Camorra, 48enne ammazzato in uno scontro tra clan: 8 fermi nel Napoletano

I mandanti erano già detenuti

Si stringe il cerchio attorno ai responsabili dell’assassinio di Ottavio Colalongo, il 48enne ucciso a Scisciano in un’esecuzione che gli inquirenti riconducono agli equilibri della camorra locale. L’omicidio risale al 17 dicembre 2025 e nelle ultime ore ha registrato un’accelerazione decisiva con l’esecuzione di otto fermi disposti dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli.

Il provvedimento restrittivo è stato eseguito dai Carabinieri di Castello di Cisterna tra le province di Napoli e Avellino. Le otto persone destinatarie del decreto di fermo sono accusate di omicidio aggravato dalle modalità e dalle finalità mafiose. L’inchiesta, coordinata dalla Dda di Napoli, ha consentito di delineare un quadro investigativo ritenuto solido, fondato su accertamenti tecnici, riscontri investigativi e sull’analisi del contesto criminale in cui è maturato il delitto.

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Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uccisione di Colalongo sarebbe stata pianificata ed eseguita su ordine dei vertici di un clan camorristico riconducibile al gruppo criminale Luongo-Covone-Aloia. I mandanti del raid, secondo gli inquirenti, risultano già detenuti. Il sodalizio è storicamente contrapposto al clan Filippini per il controllo delle attività criminali nei territori di San Vitaliano, Marigliano e Scisciano.

Omicidio Colalongo, i contrasti tra clan e il sistema di alleanze

Le indagini hanno inoltre fatto emergere l’esistenza di un sistema di alleanze tra gruppi camorristici operanti nell’area nord della provincia di Napoli. In particolare, gli accertamenti hanno riguardato realtà criminali attive ad Afragola e Acerra, con collegamenti estesi anche a una parte della provincia di Avellino. Un intreccio di rapporti che, secondo gli inquirenti, avrebbe avuto un ruolo nella pianificazione dell’omicidio, inserendolo in una più ampia dinamica di contrapposizione per il controllo del territorio.

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L’assetto criminale delineato dall’inchiesta rafforza l’ipotesi che l’agguato non sia stato un episodio isolato, ma il risultato di una strategia definita ai vertici dell’organizzazione di riferimento, anche attraverso soggetti già ristretti in carcere.

La dinamica dell’agguato ripresa dalle telecamere

In base alla ricostruzione operata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, con indagine coordinata dal pm Henry John Woodcock, la vittima stava viaggiando in sella al proprio scooter, un Honda Sh, quando è stata affiancata da una moto di grossa cilindrata con due persone a bordo.

Dopo essere stato fatto cadere dal mezzo, Colalongo sarebbe stato «giustiziato» con numerosi colpi di pistola esplosi verso zone vitali del corpo. Ulteriori proiettili sarebbero stati sparati al viso e al volto mentre l’uomo si trovava a terra, in fin di vita. L’intera esecuzione è stata ripresa in tutte le sue fasi da alcune telecamere presenti nell’area in cui si è consumato l’omicidio, fornendo agli investigatori elementi considerati centrali per la ricostruzione dell’accaduto.

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