Torre Annunziata, la città che non vuole restare a guardare

Ambiente, sfide sociali e astensionismo: campagna elettorale cruciale

Non è una campagna elettorale qualunque, quella che attraversa la città di Torre Annunziata, affacciata sul Golfo di Napoli. Le bandiere dei partiti, le locandine che compaiono sui muri del centro e le piazze che tornano a riempirsi di microfoni e gazebo raccontano di una città che, almeno per qualche settimana, prova a tornare protagonista. Il rumore del traffico si mescola alle voci dei candidati che si alternano tra mercati rionali e circoli cittadini.

In molti ricordano la visita recente di Roberto Fico, candidato presidente della Regione Campaia per il centro-sinistra, che ha fatto tappa a Torre Annunziata per incontrare attivisti e residenti. Nei prossimi giorni è attesa anche una tappa di Edmondo Cirielli, candidato del centrodestra, che punta a rilanciare una campagna incentrata su sicurezza, infrastrutture e sviluppo economico.

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Parlare di ambiente non è uno slogan

Per chi vive a Torre Annunziata, parlare di «ambiente» non è uno slogan. È una questione di sopravvivenza e di dignità. Il fiume Sarno, che continua a essere una ferita aperta tra promesse di bonifica e realtà che cambia troppo lentamente, torna al centro del dibattito politico. «Vogliamo un mare che non ci costringa a voltare lo sguardo altrove», racconta una giovane volontaria di un’associazione ambientalista, distribuendo volantini sotto il sole di novembre.

Il mare, risorsa e simbolo, resta il cuore pulsante della città. Ma per molti rappresenta anche un confine tra il passato e il futuro possibile. Le nuove generazioni sono il banco di prova più difficile. Nei bar e nelle scuole si parla di precariato e fuga dal Sud più che di programmi elettorali. Qui molti giovani non credono più alla politica.

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Alcuni candidati locali stanno provando a costruire laboratori di idee e momenti di confronto, tentando di colmare quel vuoto di fiducia che, da anni, tiene lontani molti cittadini dalle urne. La vera sfida, però, resta quella dell’affluenza. Le stime per la Campania parlano di una partecipazione sotto il 50%, e Torre Annunziata rischia di seguire la stessa tendenza.

La sfida è trasformare la presenza in partecipazione

Il Comune ha pubblicato guide pratiche al voto e avvisi informativi per facilitare la partecipazione, ma la domanda resta sospesa: quanti risponderanno all’appello della democrazia? L’astensionismo, qui, è un avversario silenzioso ma potente. E se non si riesce a riportare la gente al voto, la rappresentatività politica rischia di indebolirsi ulteriormente. Non tutti gli schieramenti mostrano lo stesso passo.

Il centro-sinistra guidato da Roberto Fico e le coalizioni che lo sostengono appaiono oggi più visibili sul territorio, con comitati, incontri e iniziative pubbliche. Il centrodestra, con Edmondo Cirielli, punta invece su un messaggio di concretezza e ordine, cercando di parlare a chi chiede sicurezza, lavoro stabile e una burocrazia più snella. Altri partiti, più legati a dinamiche civiche o liste locali, sembrano invece ancora in fase di organizzazione.

Ma la quantità di manifesti non fa la differenza: la sfida è trasformare la presenza in partecipazione, far sì che la campagna diventi ascolto e non solo propaganda. Torre Annunziata non è solo una tappa di passaggio, ma un barometro politico del Mezzogiorno. Se i partiti sapranno parlare con sincerità ai cittadini, mettendo al centro ambiente, lavoro e futuro, la città potrà davvero contribuire a spostare qualche equilibrio nella circoscrizione.

Le proiezioni locali parlano di una possibile affluenza tra il 52 e il 55%, ma se dovesse prevalere l’apatia, si rischia di scendere sotto il 50%. Per ora, la campagna ha riacceso almeno un po’ di dialogo. E in una città spesso dimenticata, anche questo conta. Torre Annunziata, oggi, guarda di nuovo verso il mare. Forse, da lì, può ripartire anche la sua voglia di contare.

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