Il Maschio Angioino e la leggenda del coccodrillo nascosto nelle carceri

Un predatore proveniente dall’Egitto

Castel Nuovo, noto a tutti come Maschio Angioino, è un castello medievale costruito tra il 1279 e il 1282 a Napoli, in piazza Municipio. Considerato uno dei simboli più importanti della città, come ogni castello che si rispetti si avvolge nelle leggende. La più nota è la leggenda del coccodrillo, che narra di questo predatore proveniente dall’Egitto, che sarebbe giunto fino a Napoli intorno al XV secolo seguendo una nave.

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Riuscito a entrare nell’edificio tramite una stretta apertura, avrebbe deciso di stabilirsi nelle carceri. Si narra che dopo la sua intrusione molti prigionieri iniziarono a sparire, perché divorati dall’animale, e solo in seguito, dopo aver destato il sospetto delle guardie – vista l’impossibilità di evasione da parte dei carcerati, data la struttura dell’edificio – fu scoperto. Ma anziché cacciare la bestia, nobili e guardie avrebbero deciso di sfruttare la situazione a loro vantaggio per liberarsi dei nemici.

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La «congiura dei baroni»

Si dice che il re Ferrante d’Aragona fece divorare alcuni cospiratori della famigerata «congiura dei baroni», appoggiata da papa Innocenzo VIII e scoppiata a Napoli tra il 1485 e il 1486 sotto il regno di Ferdinando I; infatti nei sotterranei sono ancora presenti quattro casse scoperte, nelle quali sono ben visibili quattro cadaveri risalenti al periodo a cavallo tra il XV e il XVI secolo.

Usando come stratagemma il falso matrimonio di una sua nipote, organizzato nella grande sala aragonese, il sovrano riuscì a far arrestare i principali responsabili della congiura, facendoli poi uccidere e imbalsamare proprio in alcune casse. Si ritiene che gli spiriti dei congiurati vaghino ancora per le segrete in cerca di giustizia. La regina Giovanna II d’Angiò avrebbe gettato tra le grinfie del coccodrillo i suoi amanti. Sarebbe stato lo stesso re Ferrante, successivamente, a liberarsi del mostro, catturandolo, uccidendolo e imbalsamandolo per poi porlo all’entrata del Maschio Angioino.

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Ad oggi sembrerebbe essere scomparso, ma la parte sotterranea dell’edificio viene ancora chiamata «fossa del coccodrillo»; inoltre, nel 2024, dopo alcuni lavori, sono stati ritrovati dei resti di cetaceo che sembrerebbero confermare la leggenda.

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