Napoli e il turismo natalizio: dall’assessore Armato solo slogan ed espedienti retorici

Per rendere la città accogliente serve un piano serio di sviluppo e servizi

L’assessore al Turismo del Comune di Napoli, Teresa Armato, ha rilasciato un’intervista a «Il Mattino» e leggendola mi sono reso conto che spesso si parla per parlare e si dicono cose che alla prova dei fatti non trovano riscontri nella realtà che a Napoli è sempre più tragica.

Il programma «Natale a Napoli 2025», un cartellone ricco di eventi, concerti, mercatini, presepi, villaggi natalizi e appuntamenti culturali che sulla carta sono sparsi tra centro storico, periferie e Municipalità cittadine. Sulla base di ciò, l’assessore al turismo afferma che «chi viene a Napoli sceglie di tornarci» e che l’obiettivo è «distribuire i flussi turistici sull’intera città».

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Uno slogan promozionale

Ma se si guarda la realtà con onestà intellettuale, questa affermazione suona più come uno slogan promozionale che come una strategia realistica per almeno tre motivi concreti. Il primo è che la stragrande maggioranza dei flussi registrati a Napoli non si traducono in pernottamenti ma parliamo di visitatori mordi e fuggi, gente che arriva per un giorno, magari con tour organizzati e bus, ma riparte subito.

Ne consegue che, pur affollando le strade, questi «turisti‑flash» non producono benefici duraturi in termini di economia locale, occupazione, ricettività, né per il centro, né per le periferie. Certo, meglio che non averli, ma la politica locale dovrebbe governare i processi non subirli.

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Il secondo è che luci, mercatini, concerti e spettacoli natalizi certo attirano visitatori e devono essere organizzati laddove si sceglie di puntare sul turismo, ma Napoli resta una città con problemi strutturali, con trasporti in difficoltà, manutenzioni carenti, disordine urbano e servizi spesso inefficaci a partire dalla raccolta dei rifiuti e dalla viabilità. Quando tante persone affluiscono contemporaneamente in zone come il centro storico, le conseguenze sono traffico, caos, spreco e situazioni di degrado, senza che vi sia il corrispondente ritorno economico.

Il terzo è che nonostante nelle intenzioni il programma provi ad «allargare» l’offerta su tutta la città, coinvolgendo centro, periferie, Municipalità, la realtà è che le attrazioni principali restano concentrate sempre negli stessi luoghi. Il centro storico, vie celebri, piazze centrali.

Un vero progetto per i quartieri meno centrali

Non basta «mettere eventi» qua e là, direi che è addirittura inutile. Meglio concentrarsi nel dotare i quartieri meno centrali di infrastrutture, sicurezza, servizi, trasporti efficienti e un vero progetto di rigenerazione. In definitiva la promessa di «distribuire i flussi turistici sull’intera città» appare oggi più come un espediente retorico che un progetto concreto.

Se davvero Napoli vuole essere una città accogliente, capace di valorizzare ogni suo angolo durante il Natale e oltre, serve un piano serio di infrastrutture, economia reale, manutenzione e sviluppo, non solo luci (su queste stendiamo un velo pietoso) e concerti. L’ospitalità di una città a vocazione turistica non si misura con i selfie o la densità di folla in un vicolo ma con la qualità della vita, la sostenibilità, la dignità di chi ci vive ogni giorno.

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