La Campania cresce più del resto del Paese: investimenti e lavoro spingono la regione

Pnrr, politiche di coesione e Zes Unica sostengono la crescita

Il Pil della Campania cresce più di quello nazionale, grazie alle costruzioni, al Pnrr e agli investimenti strutturali. E aumentano anche gli occupati, anche se la crescita non è sufficiente per fermare la fuga dei giovani laureati e, soprattutto, a compensare l’enorme divario con le altre regioni per quanto riguarda il lavoro femminile. Il rapporto Svimez, presentato a Napoli e relativo ai dati del 2024, fotografa una Regione sostanzialmente in crescita, con problemi strutturali ancora da risolvere e con alcune incognite importanti che potrebbero condizionarne il futuro.

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Prima tra tutti, i dazi dell’amministrazione Trump: la Campania esporta verso gli Stati Uniti beni per 1,93 miliardi di euro – prima regione del mezzogiorno per volume di esportazioni – pari al 3,1% del totale nazionale e all’1,4% del Pil regionale. L’introduzione delle nuove tariffe, sottolinea Svimez, comporterebbe una riduzione del valore aggiunto di 239 milioni di euro e una perdita occupazione di circa 4.700 unità di lavoro annue. Contrazioni che riguarderebbero i settori farmaceutico e agroalimentare, due pilastri del mercato internazionale campano.

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I dati, dunque: nel 2024 il Pil della Campania è cresciuto dell’1,3 per cento, a fronte di una crescita dell’1% delle regioni del Sud e dello 0,7% della media nazionale. A spingere l’economia campana sono le costruzioni (+5,9) sostenute dal ciclo Pnrr e dagli investimenti infrastrutturali, l’agricoltura (+4,6%), e i servizi, che crescono «in modo stabile» (+1,1). In calo, invece, l’industria (-1,8).

Le reazioni

«Il Sud è al centro delle politiche del Governo Meloni: lo dimostrano dati come il tasso di occupazione oltre il 50% e la crescita del PIL più elevata rispetto alla media nazionale. A contribuire a questi risultati il PNRR e le politiche di coesione, a cui si aggiunge l’efficacia della Zes Unica Mezzogiorno, che negli ultimi due anni ha visto più di 17mila richieste di accesso al beneficio fiscale e più di mille autorizzazioni uniche rilasciate, con contestuale riduzione dei tempi amministrativi. Con l’ultima Legge di Bilancio la Zes si rafforza ulteriormente: nel 2026 è prevista un’autorizzazione di spesa pari a 2,3 miliardi di euro, per un totale di 4 miliardi per la prima volta stanziati su base triennale» ha affermato il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega al Sud, Luigi Sbarra, a Sky Tg24 Economia.

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«Questa – ha detto il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi – è l’occasione per cambiare e per creare quei presupposti struttura per fare in modo che veramente la leva di crescita del paese siano il mezzogiorno e le grandi regioni del Sud, a partire alla Campania. Un’inversione di tendenza che però ha bisogno di continuità di investimenti. Ed è per questo che, lo sottolinea il direttore generale di Svimez Luca Bianchi, «è urgente affrontare il tema della continuità degli investimenti dopo il 2026», vale a dire dopo la fine del Pnrr, «per evitare un rallentamento troppo marcato».

Migrazione dei giovani e lavoro femminile

Nel rapporto ci sono però anche alcune ombre. Se, infatti, i numeri dicono che tra il 2021 e il 2024 sul fronte occupazionale la Campania ha registrato una crescita dell’8,2 per cento (il Sud dell’8%) grazie agli aumenti degli occupati nell’edilizia (+33,8) e nei servizi (+9,2) e la disoccupazione giovanile è scesa di 10 punti arrivando al 38,8 per cento, non si ferma il fenomeno delle migrazioni dei giovani: tra il 2022 e 2024, in media 106mila giovani meridionali hanno lasciato ogni anno la propria regione o l’Italia, 3mila in più rispetto al triennio 2017-2019. Altra nota dolente per la Campania è l’occupazione femminile: passa dal 29,1 al 32,3 per cento, ma la regione continua a collocarsi tra le realtà più critiche del Paese: il divario con la media nazionale supera i 20 punti percentuali.

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