Gaza, Meloni ad Abbas: situazione umanitaria ingiustificabile. Preoccupa escalation militare

Dal presidente palestinese elogi per aiuti e posizioni assunte

C’è una «profonda preoccupazione per le recenti decisioni israeliane che appaiono andare verso un’ulteriore escalation militare» e una consapevolezza sempre più determinata che considera «la situazione umanitaria a Gaza ingiustificabile e inaccettabile» nelle parole che la premier, Giorgia Meloni, ha rivolto al presidente della Palestina, Mahmoud Abbas. Una conversazione telefonica che avviene a poche ore dal raid israeliano contro una tenda di giornalisti, che ha provocato la morte di sei persone.

Ma anche poco dopo l’annuncio di Palazzo Chigi di una nuova missione umanitaria in partenza oggi dall’aeroporto di Pisa quando 3 C-130 andranno a prendere 34 bambini bisognosi di cure e 91 famigliari loro accompagnatori. Ma è il quadro drammatico nella Striscia che prende il sopravvento nel colloquio Meloni-Abbas e che vede la premier italiana tornare a spingere sulla «necessità di giungere immediatamente alla fine delle ostilità per poter continuare a fornire assistenza umanitaria a una popolazione civile allo stremo».

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Questione ostaggi e posizione italiana sul futuro di Gaza

Certo, come sottolineato anche dal vicepremier Matteo Salvini con altri toni, c’è la questione degli ostaggi che Meloni – condividendo il pensiero anche di Abbas -, chiede siano rilasciati contestualmente all’accettazione di Hamas «di non poter avere un futuro nel governo della Striscia».

Nel corso della conversazione, il Presidente del Consiglio ha infine confermato che l’Italia è pronta a fare la sua parte per la stabilizzazione e la ricostruzione di Gaza, riaffermando la necessità di lavorare a un processo politico che conduca ad una pace giusta e duratura in Medio Oriente attraverso la soluzione dei due Stati.

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Mahmoud Abbas ha tenuto a esprimere un sincero apprezzamento per il ruolo, nelle sue parole, «fondamentale» dell’Italia per il sostegno umanitario sinora assicurato e per le posizioni assunte.

Riavviare il processo politico

Di «tagliagole» da «eliminare con qualsiasi mezzo» parla invece Salvini spiegando che nell’ottica dei ‘due popoli, due stati’ «non può essere che uno di questi sia occupato da terroristi islamici». Certo le vittime civili «sono troppe e devono cessare», sottolinea. Stesso ragionamento dell’altro vice di Meloni che è anche titolare della Farnesina: «Sono inaccettabili gli attacchi contro i giornalisti, che testimoniano il livello di violenza ormai raggiunto dal conflitto. È necessario mettere fine a questa guerra e riavviare il processo politico – scandisce Antonio Tajani -, mettendo fine all’uccisione di vittime innocenti che pagano il vero prezzo del conflitto», ha detto nel suo intervento alla videoconferenza del Consiglio Esteri della Ue.

La negazione del diritto

A dire basta anche un altro membro del Governo: il ministro della Difesa, Guido Crosetto. «Quel che sta accadendo è inaccettabile» ha detto in un’intervista a La Stampa osservando che «non siamo di fronte a una operazione militare con danni collaterali, ma alla pura negazione del diritto e dei valori fondanti della nostra civiltà». Parole nette che vanno oltre la condanna: «bisogna ora trovare il modo per obbligare Netanyahu a ragionare». Perché «un conto è liberare Gaza da Hamas, un conto è liberarla dai palestinesi».

«Dopo due anni e 70 mila morti Crosetto si è svegliato», chiosano le opposizioni, Pd e M5s in testa. «È finalmente riuscito a dire che il governo Israeliano ha perso l’umanità», dice il capogruppo pentastellato in Commissione Esteri, Francesco Silvestri spiegando che «la sua responsabilità politica, così come quella di tutto il governo, rimarrà tra le pagine più buie del nostro Paese». E di «parole tardive» parla anche il responsabile esteri del Pd, Peppe Provenzano.

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