Blitz anticamorra a Scampia, disarticolato il nuovo clan Raia: 15 arresti

Il clan Notturno cacciato da case popolari e piazze di spaccio

Non più una semplice articolazione di un clan storico, ma una cosca autonoma, con una struttura verticistica e un controllo capillare del territorio: così i Raia si erano imposti a Scampia, fino all’operazione di questa mattina che ha portato a quindici arresti.

Questa mattina a Napoli, nel quartiere Scampia, la squadra mobile di Napoli e i carabinieri del nucleo operativo della compagnia Napoli-Stella hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip partenopeo, nei confronti di 15 indagati ritenuti legati al clan Raia. Gli arrestati devono rispondere, a vario titolo, dei reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e accesso indebito a dispositivi di comunicazione da parte di detenuti, tutti aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose.

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Dalla costola del clan Notturno all’autonomia criminale

L’indagine ha consentito di documentare la piena operatività del gruppo nel quartiere Scampia, in particolare nelle aree conosciute come Chalet Bakù e Oasi del buon pastore. Gli approfondimenti investigativi hanno ricostruito il percorso che ha portato il gruppo dei Raia, originariamente costola del clan Notturno, a trasformarsi in una cosca autonoma, capace di gestire in proprio una pluralità di attività delittuose.

Secondo quanto emerso, il clan agiva seguendo uno schema tipico di controllo del territorio di stampo camorristico, fondato su una struttura operativa stabile, unitaria e verticistica, con una chiara ripartizione di ruoli e compiti. Un’organizzazione pensata per garantire la continuità e la sistematicità del traffico di sostanze stupefacenti, portato avanti senza soluzione di continuità nelle piazze di spaccio dei rioni di Scampia.

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Nel corso delle indagini preliminari sono stati ricostruiti diversi episodi di gestione diretta delle piazze di spaccio da parte del clan, che esercitava una vera e propria egemonia criminale sull’area. Il predominio era alimentato soprattutto dalla produzione e dal traffico di sostanze stupefacenti di vario tipo, tra cui hashish, marijuana, cocaina, crack, eroina e cobret.

Il controllo del territorio e la gestione degli alloggi

Le investigazioni hanno inoltre accertato il controllo capillare esercitato dal clan nel territorio di propria «competenza». Un controllo imposto anche attraverso la contrapposizione armata con organizzazioni rivali e la realizzazione di azioni dimostrative con l’uso delle armi, le cosiddette stese.

Accanto alla violenza armata, il gruppo criminale avrebbe imposto la propria presenza mediante la gestione forzata delle abitazioni popolari. È emerso come alcuni esponenti non abbiano esitato a ricorrere ad azioni violente anche nei confronti di membri della famiglia Notturno, al fine di acquisire immobili da destinare ai propri sodali o da rivendere illecitamente.

I proventi delle attività illecite confluivano in una cassa comune, utilizzata anche per il sostentamento degli affiliati, sia liberi sia detenuti, attraverso la corresponsione delle cosiddette «mesate». Nel corso delle intercettazioni sono state captate conversazioni tra i fratelli promotori del clan, dalle quali emergeva che chi era in libertà e in grado di gestire gli affari dall’esterno percepiva quote maggiori rispetto ai fratelli detenuti.

Vincoli di sangue e vertici sempre operativi

Un altro elemento centrale emerso dall’inchiesta riguarda la gestione verticistica del clan, fondata rigidamente sui legami familiari. A sottolinearlo è stato oggi, nel corso di una conferenza stampa in Procura a Napoli, il capo della Squadra Mobile Giovanni Leuci, insieme al procuratore di Napoli Nicola Gratteri, al procuratore aggiunto Sergio Amato e al tenente colonnello Giuseppe Musto, comandante del Gruppo Napoli.

«Una caratteristica è quella della gestione dei Raia su base dei vincoli di sangue – ha spiegato Leuci – per ogni componente di vertice arrestato c’era sempre uno pronto a ereditare lo scettro, anche prendendo ordini dal parente arrestato che si teneva in contatto via cellulare».

«Una camorra di serie A», ha commentato il procuratore di Napoli, aggiungendo: «Stiamo dimostrando che non ci sono zone franche in Campania, che questa non è una terra di nessuno, che è possibile sperare. Noi interveniamo sul piano giudiziario. Questo è un territorio vasto, in particolare la provincia di Napoli, ed effervescente, nel bene e nel male».

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