Migranti, Meloni: «Modello Albania è realtà in Ue, linea italiana è diventata comunitaria»

Italia, Danimarca e Gran Bretagna chiedono di aggiornare la Cedu

La linea italiana ha prevalso. È diventata una linea comunitaria e, presto, potrebbe anche aggiornare la Convenzione dei diritti umani per un approccio «più efficace» sulla migrazione. Nella settimana del primo, importante accordo sui Paesi terzi sicuri e sui return hub in Europa Giorgia Meloni ha parlato in videocollegamento a Bruxelles rivendicando un’azione, quella del suo governo, che in tre anni e poco più ha rovesciato molte delle priorità dell’Ue nell’affrontare i flussi irregolari.

L’occasione per fare il punto della situazione, per la presidente del Consiglio, non poteva calzare più a pennello: è stata la Conferenza dell’Alleanza Globale contro i trafficanti di migranti. Meloni è intervenuta subito dopo la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e ha ribadito come l’esecutivo europeo e il governo italiano, in fatto di migrazione, la vedano allo stesso modo. Lunedì il Consiglio Ue Affari Interni ha testimoniato che la stretta securitaria, complice la prevalenza dei governi di destra o di centrodestra tra i 27, sia ormai un dato di fatto. L’intesa ha riguardato tre misure cruciali: quella che definisce i Paesi terzi sicuri, quella sulla lista dei Paesi terzi stessi e il regolamento rimpatri.

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Il protocollo Albania

È su quest’ultimo che Roma punta per levare dall’impasse normativo e procedurale i centri aperti in Albania. «L’Italia ha lavorato alla proposta di soluzioni innovative che ora sono viste con crescente interesse e stanno diventando prassi comuni. Mi riferisco in primis al protocollo Albania. Per gestire le richieste di asilo e i rimpatri al di fuori dell’Ue ma sotto la giurisdizione europea, questo modello è stato parte del percorso intrapreso a livello europeo», ha sottolineato Meloni. La strada è tracciata ma i giochi non sono chiusi.

Sul regolamento rimpatri il Consiglio Ue attende ancora la posizione negoziale dell’Eurocamera. Poi si andrà alla trattativa interistituzionale, infine il provvedimento tornerà in Plenaria e quindi in Consiglio Ue per i sì definitivi. È al Parlamento europeo che il provvedimento, complice la trincea di Socialisti, Verdi e Sinistra, rischia di rallentare il passo, con la possibilità che solo la cosiddetta maggioranza Venezuela – fatta di Ppe, Ecr, Patrioti e ultra-destra – possa superare eventuale ostacoli. «Il drastico calo dei flussi di migranti mostra che siamo sulla giusta via», ha rivendicato Meloni.

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Poco prima, von der Leyen ricordava che in due anni c’è stato un calo del 63% degli arrivi nelle rotte principali e rilanciava la necessità di ulteriori sforzi a contrasto dei trafficanti, ricorrendo anche alle sanzioni finanziarie. Allo stesso tempo «dobbiamo aprire più vie sicure verso l’Europa. Dobbiamo creare più ponti tra i nostri continenti affinché le persone possano trovare un lavoro dove il loro talento è richiesto e portare le loro competenze oltre i nostri confini», ha sottolineato von der Leyen.

La Convenzione dei diritti umani

L’Italia sulla migrazione sta giocando su due tavoli: quello Ue e quello del Consiglio d’Europa. A Strasburgo, dopo l’iniziativa promossa da Roma e Copenaghen, ha avuto luogo una riunione con i ministri dei Paesi membri proprio per cominciare una riflessione sulle regole della Cedu. «Bisogna coniugare i diritti umani con la sicurezza», ha spiegato il ministro della Giustizia Carlo Nordio.

L’Italia, assieme alla Danimarca e alla Gran Bretagna, ha rimarcato la necessità di un’adeguamento della Cedu, «circoscrivendo i diritti dei migranti». Ventiquattro capitali si sono unite all’iniziative, in totale appoggiata quindi dalla maggioranza dei membri del Consiglio d’Europa. «Questo approccio ci consentirà di garantire che la sicurezza dei nostri cittadini, che è una priorità assoluta», ha commentato Meloni.

Il Consiglio d’Europa si è detto aperto a presentare un nuovo modello, che includa anche l’uso degli hub. Ma con diversi paletti. «I migranti hanno diritti inalienabili», ha detto Strasburgo mentre il segretario generale Alain Berset ha osservato: «la discussione di oggi non aveva lo scopo di chiedere un cambiamento della Cedu, che ci ha già guidato attraverso diverse crisi».

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