Per i commissari ci sarebbero stati illeciti e mala gestio
«Il dissesto di Acciaierie d’Italia S.p.A., culminato con l’accesso della società alla procedura di amministrazione straordinaria il 29 febbraio 2024, non sarebbe il frutto di errori gestionali isolati o di un improvviso peggioramento del contesto industriale». Lo si legge nell’atto di citazione, pubblicato da Agi, con il quale i commissari di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria – Giancarlo Quaranta, Giovanni Fiori e Davide Tabarelli – hanno intentato una causa di 7 miliardi di euro verso ArcelorMittal, precedente gestore del gruppo siderurgico Ex Ilva.
«Secondo quanto emerso all’esito delle complesse attività di forensic due diligence disposte dall’organo commissariale – si legge nella memoria legale – si tratterebbe invece del risultato di una strategia unitaria, consapevole e protratta nel tempo, attuata da ArcelorMittal avvalendosi dagli amministratori tempo per tempo in carica in Acciaierie d’Italia, finalizzata al sistematico ed unilaterale trasferimento di risorse in favore della multinazionale dell’acciaio».
Acciaierie d’Italia S.p.A. (precedentemente denominata ArcelorMittal Italia) nasce nel 2018 come veicolo societario attraverso cui ArcelorMittal ha conseguito la gestione, sulla base del contratto di affitto (con obbligo condizionato di acquisto) dei rami d’azienda di Ilva, incluso lo stabilimento di Taranto, si legge ancora nel documento.
La mala gestio
«Il presupposto che ha consentito ad ArcelorMittal di conseguire la disponibilità del predetto ramo d’azienda è sempre stata la realizzazione di ingenti investimenti, volti in particolare ad assicurare il rilancio produttivo e l’integrazione industriale e commerciale del sito siderurgico di Ilva. Promesse queste che tuttavia sarebbero state disattese fin dall’origine. Questa situazione – si evidenzia nell’atto di citazione – oltre a presentare i connotati di condotte autonome di mala gestio ascrivibili agli amministratori, avrebbe anche rappresentato il fattore abilitante per il compimento di ulteriori illeciti, contribuendo peraltro a rendere particolarmente difficoltosa la rilevazione tempestiva dello stato di crisi della società e delle operazioni dannose per Acciaierie d’Italia».
Ma non solo, prosegue l’atto di citazione per 7 miliardi verso la multinazionale ArcelorMittal, «la situazione di inadeguatezza organizzativa avrebbe anche agevolato la configurazione di una struttura di governance parallela all’interno di Acciaierie d’Italia composta dall’amministratore delegato e dai consulenti di sua fiducia, che avrebbe di fatto bypassato il consiglio di amministrazione, rispondendo direttamente ai vertici di ArcelorMittal. Questa scelta, già di per sé incompatibile con lo schema di affitto del ramo d’azienda (potenzialmente temporaneo), avrebbe compromesso irreversibilmente l’autonomia funzionale del ramo Ilva, rendendo Acciaierie d’Italia incapace di operare in continuità su base stand alone» si sottolinea nel testo.
L’insolvenza, le carenze manutentive e i danneggiamenti agli impianti
«Una decisione che, secondo gli esiti delle indagini compiuti dai commissari, avrebbe determinato una condizione di insolvenza prospettica già al momento del deconsolidamento dal gruppo ArcelorMittal avvenuto nel 2021 – si sostiene ancora nell’atto contro Mittal –. Sul piano operativo, la gestione commissariale, all’esito delle attività di indagine disposte, ha anche appurato l’esistenza di gravi carenze manutentive e danneggiamenti agli impianti di Ilva, con effetti diretti e dirompenti sulla capacità produttiva degli stabilimenti, da cui è scaturita una richiesta di risarcimento da parte di Ilva per 947,4 milioni di euro. Un deterioramento, questo, che potrebbe configurare un’ulteriore responsabilità per danneggiamento del patrimonio aziendale ed industriale».
Sono emerse, infine – si legge nell’atto di citazione – «criticità nella dichiarazione dei livelli produttivi ai fini del rilascio dei certificati ETS che hanno già formato oggetto di un esposto dinanzi alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano per un’ipotesi di truffa aggravata legata alla possibile manipolazione dei dati sulle emissioni di CO2 finalizzata all’ottenimento di quote di emissione gratuite».
Le conclusioni
Per i commissari straordinari di AdI, «il complesso delle circostanze emerse all’esito delle indagini disposte dalla gestione commissariale offre quindi un quadro unitario e continuativo di responsabilità potenzialmente ascrivibili a ArcelorMittal e agli amministratori di Acciaierie d’Italia».
Si è trattato – si sostiene nel documento – «non di episodi isolati, ma di tasselli di un unico e articolato disegno predatorio, attuato dal 2018 al 2024. Le conseguenze che ne sono scaturite, oltre ad aver inciso sul patrimonio di Acciaierie d’Italia, hanno significativi riflessi sul piano industriale, occupazionale, ambientale e sistemico, con un impatto non trascurabile sull’intero sistema economico nazionale. Un quadro che, se confermato in sede giudiziaria – conclude l’atto di citazione nei confronti di Mittal – potrebbe aprire la strada a responsabilità civili e penali di ampia portata, coinvolgendo amministratori e altri soggetti terzi che avrebbero concorso, consapevolmente, alla realizzazione del disegno predatorio di ArcelorMittal».




