Vigili pagati come dirigenti, la Cassazione respinge il ricorso: De Luca dovrà pagare 100mila euro

Definitiva la sentenza pronunciata in appello dalla Corte dei Conti

Nessun vizio di giurisdizione e nessuna irregolarità nella composizione del collegio giudicante: così la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato da Vincenzo De Luca contro la sentenza della Corte dei Conti. La Suprema corte, scrive Dario De Martino su «il Mattino», ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dall’ex presidente della Regione Campania, confermando la condanna al pagamento di circa 100mila euro per danno erariale. L’ordinanza delle Sezioni unite civili, pubblicata il 26 dicembre, rende definitiva la sentenza pronunciata in appello dai giudici contabili nel gennaio 2024.

La vicenda riguarda quattro vigili urbani in servizio al Comune di Salerno, inizialmente distaccati presso la Regione come autisti e successivamente contrattualizzati come dirigenti. Secondo quanto emerso nel procedimento contabile, il distacco e la successiva contrattualizzazione hanno comportato il riconoscimento di indennità maggiorate.

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In secondo grado, la Corte dei Conti aveva condannato De Luca per il danno erariale derivante dall’indennità corrisposta ai quattro collaboratori. In primo grado il danno era stato quantificato in 59mila euro. Nel gennaio 2024, la Corte di Appello ha accolto il ricorso della Procura generale, rappresentata dai pm Davide Vitale e Michele Ferrante, riquantificando l’importo in 100.910,80 euro.

Il ricorso in Cassazione

L’ex sindaco di Salerno ha presentato ricorso sostenendo un presunto difetto di giurisdizione. In particolare, De Luca «proponeva ricorso avendo appreso che il presidente del collegio che aveva adottato la decisione all’epoca dell’udienza di discussione e di decisione, aveva un incarico come consigliere giuridico del Ministro della Salute».

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La valutazione della Suprema corte

Le Sezioni unite civili hanno respinto il ricorso, affermando che l’incarico del magistrato fosse «regolarmente autorizzato» e compatibile con l’attività giudiziaria. Secondo la Cassazione, il magistrato «ha esercitato legittimamente la potestas iudicandi non trovandosi nella condizione giuridica del “fuori ruolo”, essendo stato espressamente autorizzato a svolgere l’incarico da apposito provvedimento in tal senso emesso dall’organo competente».

La Corte di Cassazione ha quindi escluso la presenza di vizi nella sentenza di appello, confermando la condanna stabilita dalla Corte dei Conti. Nella decisione di secondo grado, i giudici avevano affermato che «la responsabilità del Presidente De Luca è quella di aver consentito che ai quattro collaboratori venisse corrisposta una indennità per così dire “maggiorata”, senza che ricorressero i necessari presupposti».

Le valutazioni dei giudici contabili

Nella sentenza di appello, i magistrati avevano inoltre rilevato che il governatore aveva agito «con evidente colpa grave, in modo del tutto superficiale e poco avveduto, nonostante la lunga esperienza maturata ai vertici di una pubblica amministrazione», poiché non «si è mai premurato di acquisire, in merito alla legittimità del proprio operato, il parere dei competenti organi tecnico-amministrativi, convinto che la discrezionalità esercitata nella riorganizzazione della segreteria personale potesse spingersi ad equiparare i propri collaboratori ai responsabili delle segreterie degli assessori, indipendentemente dall’attività da costoro concretamente svolta».

Con l’ordinanza della Cassazione, la vicenda giudiziaria si conclude definitivamente, rendendo esecutiva la condanna e confermando l’obbligo di risarcimento a carico dell’ex presidente della Regione Campania.

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