Clan Moccia, scarcerati 15 imputati: Gratteri chiede chiarimenti

Tra loro anche Gennaro, Antonio e Luigi Moccia

Mentre l’Italia si gode le vacanze estive, a Napoli e dintorni accade qualcosa di ben diverso. Nel silenzio, senza destare l’attenzione dei maggiori media nazionali, tornano a casa 15 imputati del processo sulle ramificazioni del clan Moccia di Afragola: tra loro tre esponenti di vertice della storica famiglia camorristica. La decisione della sesta sezione penale del Tribunale di Napoli, in funzione nel periodo feriale, arriva per decorrenza dei termini di custodia cautelare, ritenuti «insuperabili» dopo tre anni trascorsi in cella senza sentenza di primo grado.

A presentare le istanze di scarcerazione sono stati i difensori degli imputati, tra cui gli avvocati Giuseppe Scafuro, Saverio Campana, Giuseppe Stellato, Nicola Quatrano e Saverio Senese, sostenendo che i loro assistiti avevano già scontato in custodia cautelare il periodo massimo previsto dalla legge in attesa di giudizio.

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Le prime nove scarcerazioni sono state disposte il 1° agosto: tra i beneficiari Gennaro, Antonio e Luigi Moccia, insieme a Pasquale Credendino, Francesco Favella, Gennaro Rubiconti, Antonio Nobile e Giovanni Esposito. Il solo Angelo Moccia resta detenuto per un’altra condanna, in un procedimento in cui era già stata esclusa l’aggravante mafiosa, ma anche per lui si profila la possibilità di lasciare il regime di carcere duro. Il 4 agosto altre sei scarcerazioni hanno portato il totale a quindici.

Secondo i giudici, il trasferimento del processo da Aversa-Napoli Nord a Napoli – deciso per incompetenza territoriale – non interrompe il decorso dei termini. Per tutti sono stati imposti il divieto di dimora in Campania e nel Lazio e, in alcuni casi, l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, «in considerazione della oggettiva gravità dei fatti» contestati.

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Il procedimento ha seguito un iter complesso

Il decreto di giudizio immediato è stato disposto il 25 luglio 2022, con prima udienza fissata presso il Tribunale di Aversa-Napoli Nord per il 17 ottobre successivo. Dopo un rinvio al 13 dicembre, in quella data la difesa ha sollevato un’eccezione di incompetenza territoriale, chiedendo la trasmissione degli atti al Tribunale di Napoli. Il 20 dicembre 2022 l’istanza è stata accolta e, il 2 gennaio 2023, il fascicolo è stato assegnato alla settima sezione penale, inizialmente al collegio C e poi, a seguito dell’astensione di un giudice a latere, al collegio A. In tre anni sono state celebrate sessanta udienze, senza però arrivare a una sentenza di primo grado.

Gli accertamenti

Come riporta Dario Del Porto su «la Repubblica», il procuratore Nicola Gratteri ha chiesto al coordinatore del pool anticamorra, Sergio Amato, una relazione dettagliata su ogni passaggio dell’iter processuale. Anche la presidente della Corte d’Appello, Maria Rosaria Covelli, ha avviato accertamenti, richiedendo gli atti al presidente facente funzioni del Tribunale, Gian Piero Scoppa. Non è escluso un intervento del Ministero della Giustizia.

La Procura valuta un ricorso al Riesame o in Cassazione, puntando su una diversa interpretazione della norma: far decorrere i termini dalla trasmissione degli atti a Napoli, e non dal decreto iniziale.

Intanto, fuori dalle aule di giustizia, la notizia corre veloce ad Afragola e nei comuni dell’hinterland napoletano. Il ritorno in libertà di figure considerate dagli inquirenti storiche del clan rischia di riaccendere i vecchi equilibri di potere, proprio mentre lo Stato cerca di riaffermare la propria presenza in aree sensibili come Caivano, da sempre sotto l’influenza dei Moccia.

Resta da capire se le indagini interne di Procura, Corte d’Appello e – eventualmente – del Ministero porteranno a individuare responsabilità specifiche o se l’intera vicenda sarà liquidata come un episodio dovuto alle fisiologiche lentezze del sistema giudiziario italiano.

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