Lungo i secoli di Procida: tra pietra, mare e memoria di un’isola incantata

Verace e poetica, con l’aria che profuma di salsedine

Nominata capitale italiana della cultura nel 2021 per il 2022, l’isola di Procida è una delle isole più affascinanti di cui possiamo vantarci. Appartenente al gruppo delle isole Flegree, ha una superficie di 3,7 km² e circa 9.988 abitanti. Dista dalla terraferma circa 3,4 km, nel Canale di Procida, ed è collegata da un piccolo ponte alla vicina isola di Vivara. Anche Procida, come Ischia, è avvolta da miti e leggende, molte delle quali riguardano proprio l’origine del nome.

È noto che derivi da «Prochyta», appellativo risalente all’epoca romana, e si suppone che derivasse da «Prima Cyme», ovvero «prossima a Cuma», perché così doveva apparire ai Greci che giungevano via mare. Un’altra ipotesi è che il nome derivi dalla parola greca «pròkeitai», ovvero «giace», mentre un’altra ancora la identifica con il verbo «prochyo», «profusa», sollevata dal mare, emersa.

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Le leggende

Alcune leggende narrano che, secondo lo storico Dionigi di Alicarnasso, il nome derivi dall’appellativo di una nutrice di Enea, che morì in viaggio ed egli stesso la seppellì qui quando approdò sull’isola. Inoltre, secondo il mito greco della «Gigantomachia», ovvero quando i Giganti si ribellarono agli dèi dell’Olimpo e con essi ingaggiarono una lotta, alcuni di loro finirono schiacciati rispettivamente dal Vesuvio, da Ischia e da Procida, sotto la quale giacerebbe Mimante.

La fortezza dominava il mare

Il nucleo più antico di Procida è Terra Murata, una vera e propria fortezza che dominava il mare da un promontorio roccioso, la quale consentiva di avere una visuale ampia sul mare, in modo da difendersi dalle frequenti scorrerie piratesche, in particolare quelle saracene. Nel 1535 i procidani si dovettero difendere da uno degli assedi più drammatici che l’isola avesse mai sperimentato: le navi del pirata Barbarossa stavano dando del filo da torcere alla resistenza degli isolani. Gli abitanti decisero di invocare il loro protettore, San Michele Arcangelo, che discese dal cielo brandendo una spada di fuoco, mettendo in fuga i pirati saraceni con una pioggia di fulmini e saette. Da questo leggendario episodio presero forma molte delle tradizioni e del folklore isolano.

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Un’isola verace e poetica

Suggestiva come poche, Procida è un’isola verace e poetica, con l’aria che profuma di salsedine e la sua architettura popolare e colorata. Iconica, sicuramente la più celebre dell’isola, è Marina Corricella, pittoresco borgo di pescatori, dal quale ci si può inerpicare fino a Torre Murata, nucleo più antico dell’isola, per godere di un panorama mozzafiato e, da qui, visitare il Palazzo d’Avalos, l’Abbazia di San Michele Arcangelo e ciò che rimane dell’antico monastero di Santa Margherita Nuova.

Anche Marina Grande, dove si trova il porto principale, e Marina Chiaiolella offrono stupendi scorci; ed infine, ma non per importanza, la spiaggia di Pozzo Vecchio, anche nota come la spiaggia del film «Il Postino» con Massimo Troisi. Procida è l’isola in cui il tempo rallenta, lasciando spazio alle cose che passano inosservate altrove.

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