Decreto sicurezza, il governo accelera: testo al vaglio del Colle e poi in CdM

Ridimensionato il fermo preventivo, si potenzia il Daspo

Il testo delle norme sulla sicurezza, messo a punto dal governo (circa un’ottantina le pagine), è all’esame del Colle: un provvedimento voluminoso che sarà ora valutato nel solco delle interlocuzioni che si sono tenute tra il Quirinale e l’esecutivo. Il governo ha limato i contenuti del dl e del disegno di legge che finiranno domani sul tavolo del Consiglio dei ministri, il lavoro portato avanti (ieri a Palazzo Chigi c’è stata una nuova riunione tecnica sul dossier) è servito ad affinare le misure, alla luce dei possibili rilievi costituzionali e delle riflessioni fatte nell’ultimo vertice di lunedì, alla presenza della premier Meloni, dei ministri Piantedosi, Nordio e Crosetto, dei vicepremier Salvini e Tajani, dei sottosegretari Fazzolari e Mantovano e dei vertici delle forze dell’Ordine.

Daspo, scudo penale e rilievi costituzionali

Si va verso il potenziamento del Daspo nel solco della misura utilizzata per le partite di calcio, «circoscrivendo» la norma. Con interventi «mirati» e non generici potrebbero essere superate le perplessità emerse e per andare incontro ai possibili rilievi del Colle sarebbe stato deciso di perfezionare ulteriormente anche la misura che prevede la non iscrizione nel registro degli indagati degli agenti che agiscono per legittima difesa. Una misura, battezzata da più parti come uno «scudo penale», che non può essere legata solo a singole categorie.

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Fermo preventivo, coltelli e violenza giovanile

La norma sul fermo preventivo – «c’è già in altri Paesi europei», ha spiegato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi – sarebbe stata «circoscritta» e in qualche modo ridimensionata, ma sulla misura ci sono le perplessità anche dei costituzionalisti («È compatibile con la Carta», dice, invece, il capogruppo di FI al Senato, Gasparri). Nel decreto dovrebbero poi essere inserite la stretta dei coltelli e le norme per la prevenzione della violenza giovanile. Mentre la Lega insiste sulla necessità che venga prevista una cauzione anti-danni per chi organizza manifestazioni.

Il principio è che «chi rompe paga», rilancia il leader del partito di via Bellerio, «ci stiamo lavorando perché lo ritengo un rispetto nei confronti dei cittadini che non possono pagare per le colpe degli altri». La misura non dovrebbe entrare nel decreto e nel ddl, ma la battaglia della Lega sarà portata in Parlamento in sede di conversione del decreto. Anche se, secondo fonti di maggioranza, l’indicazione arrivata dal Colle è sulla necessità di operare attraverso interventi «chirurgici», senza che si apra una sorta di «liberi tutti» sul tema della sicurezza.

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Al Consiglio federale della Lega si è discusso anche delle proposte sul tema dell’immigrazione che dovrebbero entrare nel disegno di legge. Un’indicazione sulle misure che arriveranno in Consiglio dei ministri potrebbe arrivare dalla risoluzione che preparerà la maggioranza in occasione delle comunicazioni del governo, considerato che la mediazione portata avanti dal presidente del Senato Ignazio La Russa nella conferenza dei capigruppo non ha sortito gli effetti sperati.

Una risoluzione unitaria

«Abbiamo dato la massima disponibilità a concordare una risoluzione unitaria basata sulla condanna dell’uso della violenza nelle manifestazioni, e in particolare di quanto è avvenuto a Torino», rivendicano i capigruppo di maggioranza che avevano acconsentito, sottolineano in una nota, di modificare il calendario prevedendo anche che l’informativa del ministro Musumeci sulle conseguenze del ciclone Harry si trasformasse in comunicazioni con voto.

«Le opposizioni hanno chiesto che si votasse anche sulla Sicilia, sulla Calabria e la Sardegna e hanno detto di no», sostiene la segretaria dem Elly Schlein. «Penso che in materia di sicurezza serva chiarezza da parte di tutti e un impegno comune, che è quello che io ho proposto a tutti i partiti anche dell’opposizione. Ho ascoltato la segretaria del Partito Democratico che diceva che le istituzioni devono essere unite. Speriamo», aveva sottolineato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Ribadendo qual è l’obiettivo del governo, ovvero garantire, «con norme ancora più efficaci», che gli incidenti al corteo di Torino a sostegno del centro sociale Askatasuna «non accadano più».

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