Emendamento per un ulteriore finanziamento da 50 milioni di euro
«Nessuna proposta che abbia un intento predatorio e opportunistico potrà essere avallata da questo governo». La presidente del Consiglio Giorgia Meloni mette un punto fermo sulla vertenza ex Ilva e, nella conferenza stampa di fine anno, scandisce la linea dell’esecutivo: «Al momento si è aperta una fase di negoziazione ma non ci sono e non ci saranno impegni vincolanti del governo fino a quando non ci saranno risposte chiare su un solido piano industriale, sull’occupazione e sulla sicurezza ambientale».
Parole che arrivano mentre il dossier siderurgico resta al centro di una trattativa complessa e carica di incognite. «Quello dell’ex Ilva – ha ammesso la premier – è il dossier industriale più complesso che abbiamo ereditato. Noi abbiamo trovato una situazione compromessa da tutti i punti di vista. L’obiettivo è conciliare tenuta della produzione, occupazione e sicurezza ambientale. È necessario che tutti lavorino per dare una mano: magistratura, regioni, comuni». E ancora: «Quando non ci sono gli annunci è perché ce ne stiamo occupando».
Il sindaco: «Positivo, ma ora dalle parole si passi ai fatti»
Da Taranto il sindaco Piero Bitetti incassa «con favore quanto dichiarato dalla presidente del Consiglio sul coinvolgimento di tutti i livelli istituzionali, compresi quelli territoriali – afferma – e il suo appello a remare tutti nella stessa direzione per conciliare salute, occupazione, sicurezza e ambiente». Positivo viene valutato anche «l’impegno a non ripetere gli errori del passato e a non permettere a nessun possibile nuovo acquirente di arrivare a Taranto con un intento predatorio». Ma l’avvertimento è netto: «Ora dalle parole si passi ai fatti. Ribadiamo la richiesta di un incontro con la presidente Meloni, a maggior ragione in questa fase così delicata».
L’emendamento
Sul piano operativo, intanto, il governo ha messo in campo un nuovo tassello finanziario. In commissione Industria al Senato è stato depositato un emendamento del relatore Salvo Pogliese (FdI) che prevede un finanziamento fino a 50 milioni di euro per garantire la continuità produttiva nel caso in cui la cessione non avvenga entro il 30 gennaio 2026. La misura si aggiunge ai 108 milioni ancora disponibili del precedente plafond e dovrebbe essere seguita da un sub-emendamento per incrementare la dotazione. Il testo prevede un prestito oneroso, da restituire entro sei mesi con priorità sul ricavato della cessione, previa autorizzazione della Commissione europea.
Nel frattempo il negoziato in esclusiva con il fondo statunitense Flacks Group, autorizzato dai comitati di sorveglianza di Acciaierie d’Italia e Ilva in As il 29 dicembre, entra ora nella fase più delicata. Sul tavolo ci sono investimenti, tempi della transizione e ruolo dello Stato, mentre sul fronte produttivo c’è un solo altoforno in marcia, le cokerie si avviano allo stop fino ad aprile e la cassa integrazione scade il 28 febbraio. È in questo incastro di scadenze, impianti bloccati e trattative riservate che si giocherà il futuro dell’ex Ilva, mentre i sindacati spingono per riportare la partita a Palazzo Chigi.




