Confindustria, Carlo Bonomi presidente: «Le imprese non sono indifferenti alla vita dei collaboratori»

Carlo Bonomi è il 31° presidente della storia di Confindustria. E’ stato designato questa mattina, via telematica, causa Coronavirus, dal Consiglio Generale di via dell’Astronomia con 123 voti contro i 60 della sfidante Licia Mattioli. L’investitura ufficiale, però, arriverà dall’assemblea privata di viale dell’Astronomia in programma sempre in modalità telematica, il 20 maggio prossimo. L’investitura pubblica, che avrebbe dovuto tenersi il giorno successivo, 21 maggio, è stata rinviata, invece, sempre causa misure di contenimento del Covid-19, a data da destinarsi.

Si spera – sempre che la situazione dell’emergenza sanitaria lo consentirà – di poterla tenere in autunno. Nel frattempo, il 30 aprile prossimo invece il Consiglio generale dovrà dare il proprio parere sulla squadra dei Vicepresidenti scelta dal presidente designato. Ma, chi è Carlo Bonomi, imprenditore, cremasco, del settore bio- medicale, a capo della Synopo e delle aziende manifatturiere sue controllate: Sidam e Btc Medical Europe. Prima di essere designato alla massima carica, nell’associazione confindustriale occupava già ruoli di primo piano. era stato vicepresidente di Assolombarda con la delega al credito, fisco e finanza e attualmente, oltrechè presidente di Assolombarda dal 2o17, era alla guida del gruppo tecnico per il fisco, voluto dal presidente uscente Vincenzo Boccia.

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Subito dopo l’ufficialità della sua designazione, ha rilanciato quelle frecciate polemiche – cui aveva improntato sin dall’inizio la sua campagna elettorale – contro il governo e la politica che «ci hanno esposto a un pregiudizio fortemente anti-industriale che sta tornando in maniera importante in questo Paese», ma a porte chiuse. E, poi, giù critiche anche per i sindacati: «Non pensavo di sentire più l’ingiuria che le imprese sono indifferenti alla vita dei propri collaboratori. Sentire certe affermazioni da parte del sindacato mi ha colpito profondamente. Credo che dobbiamo rispondere con assoluta fermezza».

Poi, ha alzato lo sguardo e ha cominciato a guardare verso il futuro, rilanciando la necessità di tenere aperte le aziende anche in piena crisi coronavirus. Ha indicato «la riapertura come il primo dei due obiettivi prioritari» e, come secondo, quello di «evitare assolutamente una seconda fase di contagio che porterebbe a nuove misure di chiusure».

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Ma il presidente designato di Confindustria, ha sottolineato anche che «l’Italia è stata ristretta in un regime fortemente e duramente restrittivo, mentre i nostri concorrenti in Europa continuano a produrre in molti settori». «Dobbiamo ragionare sul come poter garantire le condizioni per riaprire – ha ggiunto – non si può andare avanti ad usare anacronistici codici Ateco che non rappresentano la manifattura e l’industria odierna e del futuro». «Non possiamo più perdere tempo – ha concluso – è il momento di passare all’azione».

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