentita, del vicesegretario dem a La Stampa, Andrea Orlando, che avrebbe aperto all’idea non solo di ricapitalizzazioni ma anche di posti destinati all’azionista pubblico nei cda delle aziende. Ma è lo stesso ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli a chiarire che «non è intenzione del Governo entrare nei cda, ma è necessario agevolare la ricapitalizzazione delle imprese»

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Comunque, nel decreto rientreranno il rinnovo dei bonus per i lavoratori autonomi che sale a 800 euro – quello per colf e badanti a 600 – degli ammortizzatori sociali, con le settimane di cassa integrazione causale Covid che passano da 9 a 18 per chi ne farà ancora richiesta e una misura per ‘accelerare’ i pagamenti.

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Sul fronte politico la giornata ha comunque registrato un chiarimento tra Conte e Italia Viva. Parlare di sereno è certamente troppo, ma almeno l’incontro pomeridiano durato due ore è servito per parlarsi reciprocamente. Dalle parti di Italia Viva c’è soddisfazione per il gesto politico del premier, che convocando il vertice ha per la prima volta riconosciuto il ruolo dei renziani nella maggioranza. Ma Italia Viva ha rimandato tutto ad un incontro previsto per la prossima settimana.

Due sono i temi su cui Iv avrebbe chiesto segnali al premier: la giustizia, e qui si sarebbe parlato di un cambio di passo a partire da un impegno sul tema della prescrizione, e l’economia, con la richiesta di fermare «spinte stataliste» e proporre piuttosto interventi di detassazione. In questo ambito rientra, poi, il piano Italia Shock sulle infrastrutture, su cui i renziani lamentano di non essere stati ascoltati. Soltanto al termine Italia Viva scioglierà la sua di riserva, e allora si saprà anche quale sarà l’atteggiamento sulla mozione di sfiducia a Bonafede.

Mozione che per il momento non è stata calendarizzata in Senato. Probabilmente la questione sarà risolta martedì pomeriggio quando è previsto il voto del calendario. In quella occasione si capirà se ci sarà un voto di fiducia o una semplice informativa del Guardasigilli.

Ultimo tema, ma non per importanza il Recovery Fund su cui proprio ieri il premier Giuseppe Conte e la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen hanno avuto una conversazione telefonica. Oggi la Commissione europea dovrebbe presentare la proposta, ma non si esclude che l’annuncio possa slittare. Intanto si fa sempre più forte il pressing dell’Europa sul Mes.

Il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, a Tg2 Post è tornato a chiarire che le linee di credito del MES per le spese sanitarie connesse alla pandemia di Covid-19 potranno essere attivate «nelle prossime settimane». E rassicurando che «di Troika non si è mai parlato» ma soltanto di vantaggi: «Lunga scadenza e tassi di interesse più favorevole». Parole che sembrano voler essere una giustificazione ma anche una via d’uscita per la maggioranza, che sembra sempre più intenzionata a ricorrere al Fondo Salva Stati (Mes).

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