Ex Ilva, il Consiglio d’Europa sollecita un nuovo piano dopo la sentenza Cedu

Verifica sull’attuazione della decisione di Strasburgo del 2019

Una richiesta formale è stata indirizzata al Governo italiano dal Consiglio d’Europa, che sollecita un nuovo piano di azione sull’esecuzione della sentenza Cedu relativa alle emissioni dell’ex Ilva.

L’obiettivo è verificare la piena attuazione della decisione con cui, il 24 gennaio 2019, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito «che il persistente inquinamento causato dalle emissioni dell’Ilva ha messo in pericolo la salute dell’intera popolazione, che vive nell’area a rischio», rilevando inoltre che «le autorità nazionali non hanno preso tutte le misure necessarie per proteggere efficacemente il diritto al rispetto della vita privata dei ricorrenti».

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La pronuncia della Cedu riguarda due ricorsi riuniti. Il primo è stato presentato da 52 cittadini, assistiti dall’avvocato Sandro Maggio, mentre il secondo è stato promosso da 128 ricorrenti con il patrocinio dell’avvocato Andrea Saccucci. In entrambi i procedimenti, i cittadini avevano denunciato gli effetti delle emissioni del siderurgico sulla salute e sull’ambiente. La Corte ha accertato la violazione dell’art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, relativo al «Diritto al rispetto della vita privata e familiare», e dell’art. 13, che tutela il «Diritto a un rimedio effettivo». In conseguenza di tali violazioni, è stato disposto il pagamento di 5mila euro per ciascun ricorrente.

Le richieste rivolte all’Esecutivo

Con la nuova sollecitazione, l’esecutivo è chiamato a dimostrare di aver dato seguito agli impegni assunti, in particolare sul fronte delle misure strutturali. Tra i punti indicati figurano l’aggiornamento del Piano ambientale, lo stato degli interventi per la riduzione delle emissioni, la realizzazione di studi indipendenti sugli effetti delle sostanze nocive e la verifica dell’effettività dei rimedi giudiziari.

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L’attenzione è rivolta anche alla normativa del 2023 sull’immunità penale dei dirigenti, elemento che rientra nel quadro complessivo di valutazione sull’attuazione della sentenza. «La Cedu ha affidato al Comitato dei ministri il controllo sull’esecuzione della sentenza, che è diventata il punto fondamentale di ogni azione legale», ha ricordato Lina Ambrogi Melle, tra i ricorrenti. Un controllo che prosegue da anni: nel maggio 2022, la stessa Corte europea dei diritti dell’uomo ha rilevato il persistere delle violazioni già accertate con la decisione del 2019.

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